Ho fatto l'anbasciata vostra a' lavoratori. E' fighi non hanno pidocchi: so' ispenti. E' melaranci sotto la grotta ve n'è parecchi che ànno messo: quegli de' nocciuoli v'è 2, gli altri sono secchi: hogli fatti alcuna volta anaffiare.
Io non dirò per questa altro. A voi mi raccomando. Cristo vi guardi. Addì 6 d'agosto 1535.
Isabella a Popiano.
(Fuori) Al magnifico signore
Comessario d'Arezo
Luigi Guicciardini consorte onorando
in Arezo.
III.
Poppiano, 30 novembre 1542.
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Carissimo Luigi, Ho auto tre vostre; una de' 7, e de' 13 e 18: risponderò a tutte le cose mi paranno di più inportanza.
E prima, quanto a' vini, n'è istato qui poco per tutto. Da Ripalto e 'l Mulino non potetti averne più, per la causa vi scrissi allora; e l'uno e l'altro sono molto poveri. Apaionmi legate persone;[426] e parmi che Giovanni abbi poco el capo a starvi: e pochi giorni sono mi disse che non era el bisogno suo el podere, che dura assai fatica, e per essere in sulla strada patisce assai danni da' pecorai; e che mi voleva aiutare trovare lavoratore, io gli aiutassi trovar podere. Io gli risposi non m'impacciavo d'allogare, e che gli aspettassi voi. Dissemi che ve lo iscrivessi, acciò che a bell'agio potessi assettarvi. Dissi non ve lo iscriverrei, perchè ora non era tempo. Non l'ò poi rivisto.
Quelle vite mostravano meglio che altrove. Non so poi come s'andassi. Usossi la possibile diligenzia.
Rileggete la mia lettera, e vedrete che io vi dissi che alla botte del vecchio erono iscoppiato e' cerchi. E così l'avessi io venduto tutto, che ne serbai tanto che io pensavo, e mi riusciva, averne per insino a Pasqua e dipoi; ci avevo una bottina di stretto, che l'avevo disegnato per la serva per insino a vebraio, e restavamene 12 barili. Ma sorte volse, che iscoppiò l'utimo cerchio della botte, e la mattina si trovò tutto in terra. Pensate se mi dolfe; chè era buono, e aronne a ricomperare qualche poco, e del vecchio ho compero qualche fiasco, e alcuna volta n'ò da Firenze.