Ebbi la vostra de' 18 pel garzone andava a San Casciano; che mi fu di piacere assai, per intendere el vostro miglioramento esser seguitato tanto, che vi pare esser quasi ritornato nel vostro solito essere. Le cose mi ricordate m'ingegnerò tutte exequire, quelle potrò. Ho dipoi una altra vostra de' diciotto, che mostra partirsi Cavalcante a dì 19: el che penso pel tenpo contrario non si partissi; perchè non intendo sia arrivato.
El vivaio e la fossa non si sono cominciati, rispetto a' tenpi e l'openione di Bastiano da Enpoli, come da Messere e da lui penso arete inteso. A' lavoratori ho fatto tutte le 'nbasciate vostre, delle fosse aperte, e delle ulive si rassettino e guardino gli ulivi; ma ci è istato tanti tenpi molli e rovinosi, che non si sono per ancora tocchi ulive nè guatati e' pedali per còrre o ricòrre. Oggi, che siàno all'utimo del mese, ci è bellissimo tenpo, e trae buon vento: se reggerà, si vedrà; ma non ci ò fede, chè siamo presso all'utimo della luna.[442] Se la luna nuova tornassi con questo tenpo, mi parebbe d'averci buona isperanza: e andando dicenbre e gennaio di buon tenpo, si seminerebbe dimolte cose; e forse che e' pregi del grano e biade non farebbono altro. Qui ho auto qualche chiesta del grano, e a questi tenpi se ne sare' venduto qualche staio: el che non ho fatto, perchè e Messere e Gregorio mi consigliorono si stessi qualche mercato a vedere; e così s'è fatto. Arò caro intendere l'openione vostro[443] el più presto sia possibile, perchè siàno presso a Pasqua, e apressasi el tenpo da partirsi di qui. Delle fave s'è venduto e vendesi qualche istaio; che cominciai a darle a soldi 22, e ora l'ò vendute 29, ma poche staia.
Ser Antonio[444] vi bisogna avere per iscusato, perchè à una infermità tanto crudele, che ne increscerebbe alle pietre; e ispesso si sente gridare non altrimenti si facci una donna sopra parto; è iscuro e tanto tribolato, che ispesso chiama la morte. Getta per quelle vie dell'orina tanto sangue, che, secondo mi dice la sorella, va ispesso per insino al saccone. Alcuna volta dice messa, e va per casa; non se gli vede febre. Dice essersi fatto cercare,[445] e che gli è detto non pietra ma una fistola in quelle parte; ed è possibile viva in questo martoro qualche poco di tenpo. Idio gli dia pazienzia e forteza a soportare tanta tribulazione nella quale e' mi pare sia.
Io non vo' dirvi per questa altro, chè ci ò iscritto su più giorni. Rincrescemi pure questo tanto iscrivere, e a Messere, e la Simona,[446] e opere, e grani;[447] tanto che le mia faccenduze mi vanno in disordine, e me ne istracco troppo. Pertanto abbiatemi per iscusato, se io non vi scrivo ispesso, come forse vorresti e io ancor vorrei: ma non posso tanto. A voi mi raccomando. Cristo vi guardi. Addì 30 di novenbre 1542.
Isabella a Poppiano.
(Fuori) Al magnifico Comessario di Castracaro
Luigi Guicciardini consorte onorando
in Castracaro.
IV.
Poppiano, 12 e 13 dicembre 1542.
yhs
Carissimo Luigi, Ho auta una vostra de' 23 del passato, e una de' 5 del presente; e in questa risponderò all'una e all'altra quanto occorrerà.
E prima, quanto alla prima, abbiàno da ringraziare Idio siate riuscito a bene e assai presto della malattia mi contate avere auta, che non pare fussi di piccola inportanza.[448] Idio senpre ne sia ringraziato. Dell'orazione per voi, non si manca; pure che Idio l'accetti: bisogna l'aiuto vostro, e sanza quello credo che altro poco vaglia etc.