Circa la gora e' pescaiuoli, non vi sono istata e non posso dirvi a punto dove si sieno.[449] Solo vi dirò che io mandai per quel mugnaio da Castelfiorentini, che ispesso veniva in Firenze a voi, che à nome Michele e chiamasi Ispina d'oro sopranome, e parmi persona molto pratica con questi fiumi e dassai persona; e lui dette el disegno della gora e de' pescaiuoli: disse che per quest'anno non si pensassi facessi danno; e per due o tre piene, sono venute poi, ànno retto bene, e dicono che ànno fruttato bene, e riparato al danno che pareva volessi far l'acqua. Vero è che Bongianni[450] v'andò, e disse gli sare' parso da farne un altro nel mezo di dua vi sono fatti: e dipoi ebbi la vostra de' 5 del presente gliene parlai, parendomi desiderassi voi che se ne facessi un altro; e forse che lui ve n'aveva iscritto; e a lui pare che per ora non sia da fare altro e istare a vedere una altra piena. Sono testè l'acque molto girate, e' dì minori di tutto l'anno,[451] ed è da fare simili lavori per necessità. Quel maestro da Enpoli v'andò, e aprovò quello vi s'era fatto esser a proposito, e non ragionò vi bisognassi altro. Io non vi sono istata, chè sono istate le vie tanto triste, e troppo lunga a me a farla a piede. Ispesi 6 ducati d'oro d'opere e ferri e per tutto quello bisognò: e prima in dua volte ispesi 12 lire, che fu tutto gittato via; e non si può errare, avere in simil lavori parere da chi à pratica di quello che altrui à di bisogno.[452] Questo mugnaio è molto debolino d'animo d'ingegno e di cervello e di persona: e bisognerebbe tenervi uno che sempre rassettassi ora le pale e ora e' marmi; e non so come vi si pagherà, chè m'è detto è poverissimo. Io farò seco quello potrò.

Circa el grano della buca piena, sono forse 15 giorni che io la feci aprire, e cavossene tanto che v'entrò Pieretto e null'altro: cercossi tutto intorno intorno la paglia, trovossi asciutta; e andossi colle canne per insino al fondo, e per tutto si trovò asciutto. E così lo tenni 3 o 4 giorni, e ricercossi di nuovo; e trovandolo asciutto per tutto, rimessesi el cavato, e riturossi, e così s'è. Quel della buca iscema si cavò, e tutto lo feci vagliare, ed è in sul palco della camera della casina. Venduto non se n'è, perchè non ho auto bisogno di denari, e perchè e' non ci pareva perdessi istando qualche poco a vedere: arebbesene 32 e 33 soldi. Delle fave ho vendute qualche istaio, e così se ne vende, 22 soldi 28 e 26.

Sapete che io vi scrissi che Francesco di ser Cione non poteva darvi denari, e che vi darebbe terra: rileggete la mia prima lettera. Dal Pogna ebbi lire 6; da Gregorio ho auto lire 87; lire 27 ebbi da ser Antonio che gli aveva riscossi da Francesco di ser Cione, e 'l resto mi disse quanto di sopra è detto.

E' vini bianghi stanno bene: el maggior male ci sia è che sono pochi, e non buoni come sogliono. A' lavoratori ho fatto l'anbasciata vostra: dicono, gli aquai e ogni altra cosa istar bene, e che ànno cura e' bestiami no paschino dove dite. Attendono a ricòrre l'ulive; e da Sant'Andrea in qua ci è istato assai buoni tenpi: prima ci era acqua, nebbia e umido, come iscrivete esser costà.

E' lavoratori nuovi ci vennono per San Simone, che ci era Messere. Dipoi non ci è venuto quel de' Lotti; quel di Pieretto ci è istato 2 volte, e l'utima fu per Sa' Niccolò; che mi dissono fasciorono e' piantoni, perchè non temessino el freddo: dopo la vendemia seminorono certe biade usano in que' tenpi, che è vena: ora attendono all'ulive. De' poderi vecchi per ancora non ci fanno altro. Delle pere ci fu poche: toccòmene 2 bigoncie, vendute che furono le cosime.[453] Feci conto essermi tocco, di tutte le frutte, lire 34 e soldi 10. Delle mele m'è tocche circa 40 bigoncie; ma sono tanto triste e brutte, che se ne caverà poco: honne vendute un monticello a soldi 8 la bigoncia; non l'ò ancora misurate. Del mugnaio, cercando, forse si troverebbe qualche cosa; ma non vorrei entrare in queste ragione faccende, non ci sendo voi: e così ho detto a Giovanni da Ripalto. Del lavoratore che torna dove Piero, mi pare un bel promettitore, e fassi di buono animo a far bene ogni cosa: se riuscirà a fatti, andrà bene; e a questo voi ci sarete, a Dio piaccendo: se riuscirà, n'arò piacere assai. Questo de' Lotti parla poco, e poche volte io l'ò visto: par sensata persona. Bisogna giudicare alla giornata; come dice el proverbio, Non ti conosco se io non ti maneggio: e puossi male vedere se non si pruova. Delle ulive ci è poche; el fattoiano pensa ci sia un trenta barili d'olio in questi 2 poderi. A ser Antonio feci l'anbasciata vostra, che l'ebbe cara: vive, el poverino, co molto tormento. Se ci capiterà Francesco Caradori, gli dirò quanto iscrivete: non l'ò visto se non un tratto, poi ci sono.

Quanto alla vostra de' 5, m'è istato grato lo intendere siate dello stomaco e de altre vostre indisposizione quasi al tutto rettificato; che n'ò auto piacere. A Dio piaccia conservarvi, e voi sappiatevi riguardare. Cavalcante non ho visto, benchè io abbi inteso sia istato 15 giorni in Firenze: pensate se io l'arei visto volentieri! Parmi che vi rincresca molto le faccende e la stanza,[454] che v'andasti così con fastidio e malvolentieri, e penso v'abbi a rincrescere tutto questo tenpo: ma vorrei che voi facessi come voi dite a me che io facci io, che voi vi pigliassi coteste faccende per piacere. Pensate voi che io abbi un gran contento e ispasso, trovarmi qui co due fanticelle, e poco altri rivedere e con altri parlare, e 'l più del tempo iscrivere, e pagare opere, e vendere, e tener conti? e tutte queste faccende rincrescono alle persone di tenpo. Bisogna in questo mondo, chi ci vuole avere contenti, pigliarsi piacere delle cose che dispiacciano, altrimenti si starebbe senpre in tormento; e pensare che 'l tenpo vola, chè siamo già al terzo di questo camino. Io vo ispesso a vedere ser Antonio; e quando io lo veggo in quelle pene, mi pare essere una signora, pensando che posso dormire e mangiare e avere qualche riposo. Pertanto, quando siàno a questo, ringraziàno Idio.

La terra della fossa tutta seminorono e' lavoratori, come lo dissi loro: el bottino non si rienpie per esser seminato sopra la terra l'aveva a rienpiere; e se io l'avessi a fare, vi porrei qualche cosa in quella buca: e volendo voi pure che la fossa si facci, bisognerà lasciare ire el grano. La fonte getta dimolta acqua, quasi a bocca d'un mezo barile, e 'l lavatoio senpre trabocca, e pare istrano esser tanto basso, per esservi assai acqua; e 'l vivaio si mantiene pieno: credo che meglio si raccorrebbe la vena della acqua, quando non fussi tanta dovizia.

Quando Bongianni farà fare la buca iscrivete, pagarò l'opere. E' pali non si sono auti: el Tozo mi disse gli provederebbe, ma che non si tagliono per insino a gienaio; e così intendo dal fattore di Cavalcante, che n'à a provedere per Bongianni. Io non ho conperato legne, e ho fatto fare di queste pel podere, e quando si tagliò pe' pali di Vergignio[455] certi resti, e pel forno quelle mi scrivesti, e non patisco: chè el tenpo è in modo, si può ire a torno. Del vino, ho fatto venire da Firenze di quel di Paterno, che era bonissimo, e alcuna volta n'ò conperato a Montagnana: e ingegnerommi patire manco che io potrò.

E per questa non voglio dirvi altro: chè è tardi, e ancora ho a cenare. A voi mi raccomando. El Signore sano vi conservi. Addì 12 di dicenbre 1542.

Isabella a Poppiano.