[139]. Mi compiaccio di conservare queste parole così come le dissi e le pubblicai nell'87, perchè oggi il documento si ha: vedi il citato mio Studio su Beatrice.

[140]. Intorno a questi malauspicati matrimonî di Corso Donati, ho avuto a dire in più luoghi del mio libro su Dino ec.: vedili indicati a pagina 52 del vol. III. E cfr. lo Studio di Guido Levi su Bonifazio VIII e il Comune di Firenze; Roma, 1882; pag. 20 segg.

[141]. Vedi la Tenzone di Dante con Forese Donati, a pag. 435-461 del mio Dante ne' tempi di Dante; Bologna, 1888.

[142]. Purg. XXIII, 85-95.

[143]. Vita Nuova, §§ XXXVI segg. Vedi nel Commento del D'Ancona (pag. 236-37) accennata, e non accettata, questa e alcun'altra interpetrazione della «donna gentile».

[144]. Vedi ancora, qui appresso, l'indicato luogo del mio Studio su Beatrice.

[145]. Vedile svolte egregiamente da R. Fornaciari ne' suoi Studj su Dante (2ª ediz.; Firenze, Sansoni, 1901), pag. 180 segg., e accettate dal D'Ancona (l. c.). E a me, quando pubblicai la prima volta queste mie pagine, pareva che la più comune interpetrazione della dantesca Matelda per la Matilde contessa famosa fosse la meno accettabile. E accennavo alle ipotesi di A. Lubin e di G. Preger, dietro le quali si continua da alcuni a trovare analogie tra la Matelda e questa o quella Matilde, religiose e misticografe tedesche. E poi dicevo che, tutto ben considerato, dovesse prevalere il principio, che la realtà di questa figura, la quale nel Poema ha sì stretta relazione e vicinanza con la simbolica Beatrice del Paradiso terrestre, s'abbia a cercare fra le donne che nella Vita Nuova sono poste in altrettal vicinanza con Beatrice Portinari. E adducevo, a tal concetto ispirata, la recente ipotesi di A. Borgognoni, il quale ravvisava la Matelda in altra donna pur della Vita Nuova (§ XVIII), premurosa interrogatrice del Poeta intorno all'amor suo; rilevando una giusta osservazione di lui, sulla opportunità, in quell'ordine d'idee, di trovare, fra le gentildonne fiorentine di quel tempo, una veramente chiamata Matelda o Matilde: e che io avevo già tentata qualche indagine, la quale altro resultato non mi aveva offerto, se non che nella famiglia dei Ricci (dalle cui case in Por San Piero, non è improbabile che potesse «una gentil donna da una fenestra riguardare» verso quelle degli Alighieri) ricorre nella prima metà del Trecento il nome di Telda. Del resto, soggiungevo, non esser tanto vero, che dopo la celebre contessa il nome di Matelda fosse comune in Firenze (una Telda dei Bardi è nella Battaglia delle donne del Sacchetti, I, 18); perchè il nome che in onor suo ebbe voga, e fu davvero comune, fu propriamente quello di Contessa e popolarmente Tèssa. E la persona storica della Contessa credo io oggi, specialmente dopo i validi studi di L. Rocca (Matelda, nel volume Con Dante e per Dante; Milano, Hoepli, 1898) e di A. Bertoldi (La bella donna del Paradiso terrestre; Firenze, 1901) e di G. Picciola (Matelda; Bologna, Zanichelli, 1902), e una genialissima lettura di Emma Boghen Conigliani (Il canto XXVIII del Purgatorio; Brescia, 1902), debba senz'altro restituirsi e confermarsi nella figura ideale della Matelda dantesca.

[146]. Purg. XXVIII, 40-69.

[147]. B. Zumbini, Studi sul Petrarca; Napoli, 1878, pag. 68. Vedasi poi la fina analisi che del Carattere del Petrarca, e delle relazioni fra il Petrarca e Laura, fa il Bartoli nel VII volume della sua Storia della Letteratura italiana; Firenze, Sansoni, 1884.

[148]. Non mi sembra inopportuno qui riferirli, con qualche cura della lezione (cfr. Opera omnia F. Petrarcae; Basilea, 1554, pag. 1338-39: F. Petrarchae, Poemata minora, ed. D. Rossetti; Mediolani, 1834, III, 100-105; B. Zumbini, op. cit., pag. 62-63).