la steril Beatrice
ceda a te, fior d'ogni terrena cosa.
Talamo e cuna è l'ara tua.....
Poesie di Giosuè Carducci; Bologna, 1902; a pag. 305-306, Le nozze. — Gentili versi, che in una delle scaramucce polemiche sul centenario di Beatrice corsero su pe' giornali, insieme con alcune parole del Poeta (vedile ora a pag. 402 del volume XII delle Opere, sotto il titolo Beata Beatrice), fastidito che si volesse la Beatrice simbolica «ridurla o tornarla alle proporzioncelle d'una sposina di secent'anni fa», a rischio di «peccare contro Dante, contro il medio evo, contro l'austerità toscana». E questo è sentimento di verità storica. E verità morale e d'arte è, che «i grandi poeti s'ispirano all'anima loro, alla patria, a Dio»; ed altresí, se vogliamo, che «non che le Beatrici facciano loro, son loro che fanno le Beatrici». Ma a tutto questo non ripugna, nè storicamehte nè idealmente, che si ammetta un primo affisarsi di Dante in una donna gentile, nella Beatrice, la quale egli idealizza e simbolizza a sè stesso, ma che non per questo cessa di essere donna viva e reale:
costei, cui donna il vulgo e Beatrice
chiama il poeta.....
e che è la «dolce beatrice del mio pensiero» a Francesco Petrarca; la «vera beatrice», la «mia beatrice», di poeti minori (vedi la voce «beatrice» nella V.ª edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca). Trovo poi un cinquecentista (Mattio Franzesi, in Rime burlesche, II, 127) scongiurare il Molza «per le Beatrici»: e quel plurale favorirebbe la impersonalità della ispirazione femminile poetica: ma chi sa che sorta di beatrici, quei verseggiatori di curia romana!
[252]. Vedili, con la ricordanza di madonna Nente, nell'edizione Hoepli di questo Studio.
[253]. Vedi le cit. mie Pagine di storia fiorentina per la vita di Dante, pag. 136, 148, 154.
[254]. Vedi nelle Note all'edizione Hoepli di questo Studio.