E so ben che il tuo sesso,

tra gli ufizi a noi cari e l'umil arte,

puote inalzarsi, e ne le dotte carte

immortalar sè stesso.

Ma nel mirabile ordine, con che le cose della natura tendono ai fini disegnati dalla Provvidenza, coteste facoltà, che l'uomo rivolge al conseguimento del vero, o all'utile applicazione dei dedotti principî, o all'imitazione di esso secondo gli eterni ideali, la donna le effonde nel sentimento, che è a lei scienza ed arte inconsapevoli. Così all'uomo si appartiene di provvedere con fatica alle più gravi e sostanziali necessità della vita domestica: alla donna, consolare di amorose cure tale fatica, addolcirla, premiarla. Questo per legge eterna, e contro ogni sorta di antiche o novelle utopie immutabile. Le eccezioni luminose a cosiffatta legge si chiamano nella storia d'Italia, alla quale mi giova restringer gli esempî, Caterina Benincasa, Vittoria Colonna, Selvaggia Borghini, Maria Gaetana Agnesi, Clotilde Tambroni, Maria Giuseppa Guacci, Caterina Franceschi Ferrucci: nelle quali, ben si avverta, quanto maggiore l'altezza dell'ingegno, tanto più strettamente vediamo custodirsi la gentilezza, la modestia, la pietà femminili.


Che l'esercizio di questo suo ufficio nella famiglia e nella civil comunanza, che il possesso di questa sua cara giurisdizione, li abbia alla donna rivendicati e fatti sicuri il Cristianesimo, non fu mai impugnato nemmeno da coloro, i quali rimpiansero, spesso anche con generosi intendimenti, le virtù della società antica, fra le cui rovine si aprì la strada il Vangelo: nè quelli stessi, pe' quali l'idea cristiana segna regresso e servitù, oserebbero disconoscere questa fra le altre sue benemerenze verso la umana libertà. Dove la civiltà cristiana fu contrastata o deviata, ivi la donna è rimasta schiava: ogni volta che nel mondo moderno le arti e le lettere, affascinate dagli splendori immortali della classicità, hanno in una forma o in un'altra paganeggiato, la donna ha disceso un gradino: ai dì nostri medesimi, una certa arte, una certa letteratura, non cristiane, sulla cui bandiera il Poeta d'Evangelina[293] leggerebbe qualche cosa di simile a un Più basso, Più in giù, nulla forse hanno di più caratteristico e di più essenziale, che la mancanza di rispetto alla donna.


Pel costume, adunque, e per l'affetto, quali è venuta educandoli quella civiltà che ormai da diciannove secoli governa gli umani destini, pel costume e per l'affetto, la donna ha nel mondo signoria sua propria; superiore di molto a quanta possano, e possono benissimo, conquistargliene l'ingegno, gli studî, la partecipazione alle opere virili. Pel costume e per l'affetto, la bellezza delle forme da fallace prestigio addiviene suggello e specchio della interiore bontà, da pericolosa attrattiva si muta in virtù salutare e benefica. E questa, vi dicevo, com'è la vita vera della donna e di lei degna, così n'è la storia reale e sua propria. Ma chi questa istoria racconta? chi ne raccoglie i documenti? o meglio, i documenti dove si trovano essi?

Imperocchè non sono i fatti esteriori, non sono i nomi, non gesta strepitose, non genealogie coronate, non tragici amori o ambizioni o eroismi o delitti, le testimonianze di questa continua e segreta azione, mediante la quale la donna asserisce efficacemente sè medesima. Nella istoria palese e visibile ha essa pure la parte sua, commisurata alla virile in proporzione delle respettive attitudini e condizioni. Ma di cotesta, della storia che si racconta e si scrive, che negli archivî si seppellisce e ne' libri si ravviva, la donna sarà sempre, in confronto del suo compagno, operatrice più parca. Alla storia delle battaglie e dei congressi, delle successioni e delle alleanze, delle prepotenze e delle frodi, del sospetto e dell'odio, la donna operatrice darà sempre, e mi pare che debba rimanerne contenta, scarso e inadequato contributo. Se però de' fatti umani potesse scriversi con eguale larghezza la storia interiore, se quella delle famiglie connettere con la storia della nazione, se da ciò che la creatura umana ha fatto si potesse sempre con sicurezza indurre ciò che ha pensato e sentito; nel campo di questa istoria, tutta affettiva, tutta morale, primeggerebbero, mie cortesi ascoltatrici, le vostre figure: la figura della donna che ispira.