Di ricordanze s'intesse, ogni giorno che passa, l'umana vita: le quali v'ha chi le getta dietro le spalle, e campa alla giornata; ma i migliori gelosamente le raccolgono, e ne fanno cibo all'anima che anch'essa vuole il suo pane, e pel più eletto tesoro le trasmettono a chi vien dopo. Risalire per le ricordanze ne' tempi che furono, e con le anella de' fatti rannodare le tradizioni, è della storia il più bello e più morale attributo, e il più educativo. Ed io, ritraendo a Voi, giovinette, in questo luogo d'educazione, cose nostre antiche, tra le quali la ragione de' miei studî più caramente mi trattiene; e dalla storia domestica desumendo colori al concetto naturale delineatovi della donna; ho creduto corrispondere nel modo che migliore potessi al cortese ed onorevole invito di essere oggi il vostro oratore. Questo è a voi giorno di grande allegrezza; perchè da un lieto presente vi affacciate ad un avvenire, che pe' verginali animi vostri ha l'attrattiva dell'ignoto. Nella mia parola suona, co' suoi memori echi, il passato. O giovinette, avvezzatevi sin d'ora a ripensare, a ricordare! I misteri, dei quali è pieno l'avvenire, si schiudono meno improvvisi, men paurosi, a chi più avvisatamente li affronta: l'ora, il momento, che ci sfuggono nell'atto che li viviamo, fanno sentir meno rapida la loro fuga a chi non tutto in quelli si adagia. La meditazione del passato ci frutta esperienza, c'infonde forza e rassegnazione, ci fa giudici meno agli altri severi che a noi medesimi, ci raccomanda la carità, c'insegna la gratitudine.


E della gratitudine, che vi farà memorabile questa casa stata per sì dolci anni la vostra; dove Voi avete portato dal seno della famiglia caste aspirazioni a verità, bontà, bellezza, e ne ritornate, speranza e orgoglio dei vostri, adorne di utili cognizioni, di gentili discipline, di virtuosi propositi; della riconoscenza, che oggi più che mai sentite obbligarvi ai valorosi insegnanti, alle savie ed amorevoli educatrici, ai gentiluomini egregi che il Governo del Re deputò alla direzione di questo celebre Istituto; una parte, ahimè, di cotesta gratitudine è dovuta oggi a una tomba!

Un posto nella odierna solennità rimane qui vuoto: ed è quello che per ventun anno ha tenuto onoratamente, come tanti altri ufficî in servigio e decoro del suo paese, il commendatore Giuseppe Pelli Fabbroni. Uomo di quella generazione che accolse ed alimentò le speranze del nostro risorgimento, combattè per esso a Curtatone (balzano i cuori a questo ricordo di gloria italiana) e vi fu gravemente ferito. Alla operosità, al fervore pel pubblico bene, non conobbe confini; e parve moltiplicarsi, per sopperire agl'incarichi che la pubblica fiducia non si stancò di commettergli. Fra i più cari ebbe questo: e al miglioramento delle norme e degli ordini onde gli studî e l'educazione vostra sono regolati, attese indefesso: nè solamente con lo zelo ch'e' poneva in tutte le cose di dovere, ma con l'affetto scrupoloso d'un ottimo padre di famiglia.

Come a padre Voi ripenserete a lui, come benefattore lo ricorderete: e in tale sentimento, e nei somiglianti a questo, la vostra anima si conserverà quale gli educatori e i parenti vostri augurano e sperano che sempre si mantenga: buona e serena. Per siffatto modo, il bene frutta e perpetua il bene: perchè la voce amorevole di chi ci ha indirizzato a virtù, séguita, pur che noi prestiamo intento l'orecchio, a parlarci dal mondo eterno, e ci accompagna per le vie e fra gli ostacoli di questo, confortatrice fedele.

NOTE

[290]. Le Confessioni di Santo Aurelio Agostino volgarizzate dal canonico Enrico Bindi; Firenze, Barbèra, 1869.

Libro IX, cap. IX: «.... allevata nel pudore e nella sobrietà, e fatta da te, o Signore, docile a' genitori, piuttosto che da essi docile a te, come prima fu in età da ciò andossi a marito, al quale servì come a signore, e si studiò di guadagnarlosi coll'eloquenza de' costumi onde tu la facesti bella, e le cattivasti dal marito amore riverente e ammirazione.»

V, VIII: «.... dolorosamente pianse la mia partenza, e mi venne dietro infino al mare.... E che cosa ti chiedeva ella, mio Dio, con tante lacrime, se non che tu non permettessi la mia partenza?...»