I Greci, i Lombardi, i Normanni dal VII secolo fino al XII nell'Italia meridionale. — Repubbliche di Napoli, di Gaeta e d'Amalfi.

Le repubbliche che formeranno l'argomento del rimanente di quest'opera, appartengono tutte alla parte settentrionale, o all'interno dell'Italia; le quali tutte s'andarono lentamente e sordamente staccando dall'impero d'occidente, sotto il di cui favore erano nate; e tutte riconobbero i principj della loro libertà dagl'imperatori Tedeschi, che in appresso cercarono di annientare l'opera delle loro mani. Ma durante la prima metà de' mezzi tempi, benchè più ignorati, ebbero pur luogo gli stessi avvenimenti in quella parte dell'Italia meridionale che forma al presente il regno di Napoli. Le città di questa contrada, in allora soggette ai sovrani di Bisanzio, avevano senza rivoluzione e senza violenza scosso il giogo di quegl'imperatori, ed avevano ugualmente trovato nella libertà un nuovo principio di forza, e mezzi per resistere alle straniere invasioni; siccome nel reggime repubblicano quello spirito intraprendente e commerciale che le rese tanto ricche e potenti. Le scarse memorie che ci rimangono di quelle repubbliche, non permettono di darne perfetta conoscenza. Appena si vedono qua e là sorgere debolmente indicate in alcune cronache greche e latine, e le dense tenebre che le circondano, non ci permettono d'avvicinarle, di ben distinguerne le forme, d'illustrarne le azioni. Non pertanto importa assaissimo di conoscere il meglio che si possa le loro istituzioni, i loro prosperi ed infelici avvenimenti; da che l'esempio da queste repubbliche dato all'Italia, non andò perduto per le città settentrionali; da che i mercadanti di Pisa e di Genova, che vedremo ne' susseguenti capitoli istituire i primi governi liberi nella Toscana e nella Liguria, attinsero probabilmente a Napoli o in Amalfi quegli elevati sentimenti, quella repubblicana fierezza che comunicarono poi ai Milanesi, ai Fiorentini ed alle altre città del centro dell'Italia.

Lo stabilimento, la possanza, la divisione e la rovina del gran ducato lombardo di Benevento meritano altresì d'essere attentamente considerati. Questo ducato si conservò glorioso anche dopo la disfatta e la prigionia di Desiderio, re di Pavia: mantenendo ai Lombardi dopo spenta la loro monarchia pel corso di tre secoli i diritti di nazione sovrana; contribuendo colle relazioni che teneva coi Greci e cogli Arabi, ad introdurre in Occidente il commercio, le arti, le scienze: e per ultimo i suoi stretti rapporti con Napoli, Gaeta, ed Amalfi legano strettamente la sua alla storia di queste repubbliche.

Le romanzesche avventure, e le quasi incredibili conquiste dei Normanni nelle stesse province formano pure una parte assai interessante della storia de' mezzi tempi: tali avvenimenti appartengono per più ragioni al soggetto che noi trattiamo, e perchè operarono la distruzione delle repubbliche della Magna Grecia, e perchè fondarono la monarchia delle due Sicilie, la di cui sorte fu sempre legata a quella delle repubbliche lombarde e toscane. Procurerò adunque di far alla meglio conoscere in questo capitolo la storia dell'Italia meridionale nel corso di que' cinque secoli in cui le repubbliche Greche, i Greci di Bizanzo, i Saraceni, i Lombardi, i Normanni se ne disputavano il possedimento.

Quando del 568 i Lombardi conquistarono l'Italia sopra Giustino II, le province rimaste in potere de' Greci, a stento difese dagl'imperatori, separate le une dalle altre, deboli, scoraggiate, trovaronsi abbandonate a sè medesime. Autari terzo re de' Lombardi, dopo Arduino, conquistò Benevento, ed attraversando tutta l'Italia meridionale fino a Reggio, spinse entro l'onde il suo cavallo, e percotendo colla lancia una colonna innalzata in mare, gridò, essere quello il solo confine ch'egli dava alla monarchia lombarda[236]. Lasciò poi a Benevento Zottone uno dei suoi generali per governare la recente conquista. Questa spedizione eseguitasi del 589 è l'epoca probabile della fondazione del ducato di Benevento[237]; il quale trovandosi posto nel centro dell'attuale regno di Napoli, interrompeva la comunicazione tra le province possedute ancora dagl'imperatori. Un ufficial greco, nominato da questi, risiedeva in Ravenna col titolo di esarca, e faceva centro a tutti i governatori delle altre città d'Italia. Le città della Pentapoli e della Marca d'Ancona gli erano immediatamente subordinate; egli nominava i duchi di Roma, i maestri de' soldati di Napoli, ed i governatori della Calabria e della Lucania. Ma il ducato di Spoleti che pei Lombardi serviva alla comunicazione, talvolta interrotta, tra l'Italia settentrionale ed il ducato di Benevento, teneva separata Roma da Ravenna. Nello stesso modo il ducato di Benevento separava Roma e Ravenna dalla Campania, dalla Puglia, dalla Calabria e da tutti i possedimenti marittimi dei Greci. Questi ultimi erano sparsi sulle coste, affatto divisi gli uni dagli altri.

Il mare era signoreggiato dai Greci, ed i Lombardi non avevano marina; ma i Greci erano timidi e deboli; bellicosi ed intraprendenti i Lombardi. Stavano i primi sulle difese, e cercavano di fortificare le loro terre. Rispetto all'Esarcato, credevanlo difeso dalle maremme di Ravenna, come affidavano la salvezza di Roma al credito dei papi ed all'antica gloria del nome romano: finalmente speravano che le mura e l'amore di libertà dei popoli chiamati a difenderle, salverebbero le città della Calabria[238]; imperocchè i sovrani di Costantinopoli, senza conoscere la libertà, la protessero presso i loro sudditi occidentali per risparmiarsi la pena di regnare sopra di loro.

Belisario aveva con debolissime armate conquistata l'Italia e l'Affrica. I tralignati figliuoli de' Romani e de' Greci fuggivano atterriti dalla milizia, e gl'imperatori non potendo assoldare le loro legioni, perdettero ben tosto le conquiste di Giustiniano perchè non avevano soldati che le difendessero. Fino all'istante in cui perdettero i loro possedimenti d'Italia, i Greci non mandaronvi mai sufficienti forze. Le poche truppe disponibili formavano la guarnigione di Ravenna, e si accantonavano dietro le paludi che la circondavano. Felicemente scelta era la loro posizione; perchè i re Lombardi non potevano senza pericolo avanzarsi verso il mezzogiorno d'Italia, lasciandosela alle spalle, tanto più che una nuova armata poteva dalle coste dell'Illirico sbarcare nel porto di Ravenna, e tagliare ogni comunicazione tra l'armata e gli stati lombardi. Le città della Campania e della Calabria non rimanevano dunque esposte che agli attacchi meno vigorosi dei duchi di Benevento.

O sia che il dolce clima e le delizie della Magna Grecia snervassero il vigore de' Lombardi Beneventani; o pure che i Campani, i Pugliesi, i Calabresi avessero con una vita laboriosa, e forzati a mettersi in salvo dalle frequenti aggressioni, ricuperato in parte il valore de' loro antenati; dopo due o tre generazioni non v'ebbe più una sensibile diversità tra il valor militare delle due nazioni. Per assicurare ai Greci le città marittime bastava interessare gli abitanti a difenderle, rendendo loro una patria: ciò avrebbe dovuto farsi dalla politica, e non fu che la conseguenza della debolezza dell'impero greco, e dell'azzardo. L'imperatore rinunciò a parte de' suoi diritti, e tanto bastò perchè le istituzioni municipali che non eransi mai abolite, e che tutte erano repubblicane, riprendessero l'antica loro forza.

La repubblica romana aveva formato i governi municipali e quelli delle colonie sul suo proprio modello, e soltanto in alcune città aveva conservate alcune istituzioni ancora più antiche, ma ugualmente repubblicane; nè gl'imperatori eransi adombrati di questo spirito e di queste impotenti forme che oscuramente sussistevano nelle piccole città. Due secoli dopo l'intera schiavitù della Grecia, sussistevano ancora nell'isola d'Eubea le assemblee del popolo, che giudicavano ed emanavano leggi, i demagoghi, gli agitatori, e tutte le apparenze d'un'assoluta democrazia[239]. Le costituzioni municipali, modellate su quella di Roma, conservaronsi ancora lungo tempo, perchè più consentanee alle leggi generali. Anzi è probabile che sopravvivessero all'impero d'occidente, poichè l'imperatore Majoriano, negli ultimi periodi di quest'impero, aveva ristabilita e rassodata l'amministrazione repubblicana delle città e dei municipj[240].