L'età di mezzo incomincia precisamente l'anno 476, epoca in cui Odoacre, dopo aver fatto perire il patrizio Oreste, e ridotto in ischiavitù l'imperatore Augustolo, pose fine all'impero d'Occidente[7].

Ma non è propriamente la storia d'Italia che noi abbiamo proposto di scrivere, bensì quella delle repubbliche italiane. L'oppressione ed il guasto d'una sventurata provincia, ove più non rimane alcuno spirito nazionale, alcun vigore, alcun sentimento virtuoso e sublime, può ben formare un quadro da presentarsi utilmente allo sguardo degli uomini, onde far loro conoscere le funeste conseguenze di un governo corruttore; ma non può essere il soggetto d'una perfetta storia. La ripetizione degli stessi atti di crudeltà e di bassezza affatica lo spirito, rattrista il cuore del lettore, ed avvilisce il carattere di quell'uomo che ne facesse troppo lungo argomento de' suoi studi. Non è già la storia de' paesi che noi amiamo di conoscere, ma quella delle popolazioni; e questa non incomincia che collo sviluppo di quel principio di attività che le costituisce nazioni. La storia dell'Italia sotto la dominazione dei barbari è piuttosto quella delle nazioni conquistatrici, che quella dei popoli sottomessi.

L'Italia rinvigorita dall'unione del suo popolo coi popoli settentrionali, scossa da una scintilla di quella libertà che più non conosceva, resa energica dalla dura educazione della barbarie e della sventura; l'Italia, dopo essere stata lungo tempo una debole e mal difesa provincia dell'impero romano, diventò, non già una nazione, ma un semenzajo di nazioni. Ogni sua città fu un popolo libero e repubblicano; ed ogni città del Piemonte, della Lombardia, della Venezia, della Romagna, della Toscana meriterebbe una storia parziale; ed ognuna in fatti può presentare una biblioteca di cronache e di scritture nazionali. Grandiosi caratteri svilupparonsi in questi piccoli stati, e vi germogliarono le più vive passioni, coraggio, eroismo, virtù ignote alle grandi popolazioni condannate per sempre all'indolenza ed all'obblìo.

Le repubbliche italiane de' mezzi tempi le quali si resero gradatamente libere dal decimo al dodicesimo secolo, ebbero, durante la loro indipendenza, grandissima parte all'incivilimento, alla prosperità del commercio, all'equilibrio della politica d'Europa. Pure sono sconosciute alla maggior parte degli uomini mediocremente versati nello studio della storia, perchè l'intera vita appena basta alla lettura delle parziali loro storie, non essendosi finora trovato chi si prendesse l'incarico di riunire sotto un solo punto di vista una storia generale. Si è potuto scrivere la storia della Svizzera perchè la loro federazione presentava un punto centrale; si potè fare lo stesso della Grecia, perchè la gloria d'Atene richiamava tutti gli sguardi sopra di sè, e permetteva di collocare, quasi accessorj del quadro, nelle parti meno illuminate, i popoli suoi rivali o sudditi. Ma l'Italia ne' tempi di mezzo presenta un tale labirinto di stati uguali ed indipendenti, che a ragione si teme di smarrire il filo. Noi non ci dissimuliamo quest'essenziale difetto dell'argomento che abbiamo preso a trattare, ma speriamo che, quand'anche i nostri sforzi non venissero coronati da prospero successo, il lettore vorrà saperci buon grado di ciò che abbiamo fatto per ottenere l'intento[8].

Divideremo in due parti presso che uguali quel periodo di quasi undici secoli che divide la storia dell'impero d'Occidente dal regno di Carlo V: i primi sei secoli precedettero e prepararono le nostre repubbliche; i cinque ultimi abbracciano i tempi della loro durata. Tratteremo sommariamente il primo periodo, consacrando, quasi introduzione, i primi sei capitoli dell'opera a dare contezza di que' tempi che nascondono tra le loro tenebre il rinascimento delle virtù pubbliche in seno alla barbarie e lo sviluppo del carattere nazionale. Col settimo capitolo soltanto entreremo di proposito nella nostra storia[9]; e dalla pace di Worms conchiusa tra la Chiesa e l'Impero l'anno 1122, seguiremo passo passo le nostre repubbliche, tenendo conto degli sforzi che fecero per assicurarsi l'indipendenza e di quanto operarono sia nella guerra della libertà che sostennero contro Federico Barbarossa, sia ne' posteriori tempi, quando l'una appresso l'altra, cedendo alla forza o al tradimento, caddero in podestà di qualche principe.

STORIA
DELLE
REPUBBLICHE ITALIANE


CAPITOLO I.

Mescolanza degl'Italiani coi popoli settentrionali dal regno di Odoacre fino a quello d'Ottone il grande.