L'anno 1203 san Domenico prese per impulso proprio a predicare contro gli Albigesi; e l'anno 1206 fu spedito dal papa nella Gallia Narbonese, con ampie facoltà di promettere a coloro che prenderebbero la croce per l'esterminio degli eretici, tutte le indulgenze riserbate fin allora ai soli liberatori di Terra santa[379]. Del 1209 Simone di Monfort, sempre accompagnato dai Domenicani, entrò ne' dominj del conte di Tolosa alla testa de' crocesegnati. Gli scrittori ecclesiastici di que' tempi ne esaltano la condotta; tacciono i posteriori ed arrossiscono. Pochi estratti dei primi non devono sembrare stranieri alla storia delle nostre repubbliche; facendo chiaramente conoscere l'impulso che il papa voleva dare alla religione del suo secolo, e gli orrori risparmiati all'Italia dal libero governo delle sue città.

«L'anno del Signore 1209, dice Bernardo Guidone[380], il giorno di santa Maria Maddalena, l'armata crociata contro gli eretici d'Albi, Tolosa e Carcassona, entrò nelle terre soggette al conte di Tolosa, prese la città di Bezier e la diede alle fiamme. Nella chiesa di santa Maria Maddalena, ov'eransi rifugiati i cittadini che prima eransi opposti all'armata vittoriosa, furono uccise sette mila persone. E ciò era troppo giusto, perchè avevano ricusato al proprio vescovo di consegnare all'armata tutti gli eretici che trovavansi nelle loro mura.» Di fatti la più parte di coloro che venivano trucidati in tal maniera, erano cattolici. In un consiglio di guerra i crociati avevano domandato come sarebbersi potuti distinguere i cattolici dagli eretici, onde risparmiarli. Rispose Arnoldo, abate di Citeaux: «Colpite tutti, il Signore conoscerà bene i suoi fedeli!» ed il massacro fu universale[381].

«L'anno del Signore 1211, il conte di Monfort, l'atleta di Cristo, assediò coll'armata crociata il forte castello di Vaure nella diocesi di Tolosa, ove si erano rinchiusi molti eretici; e l'ebbe a patti, dopo essersi coraggiosamente battuti d'ambe le parti. Avendovi trovati circa quattrocento eretici perfetti che non vollero convertirsi, il principe cattolico li fece consumare il giorno dell'Invenzione di Santa Croce col fuoco materiale, destinandoli così all'eterno che deve divorarli. Aymerico, nobile signore di Monreale e di Lauriat, che con altri gentiluomini aveva presa la difesa di questo castello, fu condannato ad essere appiccato dallo stesso conte, che fece morire sotto la scure più di novanta gentiluomini, e gettare in un pozzo e ricoprire di sassi Geralda signora del castello, eretica, e sorella d'Aymerico[382]

In mezzo a tali massacri che rinnovavansi ogni giorno, col di cui racconto non rattristerò più a lungo i miei lettori, san Domenico spiegò più manifestamente il suo carattere. Passava egli senza guardia a traverso di un paese abitato dagli eretici, e dove aveva fatto spargere molto sangue. Tutto ad un tratto vien colto in mezzo da costoro: «non hai tu timore della morte? gli dissero: che farai tu allorchè noi ti avremo preso? Allora l'atleta del Signore (tale è il racconto fattone dal Beato Giordano suo compagno, che ne scrisse la vita), infiammato d'ardore per il martirio, gli rispose: in tal caso vi pregherei di non terminare troppo presto il mio supplizio; di non uccidermi subito sotto i vostri colpi, ma poc'a poco e successivamente; di mutilare ad uno ad uno i miei membri e pormeli innanzi agli occhi; vi pregherei inoltre di cavarmi gli occhi, e di permettere allora che il mio corpo così mutilato si ravvolgesse entro il proprio sangue fino all'istante in cui credereste di uccidermi[383].» In tal modo quest'uomo intrepido rivolgeva la sua feroce immaginazione sopra di se medesimo, compiacendosi dell'aspetto del proprio dolore, come di quello degli altri. Pure una così strana inchiesta parve atto di mirabile costanza agli stessi Albigesi, e lo lasciarono in libertà di proseguire il suo viaggio.

L'ultimo più notabile avvenimento del pontificato d'Innocenzo III fu l'assemblea del quarto Concilio ecumenico di Laterano. L'anno 1215, nel mese di novembre, settant'uno metropolitani e quattrocento vescovi, più di ottocento abati e priori di monasteri, adunaronsi in Roma sotto la sua presidenza per deliberare intorno agl'interessi della Chiesa. Quest'adunanza parve che adottasse tutte le viste ed i sentimenti del pontefice che la presedeva. Si condannarono gli errori de' Pauliciani e quelli d'altri oscuri eretici che disputavano intorno alla Trinità; fu confermata la preferenza data da Innocenzo a Federico II, sopra Ottone IV, e per ultimo sanzionò questo concilio la recente obbligazione imposta ai fedeli dell'uno e dell'altro sesso di confessare almeno una volta all'anno i proprj peccati ad un sacerdote[384][385].

Terminato il concilio, Innocenzo III si mosse del 1216 alla volta della Toscana per rappacificare i Pisani ed i Genovesi, onde valersi di loro nella difesa di Terra santa; ma giunto a Perugia, s'infermò gravemente, e nel giorno 6 luglio cessò di vivere. Siccome gli scrittori ecclesiastici hanno il privilegio di seguire oltre la tomba i loro eroi, possiamo prendere da loro un curioso aneddoto, che malgrado il sommo rispetto che gli professavano, ci hanno conservato d'Innocenzo III. Era appena morto quando la sua anima, circondata da una orrenda fascia di fuoco, apparve a santa Liutgarde. «Io sono papa Innocenzo, le disse, e per tre motivi avrei meritata l'eterna dannazione, se l'intercessione della Beata Vergine, in onore della quale ho fabbricato un monastero, non me n'avesse liberato: soffrirò invece il tormento che tu vedi fino al giorno del giudizio: per raccomandarmi alle benefiche tue preghiere e delle tue sorelle in Gesù Cristo, io sono apparso a te:» dette queste parole, scomparve. «Sappia il lettore, soggiunge Tomaso Cantipratense, biografo della Santa, che Liutgarde ci ha rivelati questi tre titoli: ma che per il rispetto dovuto a così grande pontefice, non abbiamo voluto indicarli[386].» Forse il lettore troverà Innocenzo colpevole ben più che di tre delitti in faccia alla divina Maestà; che più misericordiosa di santa Liutgarde e di san Domenico, non lo avrà per la sua grazia condannato alle pene di molte migliaja d'anni.

CAPITOLO XIV.

Digressione intorno alla quarta crociata[387]. — Conquiste delle repubbliche italiane in Oriente.

Il pontificato d'Innocenzo III è famoso per le guerre sacre ch'egli provocò, facendole promulgare dai predicatori. Mentre alcune armate cattoliche soffocavano nelle province occidentali e presso gli Albigesi i primi germogli dell'eresia e dello spirito d'indipendenza, altre ugualmente condotte da predicatori cristiani sottomettevano al poter papale il patriarca dell'Oriente, il più antico rivale della sede romana, e la chiesa greca, che fino dalla metà del secolo XI i Latini avevano colpita d'anatema siccome infetta d'eresia[388].