»E quand'ebbero ciò udito; Sì, gridarono tutti ad una sola voce, noi vi preghiamo da parte di Dio che la prendiate, e che venghiate con noi.

»Ebbero allora grande compassione il popolo della terra, ed i pellegrini, e furono versate molte lagrime perchè quest'uomo prode aveva sì grande motivo di rimanersene, perchè vecchio, perchè, quantunque avesse begli occhi in testa, non perciò vedeva egli punto, avendo perduta la vista per una ferita avuta nel capo[405]. Mostrava egli gran cuore. Ah quanto male gli rassomigliavano coloro ch'eransi diretti ad altri porti per sottrarsi al pericolo. Così scese egli dal pulpito, ed andò avanti all'altare, e postosi in ginocchio, versando molte lagrime, gli fu cucita la croce sul suo grande cappello di cotone, perchè voleva che tutti la vedessero. Ed i Veneziani cominciarono a crociarsi questo giorno in molta abbondanza»[406].

In questo frattempo il figlio del detronizzato imperatore Isacco, che chiamavasi Alessio, avendo avuto modo di fuggire da Costantinopoli sopra una nave pisana, e di salvarsi in Italia, mandò i suoi deputati a Venezia per sollecitare i crociati ad ajutarlo a risalire sul trono de' suoi padri. Questo giovane principe aveva già visitata la corte di Roma, ed aveva cercato il favore del papa, ma questi era stato prevenuto dall'imperatore Alessio suo zio, il quale aveva spediti ad Innocenzo III ambasciatori di alto rango con grandiosi regali, e pregatolo a mandare alcuni legati a visitare il suo Impero[407]. Era stato intavolato un trattato tra Alessio, il patriarca di Costantinopoli e Roma, ed il papa aveva potuto lusingarsi di ricondurre i Greci all'ubbidienza, cui questi avevano già ridotti i Latini. Perciò quando da una parte il giovane Alessio gli chiese protezione, e dall'altra il vecchio Alessio gli scrisse nuovamente per pregarlo a non dare ajuto al fuggiasco che non era assistito da verun titolo ereditario, perchè non era porfirogeneta, ossia nato in tempo che suo padre era sul trono, e perchè l'impero era elettivo: Innocenzo rispose in modo di richiamare a sè medesimo la decisione di questo affare, credendo di potere con una sentenza disporre a modo suo dell'Impero d'Oriente: quindi ordinò che i crociati non prendessero veruna parte nelle contese de' Cristiani, ed incaricò il cardinale di san Marcello di assumere in nome del sacro Collegio le informazioni relative a questa nuova causa[408]. Il giovane Alessio che non tardò ad avvedersi che poco poteva ripromettersi dalla mediazione del papa, passò in Germania presso il re Filippo di Svevia, competitore di Ottone IV, il quale avendo sposata sua sorella, cercò con tutti i mezzi di raccomandarlo caldamente ai crociati[409].

Intanto la flotta, poi ch'ebbe caricate tutte le macchine di guerra necessarie ad un assedio, fece vela da Venezia il giorno 8 di ottobre, e giunse in faccia a Zara il 10 novembre, vigilia di san Martino[410]. Quantunque assai forte questa città si lasciò sgomentare dalla potenza dell'armata che veniva per intraprenderne l'assedio, e dopo cinque giorni i cittadini si arresero al doge salve le vite, ed il saccheggio della città fu diviso tra i confederati. Ma la stagione era ormai troppo avanzata, perchè una flotta di crociati potesse giugnere sicura in Egitto, e prese a Zara i quartieri d'inverno.

Durante tale dimora i baroni francesi ricevettero lettere del pontefice, colle quali loro rinfacciava aspramente la presa d'una città cristiana, ed il profano uso che avevano fatto delle loro armi, mentre che in forza de' voti emessi omai non appartenevano che a Gesù Cristo: gli avvertiva poi, che se non si pentivano e non si affrettavano di restituire al re d'Ungheria tutto quanto avevano tolto ai suoi sudditi, sarebbero colpiti dalla scomunica già sospesa sul loro capo[411].

I Veneziani avevano fino da que' tempi adottata, rispetto alla santa sede, quella ferma ma rispettosa politica, colla quale seppero conservare verso la medesima una indipendenza che non conobbero le altre potenze cattoliche. Anche prima quando il cardinale Marcello erasi portato a Venezia per prendere, col titolo di legato, il comando della flotta crociata, gli avevano fatto sapere che, se era venuto come predicatore cristiano, si farebbero gloria di riceverlo; ma che, se intendeva di esercitare sopra di loro un'autorità temporale, non potevano accoglierlo sulla flotta[412]. Dopo aver avuta quest'ambasciata il cardinale erasene tornato a Roma. Le nuove minacce del papa non gli smossero punto, e piuttosto che sottomettersi, lasciaronsi scomunicare. I baroni francesi erano più spaventati per le minacce del papa; onde spedirongli quattro deputati per ottenere d'essere riconciliati colla Chiesa[413]. Ma mentre cercavano di calmarlo colla loro sommissione, impegnavansi, contro l'espresso suo divieto, in un trattato col giovane Alessio, che per più lungo tempo ancora doveva tener lontane le loro armi dalla guerra sacra.

L'anno 1203 il principe greco erasi portato a Zara presso i crociati; gli aveva commossi col racconto delle proprie sventure e di quelle di suo padre, e più ancora colle offerte onde seppe abbellire la sua narrazione. Prometteva di ridurre l'Impero di Costantinopoli all'ubbidienza della Chiesa romana, di dividere tra crociati duecento venti mila marche d'argento, di mandare a sue spese in Egitto dieci mila uomini[414] (che Villehardovin chiama sempre terra di Babilonia[415]) quando egli non possa recarvisi personalmente, e di mantenere perpetuamente cinquecento cavalieri alla custodia di Terra santa.

I Francesi erano già ben disposti a favore del giovane principe, che invocava, presso di loro, l'alleanza di sua famiglia con quella di Luigi il giovane[416]. I Veneziani d'altra parte abbracciavano con piacere un'occasione di vendicarsi dei torti ricevuti dai Greci, e di far loro provare il proprio potere: e gli uni e gli altri poi parvero sopra tutto mossi dalla considerazione che per conquistare la Siria era prima necessario d'essere padroni delle coste di uno dei due paesi limitrofi, l'Egitto, o l'Asia minore[417]. I più principali signori dell'armata, il marchese Bonifacio di Montferrat, il conte Baldovino di Fiandra, il conte Luigi di Blois, ed il conte Ugo di san Paolo, accettarono, d'accordo col doge, le condizioni loro offerte dal giovane Alessio; ma i cardinali legati del papa abbandonarono i crociati, e passarono in Cipro, poi nella Siria, piuttosto che prendere parte alla spedizione contro la Grecia[418]; ed un gran numero di baroni, tra i quali il conte di Monforte, dopo aver dichiarato di non volere imbarazzarsi in un'intrapresa che offendeva il papa, si separarono dall'armata.

Già da lungo tempo sapevansi a Costantinopoli i maneggi del giovane Alessio, ed inoltre la risoluzione dei crociati, onde ebbero tempo di prepararsi a respingere il loro attacco. Di tutti i paesi d'Europa la Grecia è quella che invita più fortemente i suoi abitanti alla navigazione. In ogni tempo le numerose sue isole gli somministrarono esperti marinaj; ed anco a quest'epoca Costantinopoli divideva con Venezia l'impero del mare: era dunque a supporsi che una flotta greca venisse ad aspettare i crociati alla bocca dell'Adriatico, per impedirgli di avvicinarsi alle coste dell'Impero. Ma l'imperatore aveva affidato il comando delle sue flotte a Michele Strufuos suo cognato, uomo bassamente avido, che aveva venduto perfino le ancore, i cordaggi e le vele dell'arsenale della marina; talchè nell'istante della guerra non trovaronsi sui cantieri vascelli lunghi proprj alla guerra[419]. Per farne di nuovi, le vaste foreste delle due coste della Propontide avrebbero somministrato il legname necessario; ma gli eunuchi del palazzo avevano prese in custodia quelle foreste, e non permettevano che si atterrassero le piante dei boschi consacrati alla caccia ed ai piaceri del loro signore[420].