Si sarebbero pure potuti prendere altri mezzi di difesa; perciocchè ai crociati, ritardati dalla quantità delle palandre, vascelli necessarj al trasporto d'un'intera armata, era impossibile di giugnere a Costantinopoli senza dar fondo più volte per procurarsi i viveri e rifare i cavalli dagl'incomodi del mare. Se le coste dell'Impero fossero state preparate ad una vigorosa resistenza; se le munizioni ed i viveri fossero stati trasportati nell'interno, l'attacco sarebbesi reso così difficile, che il grosso partito de' crociati contrarj a quest'intrapresa sarebbero in più occasioni stati ascoltati ed avrebbero fatto rivolgere la flotta verso Terra santa, primo oggetto della loro spedizione. Ma i crociati approdarono ad Epidamno o Durazzo, ove invece d'incontrare opposizione, vi furono amichevolmente accolti dagli abitanti, che giurarono fedeltà al giovane Alessio[421]; approdarono di nuovo a Corcira, e vi riposarono tre settimane, non travagliati da altra opposizione che da quella di molti crociati che volevano ad ogni modo prendere la strada di Terra santa, ma che furono alla fine contenuti. Ebbero eguale accoglimento a Capo Maleo, a Negroponte, ad Andros, ad Abido, ed ovunque presero terra: l'imperatore non aveva preparata veruna resistenza; ed il popolo mancava di energia per supplire all'inerzia del sovrano.
Finalmente i Latini, sempre secondati da un vento favorevole, arrivarono il giorno 23 giugno, vigilia di san Giovanni, a tre leghe da Costantinopoli in faccia ad un'abbazia di santo Stefano, di dove la città mostravasi tutta intera al loro sguardo[422]. «La gente de' navigli, galee ed usceri presero porto, ed ancorarono i loro vascelli. Ora potete ben credere che molti, che mai non lo avevano veduto, guardavano Costantinopoli, e non potevano credere trovarsi più ricca città in tutto il mondo. Quando videro le alte sue mura, e le ricche torri che tutta la chiudevano all'intorno, e que' ricchi palazzi e quelle alte chiese, delle quali ve n'erano tante che niuno avrebbelo creduto se non le avesse vedute cogli occhi proprj in tutta la lunghezza e larghezza della città, che di tutte le altre era sovrana; sappiate che non eravi persona tanto ardita cui non battesse il cuore; nè ciò deve recare maraviglia, giacchè non fu mai fatta sì grande impresa.... Ciascuno osservava le proprie armi, pensando che ogni soldato ne avrebbe in breve avuto bisogno.»
Colà dove il Bosforo di Tracia sbocca nella Propontide o mar di Marmora, apresi un golfo profondo e s'allarga dalle coste d'Europa: i Greci danno a questo golfo il nome di Chrysocheras, o pure di corno di Bisanzo. Tra questo golfo e la Propontide è posto Costantinopoli sopra un triangolo bagnato da due bande dal mare. Il muro settentrionale della città stendesi lungo la riva del mare di Marmora sopra uno spazio di tre mila tese; un altro muro presso a poco della stessa lunghezza va a nord-ovest lungo il golfo Chrysocheras che tien luogo di porto: là dove si riuniscono questi due muri e dove il triangolo si termina in punta all'imboccatura del Bosforo di Tracia, è oggi posto il serraglio; ed all'altra estremità del muro settentrionale verso il fondo del porto era fabbricato il palazzo di Blacherna degl'imperatori greci. Un doppio muro che scende dal nord a mezzogiorno, chiude la città all'ovest, e taglia la sola comunicazione che ha colla terra. Dall'altra banda del golfo trovansi al nord della città e sempre sulle coste d'Europa i sobborghi di Pera e di Galata: e sotto di questo il golfo non ha più di cento tese di larghezza; nel qual luogo appunto è chiuso con una catena onde assicurare i vascelli che trovansi nell'interno del porto. Di faccia alla punta di Costantinopoli sull'altra costa del Bosforo appartenente all'Asia trovasi la piccola città di Crisopoli, oggi chiamata Scutari; più a mezzogiorno, e sulla stessa Propontide quella di Calcedonia[423].
I crociati sbarcarono prima a Calcedonia; poi passarono a Scutari, e si riposarono nove giorni nei giardini e palazzi dell'imperatore[424]. Intanto i Greci spiegarono la loro cavalleria sulla spiaggia di Pera in faccia a quella dei Latini. I crociati, poi ch'ebbero rinfrescate le loro truppe e cavalli, unironsi a parlamento a cavallo in mezzo al campo per risolvere intorno al modo che terrebbero nell'attacco: divisero la loro piccola armata in sei corpi, o battaglie, e quando i vescovi ebbero esortati i soldati a confessarsi ed a fare testamento, perchè non potevano sapere quando Iddio disporrebbe delle loro vite, i cavalieri salirono sulle loro palandre a canto ai loro cavalli sellati e disposti alla battaglia. Le galee rimorchiarono le palandre fino alla spiaggia d'Europa, e quando furono vicine alla riva, i cavalieri lanciaronsi in mare col caschetto in testa e la sciabla in mano, stando nell'acqua fino alla cintura; e loro tennero dietro i loro sergenti ed arcieri. Tostochè i Greci armati ed a cavallo sulla riva se li videro vicini[425], benchè di numero superiori assai, fuggirono a briglia sciolta, senza abbassare la lancia, di modo che i Latini non incontrarono più difficoltà per fare scendere a terra i loro cavalli.
La testa della catena che chiudeva il porto, era difesa dalla torre di Galata[426], di cui i Latini intrapresero l'assedio. Nella vegnente notte i Greci fecero una sortita per sorprendere gli assedianti; ma coll'ordinaria loro viltà si posero in fuga tostochè i Latini dieder mano alle armi: alcuni s'annegarono volendo gettarsi nelle loro barche, altri rincularono con tanto precipizio nella torre di Galata, che non si avvisarono di chiudere le porte, e la fortezza fu presa da coloro che gl'inseguivano. La catena venne rotta all'istante, e la flotta veneziana entrò trionfante in porto. Alcune delle galee greche che vi si erano poste in sicuro furono prese; altre si mandarono a picco sulla riva opposta a Costantinopoli, ove i marinai le abbandonarono e si diedero alla fuga.
Alla estremità del porto due fiumi, il Barbisse ed il Cidaro, riuniti in un solo letto, passano sotto un ponte detto Pietra forata, che poteva essere lungo tempo difeso; i Greci lo tagliarono, non lasciando sull'opposta riva alcuna guardia. Per accostarsi dalla banda di terra alle mura delle città, l'armata doveva fare un giro del golfo, ed attraversare il ponte. S'impiegò un giorno ed una notte a rifare il ponte, e grandissima fu la maraviglia de' crociati nel vedere che niuno veniva ad impedirne il lavoro; ben sapendo che ad ogni crociato la città poteva opporre venti uomini abili alle armi[427]. Rifatto il ponte, i crociati vennero ad accamparsi in faccia al palazzo di Blancherna. Strana maniera di formare un assedio, non potendo guardare che una sola porta della città.
I Veneziani desideravano che s'attaccasse la città dalla banda del mare per mezzo di scale e ponti levatoj posti sui loro vascelli: ma i Francesi rappresentarono che «non saprebbero così bene adoperarsi in mare, come in terra quando avevano i loro cavalli e le loro armi[428]» e fu convenuto che si attaccherebbe la città dalla banda di terra e di mare, combattendo le due nazioni sopra l'elemento a ciascuno più confacente per mostrarvi il proprio valore. Frattanto la posizione de' Francesi era assai pericolosa: non passava notte che non fossero cinque o sei volte obbligati di prendere le armi; e quantunque respingessero ogni volta con vantaggio gli attacchi dei Greci, non osavano allontanarsi quattro tiri d'arco dal campo per procurarsi le vittovaglie che incominciavano a mancare; avevano bensì farine e carni salate per tre settimane, ma non avevano di carni fresche che quelle de' cavalli che ammazzavano.
In così difficile posizione ogni ritardo diventava fatale. I preparativi per l'attacco trovaronsi ultimati il decimo giorno, e fu tosto risoluto l'assalto[429]. I Francesi avevano sei battaglioni: a due affidarono la custodia del campo, e condussero gli altri quattro all'assalto. Da una parte cercarono di rompere la muraglia percuotendola col montone, dall'altra applicarono due scale ad un barbacane o ridotto avanzato posto presso al mare, col mezzo delle quali salirono sulle mura circa quindici cavalieri nel luogo detto la scala imperiale; ma furono colà incontrati dai Varangiani armati di scuri, che Villehardovin dice Inglesi e Danesi, e dagli ausiliarj Pisani, che la loro rivalità coi Veneziani teneva attaccati all'imperatore[430], e furono respinti con perdita. In questo frattempo il doge di Venezia aveva disposta la sua flotta sopra una sola linea lungo le mura, da cui scacciava i difensori con frequenti scariche delle sue petriere e colle frecce degli arcieri, che posti sui ponti in mezzo all'alberatura dominavano le mura. Pure «sappiate che le galee non osavano prender terra. Ora potete udire le strane prodezze. Il duca di Venezia vecchio, gottoso, cieco, venne tutto armato sulla prora della sua galea, facendo portare innanzi a lui il gonfalone di san Marco, e gridava ai suoi di porlo a terra, o ch'egli farebbe giustizia dei loro corpi. Allora fecero che la galea prendesse terra, e saltando fuori, portano innanzi a lui il gonfalone di san Marco verso la città.» Tutti i Veneziani vedendo la manovra della galea del doge, slanciansi dietro a lui; piantano sulle mura il gonfalone di san Marco, e venticinque torri cadono in loro potere.