Villehardovin fu anche in questa occasione del numero dei messaggieri, ma fu Coesnon di Bethuns, che giunto alla presenza dei due imperatori, dell'imperatrice e di tutta la corte, portò la parola; «Sire, egli disse, siamo venuti a voi per parte dei baroni dell'armata, e per parte del duca di Venezia: sappiate ch'essi vi rinfacciano il bene che vi hanno fatto... Voi gli avete giurato, voi e vostro padre, di osservare le convenzioni; essi hanno la vostra carta; ma voi non la osservaste come avevate obbligo di fare. Noi vi abbiamo più volte domandato, e vi domandiamo oggi in presenza di tutti i vostri baroni..... Se voi lo fate, ne sarete allora stimato assai; se non lo fate, sappiate che d'ora innanzi non vi tengono più nè per signore nè per amico. Al contrario essi procacceranno in ogni maniera il loro vantaggio, e ve lo mandano essi a dire, imperciocchè non faranno male nè a voi, nè ad altri finchè v'abbiano sfidato; ch'essi non commisero giammai tradimento, e ne' paesi loro non sì costuma di farlo. Voi avete ben inteso quanto v'abbiamo detto, e voi vi consiglierete come vi piacerà[441].»
Dopo tale sfida che parve ai Greci il colmo dell'audacia, i sei messaggieri saltarono sui loro cavalli e sortirono dalla città, senz'essere fermati, quantunque poco mancasse che non venissero massacrati dal popolo. Dopo ciò accaddero varie scaramucce tra le due nazioni; i Greci tentarono invano di metter fuoco alla flotta latina, spingendole in mezzo diciassette navi incendiarie, che furono allontanate dal coraggio e dalla destrezza de' marinaj veneziani.
Una guerra di scaramucce facevasi non pertanto quasi contro la volontà dei due imperatori, che temevano i Latini, e cercavano di mitigarne il malcontento. Alcune bande di cittadini andavano a battersi coi crociati, ma senza capo, o senza che la corte permettesse che verun personaggio di riguardo vi prendesse parte. Il solo Alessio duca, di soprannome Mourzoufle, che aveva sposata una figlia del vecchio Alessio Angelo, e ch'era decorato della dignità di protovestiario, eccitava i cittadini a vendicare il vilipeso onor greco, e mettevasi alla loro testa. In un incontro sulle rive del Balbissè, e presso al ponte di pietra forata, di cui voleva vietarne il passaggio ai Latini, diede prove di grandissimo valore, e corse pericolo d'essere fatto prigioniero. Il confronto della sua condotta con quella dei due imperatori riscaldava sempre più contro di loro lo sdegno del popolo. Il figlio, malgrado le offese de' Latini, mostravasi ancora ligio ai medesimi, e veniva accusato di volere introdurre in palazzo le loro truppe. Stando ad una lettera di Baldovino a suo padre[442], sembra infatti che fosse entrato in trattati su quest'oggetto. Il padre non aveva presso di se che astrologi e monaci impostori che promettevangli di fargli in breve ricuperare la vista, e di rendere il suo regno più glorioso che quello d'ogni altro imperatore d'Oriente. Infine la nazione si risolve a scuotere il vergognoso giogo che l'opprime.
Il 25 gennajo del 1204 il senato fu costretto di radunarsi coi principali del clero nel tempio di santa Sofia, e per ubbidire al popolo decretò l'elezione di un nuovo imperatore; ma tutti gli uomini d'una rispettabile famiglia rifiutavano questo pericoloso onore di mano in mano che veniva loro presentato; il popolaccio, affollato alle porte, domandò furibondo un nuovo monarca per rimpiazzare questa famiglia avvilita che più non sapeva sopportare, e fece successivamente designare coloro che vedeva più riccamente vestiti; e volevansi forzare ad accettare colla spada alla mano, ma tutti si rifiutavano. Pure mentre in mezzo a tanto tumulto un patrizio più degli altri ardito osava d'accettare la corona, Mourzoufle, corrotto l'eunuco prefetto del tesoro[443], persuase col di lui mezzo ai Varangiani che formavano la guardia, che il marchese Bonifacio stava per introdurre i Latini nel palazzo per rimpiazzarli, e si assicurò in tal modo del loro attaccamento; in seguito persuase i due imperatori a nascondersi per sottrarsi ai rivoltosi; ed avendoli egli stesso mostrato un nascondiglio, li fece colà incatenare, e ben tosto uccidere.
Il ritratto di Mourzoufle non fu fatto che dai suoi nemici. Egli spogliò lo storico Niceta della carica di grande logotheta per darla ad un suo parente. Villehardovin divise le passioni dei crociati che si eressero in vendicatori dei detronizzati imperatori; e Baldovino, nella sua lettera ad Innocenzo III, ingrandisce i delitti dell'usurpatore per giustificarsi d'averlo spogliato. Ad ogni modo Mourzoufle mostrò nella sua breve e penosa amministrazione più talenti ed energia de' suoi predecessori. Per rifare il tesoro, ch'egli aveva affatto spogliato, fece rendere conto dell'amministrazione loro a quelli ch'erano stati decorati della dignità di sebastocratoro, o di Cesaro, ed impiegò il danaro che ne ritrasse a far costruire degli appoggi interni alle mura, ed a guarnire le torri di gallerie di legno. Armato di sciabla e di mazza, risvegliava il coraggio dei soldati, conducendoli egli stesso ai combattimenti, e sorprendendo i nemici che si allontanavano dal campo per foraggiare[444]. Ma quella troppo avvilita nazione non era più capace, a fronte del suo esempio, di sentire patriottismo. Gli stessi parenti di Mourzoufle non sapevano perdonargli il pensiero di volerli togliere alla loro vita molle ed effeminata, i grandi lo detestavano come un soldato rozzo e mezzo barbaro, ed il popolo che mostrava d'amarlo, l'abbandonava vilmente nel pericolo. Baldovino, conte di Fiandra, erasi reso padrone di Filea sul mar nero, ov'erasi recato per procurar viveri all'armata: Mourzoufle l'attese all'uscita d'un bosco con un corpo di truppe assai superiore; ma quando i suoi soldati videro avvicinarsi i Latini, fuggirono, lasciando il loro generale quasi solo[445]. In questa circostanza una miracolosa immagine della Vergine che serviva di stendardo agl'imperatori, ed alla quale credevasi attaccata la salute dello stato, cadde in potere de' nemici.
Se dobbiamo prestar fede a Niceta, Mourzoufle cercò allora di venire a trattati; e così consigliati dal doge, i crociati offrirono la pace a condizione di pagare loro una ragguardevole taglia. Mourzoufle non accettò l'offerta, e l'improvviso attacco d'un corpo di cavalleria latina ruppe la conferenza[446].
I Francesi non vollero esporsi soli ad attaccare la città dalla banda di terra, come avevan fatto nel primo assedio, conoscendo che avevano a fare con un nemico assai più attivo d'Alessio; accettarono quindi di battersi sulle galere veneziane, che si disposero nuovamente per l'assalto, collocando le scale lungo le antenne. Le due armate consumarono il rimanente dell'inverno nel prepararsi all'attacco ed alla difesa: finalmente il giovedì 8 aprile del 1104 i Latini fecer salire i cavalli sopra le palandre, che divisero in sei flottiglie, assegnandone una ad ogni battaglione francese: le galere erano poste tra i vascelli di trasporto e le palandre, e la linea di battaglia occupava quasi un mezzo miglio in faccia al quartiere che stendevasi dal palazzo di Blancherna fino al monastero d'Evergete; ed era questa la parte della città ch'era stata consumata dall'incendio. L'imperatore fece alzare il suo padiglione in mezzo alle rovine, ed aspettò l'attacco.
Il venerdì mattina la flotta attraversò il canale, e diede principio all'attacco: i vascelli s'avvicinarono tanto alle mura, che quelli che stavano sui ponti potevano ferire colle loro spade le guardie delle torri. I Latini gettaronsi sulle mura in più luoghi, ma ogni torre era superiore di forze alla galera che l'attaccava; altronde tutte le galee che formavano la linea, non essendo ugualmente avanzate, le pietre e i dardi lanciati da quelle sul di dietro riuscivano egualmente dannosi ai nemici ed agli amici, onde furono costretti a ritirarsi dopo aver perduta assai gente.
La sera i crociati unironsi in una chiesa per deliberare sul modo di continuare l'assedio. Molti Francesi proposero di uscire dal porto, e di attaccare la città dalla parte di mezzogiorno per il Bosforo, o la Propontide, perchè da questo lato Mourzoufle non aveva fiancheggiate le mura di torri, nè assicurate con sostegni per di dentro; ma i Veneziani che conoscevano meglio il mare, opposero che la corrente del Bosforo batteva contro le mura a mezzogiorno, e respingeva tutti i vascelli che vogliono avvicinarsi da quella banda[447]. Fu perciò seguito il consiglio del doge di differire l'attacco fino al lunedì seguente; di legare intanto i vascelli due a due, affinchè ogni torre venisse assalita da due navi, e che si rinnovasse l'attacco nello stesso luogo.