Federico II, ossia Federico Ruggero, siccome chiamavasi avanti che fosse imperatore, trovavasi in Germania quando gli fu data notizia della morte d'Innocenzo III e della elezione di Onorio III, ch'era stato quattro anni, sotto i suoi ordini, governatore di Palermo. Federico fece due volte il fatale esperimento, che un suo ministro non potev'essere fatto papa senza diventare suo nemico[484]. Il subalterno, diventato superiore, rare volte sa difendersi dalla tentazione di far conoscere al suo antico padrone, che può anch'esso umiliarlo e farlo soffrire. Benchè Federico non fosse allora il campione della santa sede contro l'imperatore Ottone IV, il nuovo papa gli scrisse arrogantemente, ordinandogli di rassegnare al principe Enrico, suo figliuolo, il regno di Sicilia, onde non rimanesse unito a quello di Germania. Ottone mori poco dopa il 19 maggio del 1218, e lo stesso papa propose nuove condizioni a Federico, prima di riconfermargli la promessa della corona imperiale. Voleva che si obbligasse ad andar subito in Terra santa per riprenderla ai Saraceni che ne occupavano la maggior parte; e che cedesse alla Chiesa il contado di Fondi, posto al mezzodì di Terracina e delle paludi Pontine.

Riuniva Federico il carattere delle sovrane famiglie di cui era erede, e delle nazioni tra le quali aveva vissuto. Aveva ereditato dai principi della casa di Svevia l'inclinazione alla guerra, ed un valore talvolta brutale; ma in sull'esempio dell'avo materno, Roberto Guiscardo, e come i Normanni cui succedeva, sapeva alla bravura associare un'astuta politica, una profonda dissimulazione. Educato sotto la sferza della corte romana, erasi avvezzato ad adoperare quelle armi della debolezza, che forse sdegnò in più matura età. Sapeva opporre alle insidie de' pontefici, che avevano lungo tempo preteso d'essere suoi amici, l'astuzia, e spesse volte la mala fede; le sue parole non erano giammai conformi ai suoi pensieri, e le promesse poche volte guarentivano le sue future azioni[485].

Federico non era probabilmente determinato a passare in Terra santa allorchè lo promise ad Onorio III. Egli non aveva ancora recata interamente la Germania alla sua obbedienza, e dopo la morte di Ottone trovò necessario di rimanervi ancora due anni prima di venire a Roma a ricevere la corona imperiale; nel qual tempo (1220) fece coronare suo figliuolo Enrico re de' Romani. Erasi Federico ammogliato così giovane, che questo figlio aveva omai dieci anni, benchè egli stesso non oltrepassasse i ventisei. Venne in seguito a Roma con una riguardevole armata, evitando in cammino di avvicinarsi alle città lombarde che stavano pel contrario partito; ed il giorno 22 novembre del 1220 ricevette la corona imperiale, dopo aver rifatte le promesse di portarsi, senza ritardo, al soccorso di Terra santa[486].

Ma il regno di Puglia aveva, più che quello di Germania, estremo bisogno delle cure e delle riforme del monarca. Dopo il regno di Guglielmo il cattivo, era sempre stato in preda delle guerre civili, e l'amministrazione trattata dai papi ne aveva a dismisura accresciuta l'anarchia. Tutti i conti, proprietarj d'una città o d'un castello, avevano quasi scosso del tutto il giogo dell'autorità reale; e Federico, per ristabilirla, non si fece scrupolo di adoperare la frode ed il tradimento. In mezzo alle feste che gli davano i suoi feudatari per onorare il suo ingresso nel regno, si fece rendere, in passando per san Germano, i diritti regali che l'abbate di questo monastero aveva usurpati[487]; prese possesso di molte rocche che il conte dell'Aquila si era appropriato; ed in Capoa istituì un tribunale destinato a riconoscere i titoli di tutti i feudatarj ed a riunire ai reali dominj i feudi di cui gli attuali possessori non sapessero giustificare il titolo. Dopo un'ostinata guerra, costrinse i conti di Celano e di Molise a sottomettersi[488]; e fece spianare molte delle loro rocche. Finalmente fece imprigionare i conti dell'Aquila, di Caserta, di san Severino e di Tricarico, accusati di non essere andati in suo ajuto contro i Saraceni della Sicilia con quel numero di truppe che dovevansi dai loro feudi; ed in tal modo terminò d'abbattere l'indipendenza feudale de' suoi baroni l'anno 1222.

Lo stato della Sicilia era ridotto in assai peggiore condizione. I Saraceni e per l'odio che portavano ai Cristiani, e perchè oppressi da insopportabili contribuzioni, eransi ribellati: occupavano essi le montagne del centro dell'isola, e sotto la condotta d'un loro patriotta, detto Mirabet, saccheggiavano la valle di Mazara. La vicinanza dell'Africa facilitava loro i soccorsi de' patriotti, che, accostumati ne' deserti di Barbaria a vivere di ladroneccio, s'affrettavano di venire nella Sicilia a dividerne le spoglie. Federico gli attaccò vigorosamente; e, dopo averli più volte battuti (1223), offri loro nuove terre ne' suoi stati e campagne fertili, ma lontane dal mare, a condizione che gli rinnovassero il giuramento di fedeltà e servissero nelle sue armate. Più migliaja di Saraceni accettarono l'offerta, mentre altri ostinaronsi nella difesa delle loro montagne. Federico trasportò i primi nella Puglia, ove diede loro la città di Lucera colle belle campagne della Capitanata[489]. Si pretese che questa prima colonia potesse, al bisogno, somministrargli venti mila soldati. Ventiquattro anni dopo ridusse gli altri Saraceni di Sicilia a stabilirsi ad eguali condizioni in una ricca valle tra Napoli e Salerno, ove occuparono la città di Nocera, che di poi conservò sempre l'aggiunto di Nocera dei Pagani.

Mentre Federico assicuravasi della dipendenza de' feudatarj, facendo smantellare le loro fortezze, andava in cambio fabbricandone di nuove nelle principali città della Sicilia e della Puglia, e stabiliva nella prima una guardia fedele che doveva rispondere di tutta l'isola. Tra le rocche innalzate da Federico, quella di Capuano posta nel centro di Napoli, ed oggi ridotta a palazzo dei re, sarà lungo tempo un nobile monumento della sua magnificenza[490]. La bellezza di questo palazzo determinò probabilmente i suoi successori a stabilirvi la loro dimora quando Napoli diventò la capitale del regno. Federico aveva di questi tempi accordato a Napoli un più importante favore, fondandovi un'accademia, e chiamando a professarvi il diritto, la teologia, la medicina e la grammatica i più distinti letterati d'Italia[491]. E per riunire in Napoli tutta la gioventù de' suoi regni che voleva applicarsi allo studio, oltre i molti privilegi accordati all'accademia, prescrisse che le professioni letterarie non potessero esercitarsi che da coloro che riceverebbero i gradì nella medesima. Attribuì pure ai professori di questa Università il diritto di giudicare tutte le controversie che avrebbero luogo tra gli scolari; ed ordinò ai professori ed agli scolari di Bologna di recarsi a Napoli quando quella città aveva provocata la sua collera; ma l'università repubblicana non fece verun conto de' suoi comandi o delle sue minacce.

Mentre Federico andava ordinando i suoi regni, gli affari de' Cristiani in Terra santa erano estremamente peggiorati. Un legato pontificio si era arrogato il diritto di comandare le truppe crociate, e la sua ignoranza ed ostinazione erano state cagione della perdita di Damietta e di una florida armata[492]. Qualunque volta il papa aveva sinistre notizie delle truppe di Terra santa, scriveva nuove lettere a Federico perchè si affrettasse di soccorrerla: e per determinarvelo più facilmente, gli offriva la successione al trono di Gerusalemme. Questo principe perdeva allora la consorte Costanza di Arragona; e Giovanni di Brienne, ch'era re titolare di Gerusalemme pei diritti della moglie, aveva una sola figliuola detta Yolante, legittima erede di questo regno posseduto dai Saraceni: e questa, dietro gl'inviti del papa, fu la seconda consorte di Federico. Dopo tali nozze celebrate l'anno 1225 aggiunse a' suoi stemmi la croce, ed a' suoi titoli quello di re di Gerusalemme.

Se fino a tale epoca le sue intenzioni furono non senza ragione dubbiose, certo è intanto che dopo mandò più volte soccorsi ai confini di Terra santa, e fece grandi apparecchi per recarvisi egli medesimo con un'armata. I crociati di Germania, d'Inghilterra e d'Italia adunaronsi a Brindisi: Federico fece equipaggiare i bastimenti di trasporto, ed il giorno otto settembre del 1227 andò egli stesso a bordo della flotta col landgravio Luigi di Turingia, il principale de' crociati tedeschi. Ma le truppe de' popoli settentrionali, che nel cuor dell'estate soggiornavano in così caldo clima, trovaronsi attaccate da malattie epidemiche, che fecero perire molta gente, e scoraggiarono i superstiti. In tali frangenti cadde infermo e morì il landgravio; e lo stesso Federico non andò esente dal dominante contagio. L'imperatore dovette suo malgrado abbandonare un'impresa incominciata con sì fortunati auspicj; e scendendo dal suo vascello protrasse l'impresa fino al vegnente anno[493].

(1227) In quest'anno moriva ancora Onorio III, cui veniva surrogato Gregorio IX, della famiglia de' conti di Segna, e nipote d'Innocenzo III. Il nuovo pontefice che lusingavasi di vedere illustrato il primo anno del suo regno dalle vittorie di una crociata, s'abbandonò agli eccessi della collera quando seppe svanite tutte le sue speranze. Avea d'uopo di trovare un colpevole per potere in lui punire le avversità della fortuna, e senza monitorj, senza precedenti citazioni, il 29 del mese di settembre fulminò contro Federico la scomunica, perchè non era partito, come aveva promesso, all'epoca stabilita[494].