Nelle lettere che il papa diresse al clero del regno di Napoli, per giustificare una così strana procedura, accusa l'imperatore d'avere volontariamente dato i crociati in preda all'epidemia col riunirli nella stagione più calda ne' luoghi più insalubri, e coll'avere in seguito supposta una malattia ch'egli non ebbe mai, onde abbandonarsi senza ostacolo ai piaceri ed ai vizj.

Federico dal suo canto inviò i suoi reclami a tutti i sovrani d'Europa[495]. Da Pozzuolo, ov'erasi recato per ricuperare la sanità in que' bagni resi così celebri dagli antichi poeti di Roma, scrisse ai cardinali, al clero de' suoi stati ed a tutti i re della Cristianità. Ordinò in pari tempo agli ecclesiastici di Napoli e della Sicilia di non fare verun conto dell'interdetto inflitto a tutti i luoghi in cui egli fosse per soggiornare e di continuare la celebrazione dei divini uffici[496]: finalmente per togliere ogni dubbio alla fatta promessa ed alla realtà della sua malattia che aveva sospesa l'esecuzione della crociata, faceva ogni cosa apparecchiare con grande sollecitudine per il passaggio di Terra santa nel susseguente anno.

(1228) In agosto del 1228 gli apparecchi erano terminati, e Federico partì infatti alla volta della Palestina, ma con un'armata assai meno numerosa che quella dell'anno addietro, perciocchè, a riserva di alcuni Tedeschi, non aveva oltramontani sotto i suoi ordini. S'imbarcò anche quest'anno a Brindisi, e dopo un felice tragitto diede fondo a san Giovanni d'Acri[497].

Quest'impresa fatta, per quanto sembrava, soltanto per provare l'ingiustizia della scomunica, si risguardò dal papa come una nuova offesa, anzichè quale soddisfacimento del passato; ed arse di tanta ira, che, quantunque il popolo romano, sdegnato per così scandalosa parzialità, prendesse le armi contro di lui sotto la direzione dei Frangipani, e lo forzasse a ritirarsi a Perugia, non solo rinnovò contro di Federico la sentenza di scomunica, ma gli dichiarò la guerra, promulgò contro di lui una crociata, e sotto il comando di Giovanni di Brienne, re titolare di Gerusalemme e suocero dell'imperatore, mandò un'armata a saccheggiare la Puglia[498].

In quest'armata, oltre i sudditi del papa, trovaronsi i suoi alleati lombardi, ed i vescovi di Clermont e di Beauvais: e nel susseguente anno furono inoltre chiamati dal papa a prender parte in questa guerra gli arcivescovi di Parigi e di Lione. Federico, partendo, aveva mandati ambasciatori al papa per ottenere un riconciliamento[499]; ma Gregorio non volle ascoltarli; ed invece incaricò i Francescani ed i Domenicani di far ribellare i sudditi di Federico e di pubblicare la falsa notizia della sua morte onde agevolare le conquiste di Giovanni di Brienne.

In Terra santa tutte le operazioni di Federico furono egualmente contrariate dai ministri del papa, e la sentenza di scomunica solennemente pubblicata in tutta la Palestina. Il patriarca di Gerusalemme sottopose all'interdetto tutti i luoghi che occuperebbe Federico, ed il gran maestro del tempio e di san Giovanni dichiararono di non poter servire sotto di lui; per cui l'imperatore fu forzato di acconsentire che nel suo proprio campo gli ordini non fossero dati in suo nome, ma in quello di Dio e della repubblica cristiana[500]. Mal si può concepire come in mezzo a tanti svantaggi Federico abbia potuto ottenere dal soldano d'Egitto un onorevole trattato per la Cristianità. A quest'epoca il soldano era padrone di Gerusalemme; e perchè i Musulmani, come i Cristiani, attaccavano a questo luogo un'idea di santità, credevasi in coscienza obbligato di conservare ai primi la libertà di poter fare questo pellegrinaggio cui si obbligavano frequentemente. Ma non erano i medesimi sacri edifici che eccitavano la divozione delle due sette. I Cristiani veneravano soprattutto il santo sepolcro e la chiesa fabbricata sopra il medesimo; ed i Musulmani erano in ispecial modo devoti del tempio de' Giudei innalzato sopra le ruine di quello di Salomone; tempio che nelle visioni di Maometto era stato una delle visioni del profeta, quando fece il suo viaggio in cielo. Federico, conoscendo questi estremi, proponeva del 1229 di lasciare il tempio ebraico ed il suo circondario sotto la custodia de' Musulmani, a condizione che il soldano gli cedesse il rimanente della città e parte del suo territorio[501]. Riservava per altro ai pellegrini, quando la proposta venisse accettata, il diritto di visitare lo stesso tempio, purchè mantenessero il debito rispetto[502]: e d'altra parte accordava ai Musulmani il diritto di entrare nella città di Gerusalemme; adottando prudenti misure per conservare la buona armonia tra le due nazioni e le due credenze[503].

La città di Gerusalemme essendo stata effettivamente ceduta agli ufficiali di Federico, questi alla testa delle sue truppe vi entrò come nella capitale del nuovo suo regno. Ma il patriarca avendolo prevenuto, sottopose all'interdetto la città e la stessa chiesa del santo sepolcro, quai luoghi profanati dalla presenza dì uno scomunicato. Niun prete volle celebrarvi la messa, e Federico che doveva ricevervi la corona del nuovo suo regno, fu obbligato di prenderla dall'altare colle proprie mani e porsela in capo.

Gregorio IX, quando ebbe notizia di questo trattato, scrisse a tutti i principi d'Europa per informarli dell'intera sua disapprovazione, chiamando questa pace[504] un esecrabile delitto che ispirava orrore e sorpresa. Ma Federico che colla sua armata tenne dietro immediatamente alle lettere colle quali aveva annunciato il riacquisto di Gerusalemme, costrinse ben tosto il papa a mutar linguaggio. Riprese a forza tutte le città e fortezze che gli erano state tolte dalle truppe della Chiesa; atterrì in modo l'armata di Giovanni di Brienne, che si sbandò in pochi giorni, lasciando quasi solo questo guerriero veterano; ricevette le felicitazioni del senato e del popolo di Roma; ed ispirò abbastanza di spavento al papa per farlo acconsentire ad entrare in trattati co' suoi ministri[505]: in conseguenza de' quali il papa soppresse le censure pronunciate contro l'imperatore, e lo riconciliò colla Chiesa, a condizione soltanto che questi accorderebbe un perdono generale a tutti i feudatarj ribelli.

Mentre Federico occupavasi interamente degli affari del suo regno di Puglia e di quelli di Terra santa; mentre si batteva ad un tempo contro i Saraceni, contro i crociati, contro i baroni ribelli e contro gl'intrighi degli ecclesiastici, il Settentrione dell'Italia, sotto la protezione della Chiesa, formava una lega assai più dannosa all'autorità imperiale, una lega che dava maggior consistenza alle repubbliche lombarde, rendendole affatto indipendenti.

Tutti i predecessori di Federico II avevano portato il titolo di re di Lombardia, o d'Italia; titolo loro conferito col porgli sul capo la corona ferrea conservata in Monza. Federico solo non avea ancora ottenuto dai Milanesi questa corona, quantunque non lasciassero di riguardarlo quale legittimo imperatore[506]. Federico aveva fin allora dissimulato il suo risentimento; ma i Milanesi non ignoravano quanto un simile rifiuto doveva offendere la sua vanità; e per mettersi al coperto dalla sua collera, entrarono in trattati con quelle città che da più anni avevano mostrato attaccamento al partito guelfo. Proposero di dare maggior durata e consistenza alla loro alleanza, approfittando perciò dell'espressa concessione di Federico Barbarossa stipulata nel trattato di Costanza. Con questo trattato veniva alle città conservato il diritto di allearsi fra di loro per difendere la propria libertà, ed in ispecie di rinnovare, quando lo credessero conveniente, la confederazione o società lombarda.