[283.] Girardi Maurisii Hist. p. 11.
[284.] Roland. l. I, c. 7. p. 176.
[285.] Id. l. I, c. 7. p. 176.
[286.] Gerar. Maur. p. 14. — Ant. Godii Nob. Vicentini Chron. p. 74.
[287.] Veggansi diversi trattati tra il marchese ed i suoi sudditi, Antiquit. Ital. Dissert. XLV, t. IV, p. 42. 45. e seguenti ad ann. 1198, e 1204.
[288.] Chronica parva ferrariensis, t. VIII, p. 481. — Chronic. Fratr. Francisci Pipini, l. I, c. 46. t. IX, p. 628.
[289.] Chron. parva Ferrar. p. 481. Di queste guerre civili scrisse estesamente Gio. Battista Pigna nella sua storia de principi d'Este. Venez. 1572. in 4.º l. II, p. 161, e segu. Ma il suo racconto abbonda di così grossolani errori, che non si può prestargli veruna fede.
[290.] Memoriale Potestatum Regiensium t. VIII, p. 1077 et seguent. Negli Annales Veteres Mutinenses, e nel Chronicon Parmense non trovansi rispetto al XII secolo che i nomi dei consoli e dei podestà: ma il Muratori diede nella prefazione al Malvezzi t. XIV, p. 774, due carte di gentiluomini che in tale epoca sottomettonsi alla repubblica di Modena.
[291.] Uno storico di Bologna riferisce sotto l'amministrazione di Gerardo una leggenda che mi sono fatto lecito di riferire in questo luogo, come prova dei costumi e della credulità di que' tempi.
Una giovane vergine chiamata Lucia, non meno bella che nobile, erasi chiusa nel monastero di santa Catterina di Bologna. Un Bolognese di lei innamorato prendeva posto ogni giorno sotto la finestra cui ella s'affacciava per udire la messa nella chiesa del suo convento. Lucia osservò l'emozione del giovane nell'istante in cui ella s'avvicinava; e rammentò le parole dettele dal vescovo nell'atto di darle il velo: «ch'ella disgiunga per sempre i suoi occhi da quelli degli uomini;» onde si credette obbligata a Dio di nascondersi interamente agli sguardi del suo amante, il quale il susseguente giorno vide la finestra chiusa da una gelosia che toglieva assolutamente Lucia a' suoi sguardi. Era questo l'istante in cui erano i Cristiani tuttavia costernati dalla perdita di Gerusalemme ed in cui chiamavansi tutti i cuori generosi a prendere la croce. Giurò il giovane di consacrarsi a Dio, come la sua diletta, partì per terra santa, e nel primo incontro, spingendosi nelle prime linee degl'infedeli, vi cercò piuttosto la morte che la vittoria. Atterrato e fatto prigioniero, fu dai Saraceni sottoposto a crudeli tormenti perchè rinegasse la fede. Trovandosi tra le mani dei carnefici, gridò: «O vergine santa, o casta Lucia! Se tu vivi ancora sostieni colle tue preghiere quello che tanto ti amò; e se ti trovi in cielo, rendimi propizio il mio Signore!» Ebbe appena dette queste parole, che cadde in profondissimo sonno, e quando svegliossi, si trovò ancora carico di ferri presso al monastero di santa Cristina. Lucia lo stava aspettando risplendente di gloria e di bellezza. — «Lucia vivi tu ancora?» gridò egli. «Io vivo, ma della vera vita; va, deponi i tuoi ferri sul mio sepolcro e ringrazia Iddio del favore che ti ha fatto.» Ella era morta lo stesso giorno in cui egli aveva abbandonato l'Europa. — Cherubino Ghirardacci istoria di Bologna. Lib. IV, p. 106.