Frattanto i nemici di Giano nella nuova elezione de' priori ottennero di far cadere la scelta sopra sei de' principali capi di quella aristocrazia plebea ch'era subentrata alla nobiltà. Tosto che costoro furono in carica, aprirono innanzi al capitano del popolo un'inquisizione intorno alla condotta di Giano della Bella, accusandolo d'avere in segreto eccitata un'insurrezione, che aveva avuto luogo pochi mesi prima.

Da prima la plebe parve irritarsi per somigliante accusa; si adunò intorno alla casa di Giano esibendogli di prendere le armi in sua difesa quand'anche avesse dovuto per ciò impadronirsi della città: il fratello di Giano si recò pure collo stendardo del popolo fino ad Orsanmichele, lontano duecento passi dal palazzo della signoria. Ma Giano avvedendosi di essere tradito da coloro stessi che d'accordo con lui avevano innalzata la potenza del popolo, e che i suoi nemici erano potenti e riuniti in armi avanti al palazzo dei priori, non volle esporre la patria sua ad una guerra civile, nè presentarsi al tribunale de' giudici la cui equità eragli per lo meno sospetta. Cedette adunque ed uscì di Firenze il 5 marzo del 1294, sperando che il popolo non tarderebbe a richiamarlo; ma invece fu condannato dal capitano del popolo e morì in esilio[47]. «Fu per contumacia condannato nella persona e sbandito, e morì in esilio, e tutti suoi beni disfatti, e certi altri popolani con lui; onde di lui fu grandissimo danno alla nostra città e massimamente al popolo, però ch'egli era il più leale uomo e diritto popolano di Firenze, amatore del bene comune, e quelli che mettea in comune non ne traeva. Era presuntuoso e voleva le sue vendette fare, e fecene alcuna contro gli abati suoi vicini col braccio del comune, e forse per li detti peccati fu per le sue leggi medesime, ch'avea fatte, a torto e senza colpa per li non giusti giudicato. E nota che questo è grande esemplo a quelli cittadini, che sono a venire, di guardarsi di non volere essere signori di loro cittadi, nè troppo presuntuosi.... Di questa novitade ebbe grande mutazione e turbazione il popolo e la città di Firenze, rimanendo al governo de' popolani grossi e possenti[48]».

CAPITOLO XXIV.

Pontificato di Bonifacio VIII. — Il partito guelfo si divide in due fazioni dei Bianchi e dei Neri. — I Bianchi perseguitati si uniscono ai Ghibellini.

1294 = 1303.

Appena nel precedente capitolo abbiamo avuto occasione di nominare i pontefici che governarono la Cristianità, perchè nello spazio di dieci anni la loro influenza fu quasi nulla rispetto all'Italia, sia che non potessero tra le civili rivoluzioni delle repubbliche acquistare sulle medesime quell'ascendente che avevano avuto ne' gabinetti de' principi, o sia che la successione di molti papi, che tutti morivano pochi mesi dopo la loro elezione, scemasse alla sede pontificia gran parte della sua potenza. Dopo Martino IV, Onorio IV della nobile famiglia de' Savelli di Roma, regnò due anni[49]. Attratto dalla gotta, incapace di levarsi, di sedere, d'aprire o chiudere le mani, era stato obbligato, per celebrare la messa e adempirne le funzioni, di far fare una macchina che lo alzava, lo abbassava e lo volgeva verso l'altare o verso il popolo, mentre un altro meccanismo suppliva alle sue dita per sostenere l'ostia. Pure in mezzo alle sue infermità questo papa possedeva un'eloquenza persuasiva ed uno spirito vigoroso; ma non impiegò i suoi talenti ed il suo potere che ad arricchire i Savelli di Roma suoi congiunti[50]. Dopo un interregno di alcuni mesi, gli fu dato per successore il cardinale ministro de' frati minori, che prese il nome di Nicolò IV. Questi regnò quattr'anni[51], duranti i quali pare che non si prendesse altra cura che quella di colmare di ricchezze e d'onori i Colonna di Roma, come il suo predecessore aveva fatto pei Savelli. Ne' libelli di quel tempo venne questo papa rappresentato in atto di uscire a stento da una colonna di marmo, colla testa coronata da una mitra, mentre due colonne situate innanzi a lui gli toglievano la vista degli oggetti[52]. Non si conoscono i motivi dell'affezione di questo papa verso la casa Colonna colla quale non aveva legame di sangue. Anche in quell'epoca i Colonna erano annoverati tra le antiche famiglie nobili, ma la loro potenza territoriale nel patrimonio di san Pietro ed il loro credito presso la corte pontificia non ebbero cominciamento che sotto questo papa[53].

Alla morte di Nicolò IV tenne dietro un interregno di due anni e pochi mesi, ne' quali molti cardinali morirono di febbre occasionata dal cattivo aere della campagna romana, altri giacevano infermi della medesima malattia. Frattanto eransi manifestate sediziose sommosse in Roma e nello stato della Chiesa, le quali accrescevano l'inquietudine che un così lungo interregno cagionava di già ai fedeli. Un giorno il cardinal Latino, vescovo d'Ostia, fece un discorso nell'adunanza de' cardinali, scongiurandoli ad unirsi di sentimento per dare un capo alla Chiesa, avvertendoli a non illudersi intorno ai manifesti segni dell'ira del cielo; ed avvisandoli che un sant'uomo aveva avuta una visione nella quale tutti erano minacciati della morte, se nel termine di due mesi non si riunivano i loro suffragi per collocare un papa sulla cattedra di san Pietro. È questa senza dubbio, soggiunse ironicamente il cardinale Benedetto Gaietani, che fu poi Bonifacio VIII, «è questa una delle solite visioni del vostro Pietro di Morone. — Egli è il vero, replicò il cardinal Latino, è una rivelazione fatta a questo uomo di Dio, che i doni dello Spirito Santo fanno così degno di comandare ai fedeli[54]

Queste parole ottennero sui cardinali di già scossi l'effetto d'una divina ispirazione. Coloro che non conoscevano Pietro di Morone, seppero dagli altri che questo vecchio religioso dell'ordine di san Benedetto viveva di lemosine, facendo vita eremitica sul monte di Motrone presso Sulmona nell'Abruzzo Citeriore; che colà nella miserabile sua cella macerava il suo corpo coi più rigorosi digiuni e le più austere penitenze; che la riputazione di sua santità era appoggiata ai miracoli, cui in allora davasi intera fede. Alcuni accertavano ch'era venuto al mondo vestito con un abito da monaco; altri che Gesù Cristo era disceso da una croce per cantare con lui i salmi; altri infine che una celeste armoniosa campana lo risvegliava ogni notte all'ora della preghiera[55].