[157.] Ecco la sentenza quale viene riferita nel libro delle Riformagioni negli archivi di Firenze. — Condemnationes facte, per Nobilem et Potentem militem, Dom. Cantem de Gabriellis Potestate Florentie MCCCII. Dopo alcuni altri: XXVII Januarii. Dom. Palmerium de Altovitis de Sextu Burghi, Dantem Allagherii de Sextu Sancti Petri Majoris, Lippum Becchi de Sextu Ultrarni, Orlandinum Orlandi de Sextu Porte Domus.

«Accusati dalla fama pubblica, e procede ex officio, ut supra de primis, e non viene a particolari, se non che nel Priorato contradissono la venuta Domini Caroli, e mette che fecerunt baratterias, et acceperunt quod non licebat, vel aliter quam licebat per leges, et caet: in libras octo millia per uno, et si non solverint fra certo tempo, devastentur et mittantur in commune, et si solverint, mihilominus pro bono pacis stent in exilio extra fines Tusciae duobus annis. Delizie degli Eruditi Toscani t. X, monumenti n.º 4. p. 94. — Il Tiraboschi riferisce una sentenza aggravante, pronunziata dallo stesso Canto il 10 marzo dello stesso anno, condannando Dante ed i suoi compagni, venendo presi, alla morte.

[158.] Paradiso Canto XVII.

[159.] Giovanni Boccaccio vita di Dante dalla p. 47. ediz. fiorent. del 1723, e nel suo comment. Infer. cant. 8. — Presso Flam. del Borgo p. 45. — Benven. Imolens. Comment. cant. 8. v. 1.

[160.] Infer. cant. V, v. 73 e seg.

[161.] L'episodio del canto X dell'Inferno di Cavalcante Cavalcanti prova che, quando Dante lo scrisse, Guido, suo figliuolo, era ancora vivo. N. d. T.

[162.] Gio. Villani l. VIII, c. 70. — Marchione di Coppo de Stefani. Delizie degli Eruditi toscani t. X, l. IV, Rubr. 243.

[163.] Gio. Villani l. VIII, c. 36. — Ritornato il Villani da questo viaggio colla fantasia ancora calda dall'avere veduta la presente generazione sfilare sotto i suoi occhi, prese a scrivere la sua storia.

[164.] Inferno c. III, v. 116.

[165.] Franco Sacchetti fiorentino, nato del 1335, morì verso il 1400, onde la sua testimonianza intorno all'epoca della pubblicazione della Divina Commedia deve molto valutarsi. — Avendo l'asinajo interrotto la recita dei versi per gridare arri agli asini. Dante lo percosse, dicendo, codesto arri non vi misi io. Nov. LII e LIII.