Quando Donato Barbadori udì la lettura di questa sentenza, rivoltosi ad un crocifisso, che stava in mezzo all'assemblea. «A te io mi appello, egli gridò, padre onnipossente del genere umano! Tu, che sei giusto giudice e non esposto ad essere ingannato, poichè i suffragi degli uomini ci condannano, io t'invoco testimonio dell'iniquità della loro decisione. Nel tuo ultimo giudizio, tu darai una più giusta sentenza[133]

Mentre il papa agitava in Avignone la sua lite coi Fiorentini secondo le forme giuridiche, cercava a Firenze di terminarla con un trattato, e vi aveva spediti ambasciatori; ma il trattato fu improvvisamente rotto dalla rivoluzione di Bologna. Gli otto della guerra, che il popolo, malgrado la scomunica del papa, chiamava comunemente gli otto santi, cercavano da lungo tempo di mettere in movimento la fazione dello scacchiere a Bologna; poichè sapeva che l'opposto partito dei Maltraversa godeva del favore del legato[134]. Ma il popolo pareva determinato a rimanere sotto l'ubbidienza della chiesa; quando il legato, che non sapeva in qual modo soddisfare Acuto ed i soldati, ai quali doveva molti soldi arretrati, risolse di cedere loro i due castelli di Castrocaro e di Bagnacavallo che dipendevano da' Bolognesi e dalla chiesa, e che furono dai soldati saccheggiati con inaudita crudeltà[135]. Nello stesso tempo si vociferò che il legato trattava di vendere Bologna medesima al marchese d'Este; onde i Bolognesi più non frapposero dimore, e scossero un giogo, che ogni giorno rendevasi più pesante.

Il più ragguardevole uomo di Bologna era Taddeo degli Azzoguidi del partito dello scacchiere, ed in sua casa la notte del 19 al 20 marzo Roberto de' Salicetti adunò i capi delle due fazioni. Tutti i patriotti di Bologna giurarono nelle sue mani di deporre le antiche loro nimicizie, e di sacrificare, quando il bisogno lo richiedesse, i loro beni e le loro vite per ricuperare l'antica libertà della patria. Frattanto Ugolino di Panico, il conte Antonio Bruscolo, ed alcuni altri gentiluomini avevano adunata una truppa di montanari degli Appennini, che segretamente introdussero in città. I cittadini, dopo essere andati alle case loro a prendere le armi, eransi di nuovo raccolti in silenzio presso Taddeo degli Azzoguidi. Riunironsi le due truppe avanti la croce del mercato, ove ad una sola voce rinnovarono il giuramento d'esporre i loro beni e le loro vite per ricuperare la libertà bolognese. Roberto Salicetti dispose senza rumore la sua truppa presso il castello, ed occupò tutti i capi strada della piazza, indi Taddeo fece chiedere al legato, che fin allora non erasi accorto di verun movimento, le chiavi della fortezza e delle porte della città, dichiarandogli che i Bolognesi d'ora innanzi intendevano di guardarsi da se medesimi. Il legato atterrito fece aprire il castello a Salicetti, ma perchè tardava a dare altresì le chiavi della fortezza, Taddeo si avanzò immediatamente per attaccarla. Tutte le uscite della piazza erano di già state occupate, onde la compagnia inglese non potè montare a cavallo per difendersi; la prima porta della fortezza fu atterrata, mentre da un'altra banda Antonio di Bruscolo occupava il palazzo alla testa de' contadini e lo abbandonava al saccheggio. E perchè si cominciava ad insultare il legato, Taddeo degli Azzoguidi accorse in suo ajuto, e, presolo sotto la sua protezione, lo fece passare nel convento di san Giacomo.

Quando si levò il sole alla mattina del giovedì 20 marzo la rivoluzione era di già compiuta; il gonfalone del popolo volteggiava sulla gran piazza; le tribù e le compagnie delle arti erano adunate per nominare dodici anziani ed un gonfaloniere di giustizia; e subito dopo il consiglio generale pubblicò un'amnistia per tutti i fuorusciti[136].

Quando i Fiorentini ebbero avviso di questi avvenimenti, spedirono ai Bolognesi lo stendardo della libertà con due mila cavalli, cinquecento fanti, e grosse somme di danaro: le fortezze di Bologna vennero spianate, e la nuova repubblica prese parte nella lega formata contro la chiesa[137].

Acuto trovavasi a Granaruolo colla maggior parte della compagnia inglese quando intese la ribellione di Bologna. Sospettava che Faenza s'apparecchiasse a fare lo stesso, e per tale sospetto vi entrò tutt'ad un tratto il 29 di marzo per abbandonare i cittadini al ferro de' soldati: vennero uccise quattro mila persone; molti fuggirono ad Imola o a Forlì, ma le donne e le vergini medesime consacrate agli altari furono ritenute per essere disonorate[138]. Dopo tale carneficina Acuto conchiuse una tregua di sedici mesi coi Bolognesi, per riavere a tale condizione i suoi due figliuoli, e molti suoi capitani, ch'erano stati sorpresi e fatti prigionieri a Bologna nell'istante della rivoluzione[139].

Due nuovi cardinali venivano dal papa spediti in Italia per difendere o ricuperare lo stato della chiesa; Francesco Tebaldeschi, cardinale di santa Sabina, fu incaricato della legazione di Roma, della Sabina, della Campania, della Maremma, del patrimonio e del ducato di Spoleti; e Roberto di Ginevra, che fu poi antipapa sotto il nome di Clemente VII, ebbe le legazioni della Romagna e della Marca d'Ancona[140]. Quest'ultimo aveva commissione di condurre con sè una nuova armata pontificia.

Restava ancora in Francia una sola di quelle bande di soldati inglesi e francesi, che si erano riuniti per rubare. Chiamavasi questa la compagnia de' Bretoni, composta di sei mila cavalli e di quattro mila fanti, e si aveva opinione che superasse in ferocia tutte quelle che l'avevano preceduta. Il papa fece interpellare Giovanni di Malestroit che la comandava, se gli dava l'animo d'entrare in Firenze: se il sole vi entra, rispose costui, noi pure vi entreremo; soddisfatto di questa rodomontata il papa prese la compagnia al suo servigio, e la diede al cardinale di Ginevra, che la condusse in Italia[141]. L'avvicinamento di quest'armata parve ai ministri del papa un sicuro pegno della loro vittoria; non credendo essi che il coraggio che ispira l'amore della libertà potesse resistere al brutale valore de' loro nuovi soldati[142].

Roberto di Ginevra, attraversando il territorio di Galeazzo Visconti alla testa di questa formidabile armata, entrò con lui in trattato, e lo persuase a segnare una pace particolare col papa; pace vergognosa per la Chiesa, perchè abbandonò senza guarenzia ai loro oppressori tutti i Guelfi, ch'ella aveva indotti a ribellarsi contro i Visconti[143].

Mentre Roberto di Ginevra, dopo essersi lasciate a dietro Alessandria e Tortona, si dirigeva per la strada di Piacenza sopra Ferrara, gli otto della guerra a Firenze avevano scelto per loro generale Rodolfo da Varano, signore di Camerino; l'avevano mandato a Bologna, e posto sotto i suoi ordini un'armata di due mila lance, e sei mila cavalli. Nel medesimo tempo avevano fortificati e muniti di truppe tutti i passaggi degli Appennini, ordinando ai contadini di riporre ne' castelli e luoghi forti i bestiami loro, ed i raccolti[144].