Vennero allora aperte le porte del palazzo, ed il popolaccio vi entrò. In questo momento un cardatore di lane, chiamato Michele di Lando, teneva il gonfalone della giustizia, di cui il popolo si era impadronito due giorni prima. Quest'uomo, che aveva vesti stracciate e camminava a piedi nudi, salendo alla testa del popolo la grande scala della signoria, quando giunse nella sala d'udienza de' priori, si volse al popolo affollato, e gli disse: «questo palazzo v'appartiene, questa città è nelle vostre mani; qual è al presente la vostra sovrana volontà?» Il popolo rispose ad una voce, ch'esso doveva essere il gonfaloniere di giustizia, e riformare la signoria. Michele di Lando in quell'istante avrebbe potuto farsi tiranno, e regnare sopra Firenze con l'appoggio del minuto popolo; egli avrebbe avuto un impero più assoluto che non fu quello del duca d'Atene, ma fortunatamente per la repubblica Michele amava sinceramente la sua patria e la libertà, e malgrado la parte che aveva presa alla sovversione dello stato, di già pensava ai mezzi di rimettere l'ordine[236].
Gli otto della guerra erano i soli di tutta l'antica magistratura, che fossero rimasti in palazzo; e siccome era il loro partito che aveva cominciata la rivoluzione, siccome essi medesimi vi avevano avuta parte, credevano di raccogliere i frutti della vittoria, ed avevano di già nominata una nuova signoria, alla testa della quale volevano mettere Giorgio Scali[237]. Ma Michele di Lando, avvertito del loro divisamento, fece loro sapere che il popolo aveva riconquistato per sè medesimo il diritto di governarsi, che saprebbe dirigersi senza i loro consigli, onde ordinava loro d'uscire all'istante dal palazzo[238]. Per tal modo coloro che avevano osato scatenare il popolo, sperando di farlo agire per sè medesimi, e di frenarlo a voglia loro, furono i primi a trovarsi delusi dalla loro fallace politica.
Avendo Michele rimossi tutti i magistrati stabiliti, e bruciate le borse onde dovevano cavarsi i nuovi, riunì i sindaci delle arti, e quelli del basso popolo per passare a nuove elezioni. Dispose da prima che tre membri della signoria, compreso il gonfaloniere, sarebbero presi in ogni classe, cioè: le arti maggiori, le minori ed il popolo minuto[239]. Questa nuova signoria venne subito installata, e si occupò immediatamente di far cessare il disordine, minacciando la pena di morte a chiunque renderebbesi colpevole di saccheggio o d'incendio.
Il popolo, maravigliato di non raccogliere ulteriori frutti della sua vittoria, ripigliò ben tosto le armi e venne in piazza; chiese che i nuovi priori scendessero di palazzo per conoscere la volontà del popolo ed uniformarvisi. Michele di Lando rispose ai sediziosi, che senza sapere ancora ciò ch'essi domandavano, sapeva almeno che il loro modo di domandarlo era contrario alle leggi, e loro ordinava di deporre le armi, imperciocchè la dignità della signoria non permettevagli d'accordare nulla alla forza[240].
Il popolo ammutinato, vedendo la fermezza del gonfaloniere, ritirossi a santa Maria Novella per meglio organizzarsi. Colà nominò otto commissarj, che incaricò delle cose del governo; prese molte risoluzioni contrarie a quelle della nuova signoria, ed all'indomani, 31 agosto, mandò deputati al palazzo per partecipare ai priori le prese disposizioni. Questi deputati esposero audacemente le loro commissioni; rinfacciarono a Michele di Lando la sua ingratitudine e la sua disubbidienza alla volontà del popolo, che lo aveva innalzato; gli dichiararono che lo stesso popolo lo spogliava al presente di quegli onori di cui abusava, e lo minacciarono di più severo castigo in caso di disubbidienza. Michele non potè soffrire più a lungo; sguainò la spada, ed avventandosi contro di loro, li ferì gravemente, poi li fece caricare di catene, ed imprigionare[241].
Michele di Lando prevedeva le conseguenze di quest'atto di collera; ma nei due giorni che i commissarj di santa Maria Novella ed il popolo ammutinato consumarono nel fare progetti di governo, il gonfaloniere si era occupato intorno ai mezzi di salvare lo stato. Aveva chiamati presso di sè tutti i proprietarj, tutti coloro cui stava più a cuore il mantenimento dell'ordine. Aveva incaricato Benedetto Alberti di richiamare coloro che erano fuggiti in campagna, facendoli rientrare segretamente in città insieme ai più fidati contadini[242]. Avendo così ragunata una considerabile truppa, montò a cavallo per andare a sorprendere e disperdere gli insorgenti di santa Maria Novella. Nello stesso tempo questi, udito avendo il modo con cui erano stati trattati i loro deputati, eransi mossi per vendicarli. E volle l'accidente che mentre Michele di Lando andava verso santa Maria Novella, i Ciompi andassero verso il palazzo per diversa strada, di modo che non si scontrarono. Ma Michele tornò subito verso la piazza, che trovò ingombrata dai Ciompi di già occupati nell'assedio del palazzo. Gli attaccò vigorosamente, ed approfittando della circostanza che trovavansi in mezzo ai nemici, gli sgominò compiutamente; molti furono uccisi, molti altri fuggirono fuori di città, o si nascosero dopo avere deposte le armi[243].
Avendo in tal modo colla sua virtù e col suo coraggio gloriosamente soddisfatto ai doveri del suo ufficio, Michele di Lando uscì di carica il 1.º di settembre. Alla nuova estrazione, quando le compagnie delle arti, che si trovavano adunate in sulla piazza, videro uscire i tre priori ch'erano stati presi nel popolaccio, gli accompagnarono colle fischiate. Il partito dei Ciompi era vinto, più di mille cardatori di lana erano in fuga, e le compagnie dichiararono ch'esse non volevano nella signoria persone di così bassa condizione. La costituzione fu nuovamente cambiata, la nuova corporazione, stabilita per i Ciompi, abolita, e gli onori della repubblica divisi tra le arti maggiori e minori, in maniera che le prime somministrassero quattro priori alla signoria, e le altre cinque[244].
La disfatta de' Ciompi ridusse la repubblica sotto il potere di coloro che avevano cominciata la rivoluzione; il quale partito diretto da Giorgio Scali, da Salvestro de' Medici e da Benedetto Alberti, contava i principali suoi partigiani nelle arti minori, ed aveva per avversarj i due partiti estremi. I Ghibellini, o, a dir meglio, coloro ch'erano accusati di esserlo, tornarono in favore; i Guelfi zelanti ed i capi dell'aristocrazia erano esiliati come i Ciompi, e la nobiltà ed il popolo malcontenti: non pertanto l'anno terminò senza nuova rivoluzione, sebbene i governanti fossero agitati da continui sospetti.