Tutta l'esistenza delle repubbliche marittime è poco legata alla storia del rimanente dell'Italia. Le signorie di Venezia e di Genova sembravano d'ordinario straniere alle rivoluzioni delle province limitrofe, mentre tutte le loro cure erano volte alle regioni del Levante. Il loro commercio e le loro colonie nella Turchia ed in Grecia erano la principale sorgente delle ricchezze del popolo e della potenza dello stato; e le passioni pubbliche e private non sembravano eccitate che dagl'interessi e dalle rivoluzioni di queste lontane contrade.
La situazione delle repubbliche marittime le isolava, per così dire, e loro permetteva di risguardarsi come assolutamente staccate dal continente italiano. Le montagne che circondano la Liguria, separavano questa provincia dalla Lombardia, siccome le lagune ne separavano Venezia. In un tempo in cui la cavalleria pesante formava il nervo delle armate, riusciva presso che impossibile la conquista d'un paese in cui i cavalli non potevano agire. Le cure adunque che le due repubbliche si prendevano delle cose del Levante non venivano in verun modo interrotte da quelle della loro sicurezza. La regione, da cui ritraevano le ricchezze e la sussistenza loro, era sempre l'emporio del commercio del mondo. La barbarie dei Turchi non aveva avuto sopra le province del loro dominio una influenza tanto funesta, quanto l'ebbe nelle susseguenti età la loro non curanza. I loro stati venivano ancora arricchiti da alcune manifatture e dal commercio delle Indie; gli Arabi ed i Greci, che loro erano soggetti, non avevano ancora rinunciato al lusso che ha bisogno di commercio, nè all'industria che lo alimenta.
I Turchi erano oramai i veri signori dell'Oriente, e di già chiamavansi mari di Turchia le acque dette per lo innanzi mari della Grecia. Il decadimento dell'impero d'Oriente era stato rapidissimo. Ne' primi anni del XIV secolo il vecchio Andronico aveva perduta tutta l'Asia minore, e tutti i possedimenti de' Greci al di là del Bosforo e dell'Ellesponto. Circa il 1350 Cantacuzèno introdusse i Turchi in Europa per impiegarli come ausiliari nelle guerre civili, ed il suo successore Paleologo, ch'era stato suo pupillo e suo rivale, perdette nel suo regno dal 1355 al 1391 tutte le province d'Europa, che tutte vennero in potere di Amurat I. «Chiudi le porte della tua città per regnare entro il circondario delle tue mura», faceva dire il successore d'Amurat al figliuolo di Giovanni Paleologo, «poichè tutto quanto trovasi al di fuori appartiene a me[290].»
La stessa Costantinopoli non era quasi meno dipendente dai Turchi di quello che lo fossero le campagne da questi occupate. Giovanni Paleologo, perduto nel libertinaggio, cercava con vili piaceri di allontanare il pensiero della ruina del suo impero[291]. Tributario e vassallo del Sultano, erasi obbligato a servire sotto i di lui ordini, o farsi rappresentare nel campo de' Turchi da uno de' suoi figliuoli. Mentre che d'accordo con Amurat combatteva contro gli Ungari, Andronico, suo primogenito, prese parte ad una congiura con uno de' figli d'Amurat. Il progetto di questi ambiziosi giovani pare che fosse quello di balzare dal trono nel tempo medesimo il sultano e l'imperatore; ma le loro trame vennero scoperte da Amurat, il quale condannò alla morte suo figlio, ed ordinò al monarca greco di punire il proprio. Giovanni Paleologo non era convinto del delitto del principe, ma la viltà sua gli fece far quello che la collera, o la sete del sangue non gli suggerivano di fare; fece abbacinare suo figliuolo, e suo nipote, ancora fanciullo: e destinò suo successore Manuele, il secondo de' suoi figli[292].
Mentre l'impero greco abbracciava ancora molte migliaja di leghe quadrate, ci dovette sorprendere l'audacia e la potenza della colonia genovese di Galata; ma nella presente epoca in cui trovavasi ridotto quasi ad una sola città, e che il suo capo non si ricusava di soggiacere a qualunque avvilimento, quando l'ordinava il sultano, più non dobbiamo maravigliarci vedendo i Genovesi di Galata tenere in bilico tutte le forze dell'imperatore, e l'affetto loro essere cagione in Costantinopoli di frequenti rivoluzioni: la parte ch'essi presero negli intrighi della corte greca fu la causa principale della guerra di Chiozza.
Il Paleologo aveva chiusi suo figlio e suo nipote nella torre di Anema, vicina a Galata. I Genovesi, mossi a pietà di questi due infelici principi, li fecero fuggire dopo due anni di prigionia. Il supplicio non era stato eseguito che a metà, ed i medici italiani riuscirono a far ricuperare uno degli occhi ad Andronico, ed a rendere a suo figliuolo Giovanni una losca e debole vista[293]. Quando questi due principi più non si trovarono nell'assoluta dipendenza cui erano obbligati dalla cecità, i Genovesi li dichiararono capaci di regnare e loro offrirono di riporli in trono, purchè Andronico loro cedesse in ricompensa l'isola di Tenedo, la quale, posta essendo all'imboccatura dell'Ellesponto, signoreggia quest'importante passaggio, ed apre o chiude l'ingresso della Propontide e del mar Nero. Il trattato fu segnato in agosto del 1376. I Genovesi attaccarono in allora Costantinopoli e furono ajutati dai nemici del regnante imperatore, onde posero sul trono il cieco Andronico, mentre che Giovanni ed i suoi due figli vennero chiusi nella stessa prigione da cui era stato levato Andronico[294].
Dopo questa rivoluzione i Genovesi spedirono due galere per prendere possesso di Tenedo, al quale oggetto erano muniti degli ordini che Andronico dirigeva al governatore dell'isola. Ma questi essendo, come pure gli abitanti, affezionato al deposto imperatore, ricusò di riconoscere i due ciechi monarchi, chiuse il suo porto ai Genovesi, e vedendo che colle sole sue forze non potrebbe a lungo difendersi contro di loro, chiese soccorso a Donato Tron, ammiraglio della flotta veneziana, che ritornava dal mar Nero, e gli consegnò Tenedo colle sue fortezze. Il senato di Venezia che tutta conosceva l'importanza di quest'isola, vi mandò all'istante due provveditori con forte guarnigione, e le somme occorrenti per mettere i castelli in buono stato di difesa. I Genovesi irritati persuasero Andronico a far imprigionare il balio con tutti i Veneziani stabiliti a Costantinopoli, e somministrarono all'imperatore dodici galere per intraprendere l'assedio di Tenedo. Per altro eglino non dichiararono la guerra ai Veneziani, e non presero parte all'attacco che in qualità d'ausiliarj de' Greci[295].
In un altro regno del Levante i Genovesi sostenevano una guerra, alla quale dovevano a vicenda prendere parte anche i Veneziani. Pietro di Lusignano, re di Cipro, era stato ucciso nel 1372 dai suoi fratelli a Nicosia, sua capitale; suo figliuolo ancora fanciullo, chiamato Pietro, come il padre, era stato disegnato per succedergli. I Veneziani ed i Genovesi, che avevano in quell'isola potenti stabilimenti, pretendevano gli uni e gli altri di occupare il posto d'onore nella cerimonia della coronazione. Gli zii del giovanetto re decisero la disputa in favore de' Veneziani[296]; ma i Genovesi ricusarono di stare al loro giudizio, e recaronsi al palazzo colle armi sotto il loro mantello, per occupare a forza il posto cui credevano d'avere diritto. Gli zii del re, avuto avviso del loro divisamento, li fecero arrestare; si ritennero come prove del fatto le armi che portavano nascoste, e senza formarne regolare procedura vennero precipitati dalla sommità di una torre. I furibondi Ciprioti non si limitarono a far morire i Genovesi ch'eransi recati al palazzo, ma infierirono contro tutti i loro compatriotti sparsi nell'isola; tutti furono uccisi e saccheggiate le loro case. Ad un solo Genovese gravemente ferito in fronte, e creduto morto, riuscì di fuggire onde portare la notizia dell'accaduto alla sua patria[297].