Appena partiti questi, i Genovesi si mossero per imitarli. Dopo avere divotamente ascoltata la messa in sullo spuntar del giorno, dopo essersi confessati e comunicati, tutti si vestirono di bianco, o piuttosto con alcune lenzuola si fecero certe grandi sottane di tela, che coprivano tutto il loro corpo, ed il volto. Il venerabile arcivescovo di Genova, Giacomo del Fiesco, troppo debole e troppo vecchio per camminare, montò un cavallo coperto pure di bianco, ed in tal modo condusse la processione. Tutti gli uomini, tutte le donne, tutti i fanciulli lo seguivano appajati, cantando le litanie, e prostrandosi di tanto in tanto per implorare sulla terra la celeste pace e misericordia. In questo divoto spettacolo eravi qualche cosa di seducente; coloro che avevano osato di porlo in ridicolo, non potevano meglio che gli altri preservarsi da un sentimento che solo animava tutto un popolo. La processione visitando tutte le chiese, tutte le cappelle di reliquie, in Genova e ne' contorni, continuò per nove giorni il suo cammino e le sue litanie. Il decimo giorno si riaprirono le botteghe, e tutti si restituirono ai consueti affari; soltanto i più zelanti ed i più robusti consacrarono questi nove giorni a portare più verso il levante questa nuova divozione. Alcune processioni genovesi giunsero a Lucca ed a Pisa, e comunicarono ai Toscani la loro istituzione. Lazzaro Guinigi capo di una famiglia guelfa che in allora governava Lucca con un'autorità quasi assoluta, non vide senza inquietudine l'arrivo di questa processione di maschere, che poteva nascondere qualche stratagemma del duca di Milano, o de' Pisani suoi nemici. Quando si fu rassicurato da questo primo timore, concepì un'altra inquietudine, vedendo il movimento popolare che eccitava questa pratica religiosa, e l'immensa folla che di già apparecchiavasi ad uscire di Lucca in processione. Temette che la città non rimanesse vuota e senza difensori, e che i suoi nemici ne approfittassero per attaccarlo. In conseguenza la signoria di Lucca vietò alle processioni dei bianchi di uscire dalle mura; ma non potè impedire, che circa tre mila penitenti, che facevano portare un crocifisso avanti a loro, non si recassero a Pescia, ove visitarono le chiese, e persuasero le famiglie nemiche a riconciliarsi. Proseguirono poi il loro viaggio per Pistoja alla volta di Firenze; in tutti i luoghi per dove passavano vennero ricevuti con entusiasmo; ed in Firenze la signoria li fece alloggiare e nutrire a spese del pubblico. Ne' susseguenti giorni si videro arrivare nella stessa città simili processioni da Pistoja, da Prato e da Pisa, le quali seguivano l'esempio loro dato dai Lucchesi, e tutte furono accolte colla stessa ospitalità[603].
Quando tutti gli stranieri penitenti furono partiti, i Fiorentini dal canto loro si apparecchiarono a cominciare la loro corsa di divozione; ed i priori per impedire il più che potevano a queste religiose compagnie d'allontanarsi dalla città, diedero loro per guide pubblici ufficiali. Il vescovo di Firenze accompagnato da quaranta mila persone, visitava le chiese del vicinato, e riconduceva ogni sera i suoi penitenti a dormire in città e nelle proprie case; ma un'altra truppa, condotta dal vescovo di Fiesole, si pose in cammino alla volta d'Arezzo, e quando giunse a Filigne si trovò composta di ventimila penitenti[604].
E per tal modo in tutto il tempo che si continuarono queste pie scorrerie, non fu commessa violenza alcuna, nè tramata alcuna frode; e quando le processioni giugnevano ancora ne' luoghi nemici, vi entravano confidentemente, e vi si ricevevano con ospitalità. Dalla Toscana questa pratica venne portata negli stati del papa, e da questi nel regno di Napoli. Corse tutta l'Italia dall'una all'altra estremità, e non venne fermata che dal mare[605].
Per altro il papa era ben lontano dall'incoraggiarla; trovandosi sempre in guerra coll'antipapa e co' suoi proprj baroni e colle città del suo stato, ogni movimento eccitava la sua diffidenza, onde condannò le processioni dei bianchi come contrarie alla disciplina della Chiesa.
Ma non fu appena calmato questo universale movimento di divozione, che si videro manifestarsi nuove trame del duca di Milano. Voleva egli staccare i Lucchesi dall'alleanza de' Fiorentini, e la fermezza di Lazzaro Guinigi, che allora reggeva questa repubblica, faceva vani tutti i suoi tentativi. Pure un fratello di Lazzaro, che batteva la carriera militare, aveva preso servigio sotto Giovanni Galeazzo, ed era in allora di guarnigione a Pisa. Il governatore di questa città lo chiamò un giorno in sua casa: «Felicitatevi, gli disse, che il duca di Milano, nostro padrone, è intenzionato di farvi signore di Lucca; tutti i partigiani della vostra casa vi seconderebbero se vostro fratello avesse cessato di vivere, in quanto a me io tengo ordine di sostenervi con tutte le truppe di cui posso disporre; d'altro più non si tratta che di vedere se l'uomo cui sono riservate tante grazie, vuole rendersene degno.» Il giovane Guinigi, che in ogni tempo era stato riputato uomo leggiere, si lasciò abbagliare da tali offerte; assunse tutti gl'impegni che volle il governatore, e la medesima sera passò a Lucca, ove chiesta avendo una segreta conferenza col fratello, tosto che si trovò con lui solo lo uccise a pugnalate. Subito dopo scese in piazza per chiamare il popolo alle armi, siccome aveva concertato di fare col governatore di Pisa, ma l'orrore del commesso delitto riunì tutte le persone contro di lui; e Michele Guinigi ch'era in allora gonfaloniere lo fece arrestare, e condannare immediatamente a morte[606].
Giovanni Galeazzo non aspettavasi migliore successo da questa cospirazione. Voleva la morte di Lazzaro Guinigi e l'aveva ottenuta. La peste, che si manifestò subito dopo in Lucca, favorì gli ulteriori suoi progetti. Nella state del 1400 si videro spesso morire in un solo giorno cento cinquanta persone della città. Perirono quasi tutti i capi della casa Guinigi; Michele il gonfaloniere, un altro Lazzaro, Bartolomeo, e tutti coloro che godevano della pubblica considerazione, morirono gli uni dopo gli altri[607]. I loro amici, i loro clienti fuggivano nelle campagne e ne' più lontani paesi per evitare la mortalità; ed i Ghibellini di già si lusingavano d'una vicina vendetta contro la casa Guinigi, che gli aveva tanto tempo tenuti in basso stato[608].
Paolo Guinigi, il più giovane de' figli di Francesco, era rimasto a Lucca: dotato di scarsi talenti e non risoluto, la di lui ambizione non era superiore ai suoi mezzi. Ma un intrigante notajo, ser Giovanni Cambi, che ci lasciò la storia di una rivoluzione di cui fu principale agente, si rese padrone del suo spirito, e lo determinò ad approfittare delle circostanze per innalzarsi alla tirannide. Gli fece credere che s'egli non attaccava verrebbe attaccato in breve, e s'incaricò di tutte le negoziazioni e di tutti gl'intrighi che lo dovevano condurre allo scopo. Guinigi cominciò coll'abjurare il partito guelfo, e l'alleanza de' Fiorentini, onde chiedere soccorso a Giovanni Galeazzo, il sostenitore di tutti gli usurpatori; ed il duca ordinò al governatore di Pisa di secondare il Guinigi con tutte le forze di cui poteva disporre[609].
Il gonfaloniere e gli anziani, che la sorte aveva designati per governare Lucca nei mesi di settembre e di ottobre del 1400, erano creature della casa Guinigi, onde gli permisero di corrompere i soldati, di introdurre contadini in città, di occupare con gente armata il palazzo e le strade vicine. Nella notte del 14 ottobre, e nella susseguente mattina il gonfaloniere avendo adunati i dodici consiglieri della balìa, dichiarò loro che per la sicurezza di Lucca e della famiglia Guinigi, e pel mantenimento della libertà medesima, egli credeva necessario di nominare Paolo Guinigi capitano della città e delle milizie[610]. La balìa rigettò questa proposizione, e la ricusò egualmente il consiglio ch'era adunato; ma Paolo Guinigi era sulla piazza circondato dai soldati e dai contadini armati; il podestà erasi dichiarato per lui, ed il gonfaloniere gli rimise, in nome della repubblica, lo stendardo del popolo ed il bastone del comando[611].
La limitata autorità che fu in allora attribuita a Guinigi, non bastò a soddisfare questo nuovo signore, o piuttosto il suo intrigante consigliere. Il primo prese motivo da una trama da lui scoperta per domandare ed ottenere un assoluto potere; in principio del susseguente anno soppresse la signoria degli anziani, e si alloggiò egli stesso nel pubblico palazzo[612].