Mentre i Fiorentini vedevano con estrema inquietudine la città di Lucca staccarsi dalla loro alleanza, e l'usurpatore, che l'aveva fatta serva, cercare l'appoggio del tiranno di Lombardia, venivano informati che quest'ultimo, ossia il governatore che aveva mandato a Perugia, erasi per sorpresa impadronito della città d'Assisi[613]. Di già la guerra pareva inevitabile, quando il solo generale in cui avessero piena confidenza, messer Broglio, morì di peste il 15 luglio ad Empoli[614]. La loro città era pure travagliata dallo stesso flagello; ma mentre vi spargeva lo spavento, sorprendeva ancora taluno de' loro nemici. Uguccione di Casale, signore di Cortona, morì quando si apparecchiava a lasciare l'alleanza della repubblica per accettare quella del Visconti, e suo figlio Francesco che gli successe, rimase fedele ai Fiorentini. Nello stesso tempo morì Roberto conte di Popi; egli aveva sempre fatto la guerra ai Fiorentini, ed era l'alleato di tutti i loro nemici; ma morendo supplicò la repubblica ad accettare la tutela de' suoi figli. La signoria accolse la sua domanda ed amministrò la tutela di questo nemico con non minor prudenza che generosità[615].

In novembre di quest'anno, si scoprì in Firenze una cospirazione, nella quale i Ricci, gli Alberti, alcuni Adimari, Strozzi e Medici erano entrati per ricuperare la loro antica parte al governo. Alcuni de' congiurati avevano trattato, senza saputa degli altri, col duca di Milano, l'anima di tutte le congiure d'Italia; ed i movimenti che si osservarono nelle sue truppe a Siena ed a Pisa, convinsero, ch'egli solo avrebbe raccolti tutti i frutti della cospirazione, se ella non veniva scoperta. I più colpevoli de' suoi capi perirono sul patibolo[616]. Ma non era per anco passato lo spavento cagionato da questa trama, che una nuova rivoluzione privò di libertà l'ultima delle repubbliche che rimanesse attaccata al partito fiorentino.

La repubblica bolognese era da qualche tempo governata dalla fazione che portava il nome dello scacchiere, essendo stata la contraria fazione de' Maltraversi esiliata. Trovavansi alla testa della prima nel 1398 due cittadini dotati di sommi talenti, e che godevano grandissima riputazione, Nanne Gozzadini e Carlo Zambeccari. Ambiziosi ambidue volevano elevarsi oltre il grado che si conviene a cittadini d'uno stato libero, e pensarono di formarsi un partito separato, per soppiantarsi vicendevolmente, ed occupare la sovranità. Il Gozzadini sceglieva i suoi partigiani nella fazione dominante, e per piacer loro perseguitava o esiliava quelli della contraria parte. Lo Zambeccari all'opposto assumeva la protezione degli oppressi, e colla sua dolcezza e moderazione aveva intorno a sè riuniti tutti coloro ch'erano affezionati al partito Maltraversa[617]. Il 6 maggio 1398 fece prendere le armi al popolo, e costrinse il senato ad accordare un'amnistia generale, ed a richiamare tutti i fuorusciti[618]. Quest'atto di clemenza accrebbe molto il credito dello Zambeccari, e la sua pubblica riconciliazione coi Gozzadini che tenne dietro a quest'avvenimento, pareva promettere un nuovo periodo di prosperità alla repubblica di Bologna.

Ma, sebbene questa pacificazione fosse stata consolidata da matrimonj tra le due famiglie, Nanne Gozzadini la turbò bentosto. Egli si associò Giovanni Bentivoglio, gentiluomo i cui talenti ed attività uguagliavano la smisurata ambizione, e dopo avere seco convenuto intorno ai mezzi di sollevare il popolo, impegnò Giovanni, conte di Barbiano, capitano ch'era stato lungamente al soldo dei Bolognesi, a secondarlo colla sua compagnia di ventura. I partigiani dei Gozzadini, e tutta la fazione dello scacchiere doveva prendere le armi in principio del 1399, occupare la porta della strada san Donato, per aprirla al Barbiano, ed introdurre in città i suoi soldati. Il Gozzadini s'impadronì realmente di questa porta; ma il Barbiano, ritardato da un impreveduto ostacolo, non arrivò all'ora convenuta. Carlo Zambeccari al primo allarme aveva ragunata una numerosa e determinata truppa, e gli sarebbe stato agevole cosa l'opprimere i suoi nemici; ma tostocchè questi offrirono proposizioni di pace, egli dichiarò che non verserebbe il sangue de' suoi concittadini, qualunque fosse il danno che gliene verrebbe dalla sua clemenza. Chiese che il Gozzadini ed il Bentivoglio deponessero le armi coi loro alleati, ed uscissero di città. Il primo fu relegato a Genova, l'altro a Zara, e la sedizione fu compressa senza spargimento di sangue[619].

Lo stesso partito eccitò nel medesimo anno una seconda sedizione, che venne egualmente compressa dai talenti e dal coraggio di Carlo Zambeccari. Questo cittadino acquistava ogni giorno una maggiore considerazione, ed un maggiore ascendente nella repubblica, quando la peste si manifestò in Bologna e portò la desolazione ne' consiglj. In uno stesso giorno morirono Carlo Zambeccari ed i suoi più zelanti partigiani, Obizzo Lazzari e Giacomo Griffoni. Questi due uomini soli avrebbero potuto prendere il suo luogo, e farne scordare la perdita[620]. Il partito Maltraversa, che richiamato dall'esilio dallo Zambeccari, erasi posto sotto la sua protezione, venne assai più maltrattato dalla peste che il contrario partito. Il senato si trovò bentosto costretto a richiamare dal loro esilio Nanne Gozzadini e Giovanni Bentivoglio. Questi, appena ritornati, fecero prendere le armi ai loro partigiani, attaccarono i Maltraversi, di cui uccisero un gran numero, e forzarono il senato ad esiliare quasi tutti i capi della casa Zambeccari[621].

Appena Gozzadini e Bentivoglio si videro vincenti che si divisero per cogliere i frutti della vittoria. Il Gozzadini ricercò tutti i suoi partigiani nel popolo e furono le persone della classe infima che cercò di promuovere agl'impieghi. Il Bentivoglio per lo contrario prese i nobili sotto la sua protezione, ed ottenne di farsi risguardare come loro capo. Gli storici bolognesi lo fanno discendere da un bastardo del re Enzio che morì prigioniero in questa città. Ma questa favolosa origine prova soltanto che la famiglia dei Bentivoglio non era antica, nè aveva avuta uomini che la illustrassero, poichè se ne cercava l'origine in così vicini tempi[622]. Per altro siccome al Bentivoglio non bastava l'appoggio dei nobili, si riconciliò colla vinta fazione dei Zambeccari, ed ottenne dal senato il decreto del loro richiamo[623]. Siccome non aveva altro scopo che il suo personale innalzamento, e non quello del partito, sapeva meglio che il suo avversario riunire sotto la sua condotta uomini di contrarj interessi e di opposti principj.

In tutto il 1400 i due capi di parte continuarono le loro pratiche l'uno contro l'altro senza venire alle mani. Mentre il Gozzadini confidava nel favore del popolo, il Bentivoglio, sicuro dell'amicizia dei nobili e de' Maltraversi, aveva inoltre contratta una segreta alleanza con Astorre Manfredi, signore di Faenza, che trovavasi allora in guerra coi Bolognesi; e colla sua mediazione entrò pure in trattato col duca di Milano, sempre apparecchiato a soccorrere tutti i cospiratori.

Quando il Bentivoglio ebbe tutto apparecchiato, e che si credette sicuro dell'esito con alcune prove che aveva fatte delle proprie forze, il 27 febbrajo del 1401, diede ordine a suo figlio Bente Bentivoglio di prendere le armi co' suoi partigiani e soldati, mentre egli medesimo trattenne nel palazzo pubblico Nanne e Bonifaccio Gozzadini, che vi si trovavano nello stesso tempo che il Bentivoglio. La piazza pubblica fu vivamente attaccata da Bente e valorosamente difesa da Gozzadino Gozzadini; ma rimasto gravemente ferito quest'ultimo, e molti riputati cittadini uccisi dall'una parte e dall'altra, ed il popolo mostrando alla fine di decidersi a favore dei Bentivoglio, rimasero questi padroni del campo di battaglia e del palazzo pubblico.

Giovanni Bentivoglio usò moderatamente della vittoria, rese la libertà ai Gozzadini prigionieri, offrì loro la sua amicizia, richiamò gli esuli, e dopo avere nel corso d'un mese ricompensati i suoi partigiani, accarezzati i vinti nemici ed adulato il popolo, si fece proclamare signore di Bologna, il 28 marzo 1401, da un consiglio generale di quattro mila cittadini[624].