Il nuovo governo, stabilito dalla violenza, era circondato di nemici, ed aveva perciò maggiore bisogno di tenersi affezionato il duca di Calabria, mostrandosi sempre dipendente dalla sua volontà. Malvagi cittadini, che si lusingavano di ammassare più grandi ricchezze, d'esercitare maggiori poteri, di soddisfare più facilmente tutte le loro passioni sotto la protezione di un tiranno, piuttosto che nella loro patria ancora libera, non avevano mal calcolato supponendo che questa rivoluzione obbligherebbe in breve i Sienesi a darsi da sè stessi al duca di Calabria. Tutti gli amici della libertà erano atterriti; nè il timore era in Firenze meno grande che in Siena. Se l'acquisto che il re di Napoli aveva fatto vent'anni prima di alcuni deboli castelli nelle Maremme toscane aveva cagionato tanto spavento, come sperare di salvare la libertà di Firenze una volta che tutto intero lo stato di Siena sarebbe tra le mani di così formidabile vicino? Ma un inaspettato avvenimento, che strinse di terrore il rimanente dell'Italia, liberò Siena e Firenze da quasi inevitabile servitù, richiamando il duca di Calabria a difendere i proprj focolari.
CAPITOLO LXXXVIII.
Maometto II occupa Otranto; Sisto IV spaventato fa la pace col Fiorentini, ed il duca di Calabria abbandona Siena per liberare Otranto. Morte di Maometto II. Nuova guerra accesa in tutta l'Italia da Sisto IV pel ducato di Ferrara. Passa da uno all'altro partito; e all'ultimo muore di dolore per essersi fatta la pace.
1480 = 1484.
Maometto II mai non faceva la pace con un principe cristiano, che per attaccarne più vantaggiosamente un altro; perciò contavasi che nel lungo suo regno aveva soggiogati due imperi, dodici regni e più di dugento città. Nel 1480 apparecchiò nello stesso tempo due spedizioni: destinata era una di queste, sotto gli ordini del pascià Mesithes, di greca origine, e della stirpe de' Paleologhi, a togliere Rodi ai cavalieri di san Giovanni di Gerusalemme; ma il gran maestro d'Aubusson respinse gloriosamente i Turchi, che dopo avere assediata la capitale dal 23 maggio al 22 agosto, furono costretti a ritirarsi perdenti[228]. L'altra armata di Maometto si adunò alla Valona sotto gli ordini del suo gran visir Achmet Giediko Breche-Dente, nativo d'Albania. Venne a prenderla a bordo una flotta di cento vascelli; quella de' Veneziani, ch'era di sessanta vele, la scortava, mostrando d'impedirle che entrasse nell'Adriatico[229]; improvvisamente i Turchi sbarcarono sulla costa d'Italia presso di Otranto il venerdì 28 luglio dopo avere attraversato il mare Adriatico, che in questo luogo non ha più di cinquanta miglia di larghezza.
Gli abitanti d'Otranto, sebbene non apparecchiati a quest'attacco, difesero vigorosamente le loro mura; ma non potevano lungamente resistere: Achmet Giedik aveva sbarcata molta artiglieria, che bentosto aprì larghe brecce nelle mura, e la città fu presa d'assalto l'11 agosto del 1480[230]. La popolazione, secondo il Sanuto, ammontava a ventidue mila uomini; dodici mila furono uccisi nel primo furore della vittoria; ma i fanciulli che potevano essere vantaggiosamente venduti, e coloro che furono creduti abbastanza ricchi per poter pagare una grossa taglia, furono fatti schiavi[231]. L'arcivescovo ed i preti, principale oggetto dell'odio dei Turchi, furono crudelmente tormentati, ed il culto cristiano profanato con ogni sorta d'oltraggi e di vituperi[232].
Questo inaspettato attacco, che colmò l'Italia di spavento, era stato provocato dai Veneziani. Non dissimulano gli storici della repubblica che dopo la pace tra Lorenzo de' Medici ed il re di Napoli, la loro patria mandò due ambasciatori, uno al papa, l'altro al gran signore per concertare la ruina di Ferdinando. Sebastiano Gritti doveva invitare Maometto II a riprendere le province dell'Italia meridionale, che altra volta dipendevano dall'impero d'Oriente[233]. Zaccaria Barbaro doveva proporre al papa di assoldare in comune coi Veneziani e di nominare capitano generale della loro lega Renato II di Lorena, ch'essi invitavano a scendere in Italia[234]. È verosimile che i Veneziani non comunicassero a Sisto IV il progetto dello sbarco dei Turchi presso Otranto, siccome quello ch'era troppo pericoloso per la santa sede; ma Ferdinando, che non dubitava dell'inimicizia di Sisto IV, sospettò che gli avesse tirato addosso l'invasione dei Turchi, e gli fece dire nel mese d'agosto per mezzo del suo ambasciatore, che se non otteneva dalla Chiesa pronti e potenti soccorsi, tratterebbe coi Turchi e loro darebbe il passaggio a traverso ai suoi stati per recarsi a Roma[235].
Estremo fu lo spavento di Sisto IV, quand'ebbe notizia di tale invasione, e fu in procinto di abbandonare Roma e l'Italia per cercare un rifugio in Francia. Sapeva che Maometto portava un particolare odio alla sede della religione Cristiana, e ch'egli stesso ed il suo clero sarebbero esposti a terribili supplicj se venivano in mano dei Turchi[236]. Vero è che Otranto era ancora assai lontano da Roma; ma poteva temersi un secondo sbarco sulle coste della Marca, ed assicurasi infatti che i Turchi tentassero in quest'anno di rubare il tesoro di Loreto[237]. Altronde i Musulmani, le di cui costanti vittorie avevano sbalordita l'Europa, contavano in allora de' partigiani in Italia, che sembravano apparecchiati ad unirsi loro per rompere il giogo de' loro preti e de' loro principi. Bentosto si sparse la voce che Maometto II, per approfittare del malcontento de' baroni di Napoli, aveva fatto proclamare in Otranto, che per dieci anni andrebbero esenti dalle imposte tutti i paesi da lui conquistati; che in appresso non imporrebbe che il tributo d'una piastra per testa; che permetterebbe ai Cristiani di seguire le loro leggi e la loro religione, come praticavano a Costantinopoli, e per ultimo che aveva punite le eccessive crudeltà esercitate dai vincitori in Otranto. In febbrajo del 1481 mille cinquecento soldati di Ferdinando passarono al soldo dei Turchi, e si ebbe timore che loro si dasse tutta la provincia[238].