[47.] Ecco l'indubitata sorte del cospiratore. È stato dai politici osservato, che le congiure dei pochi non riescono, perchè allora le forze dei cospiratori sono deboli, e che le congiure, dove prendono parte molti complici, vengono scoperte prima che abbiano esecuzione. Dunque, dice il nostro autore, non è dato di congiurare che all'individuo. Ma l'individuo non sarà mai il rappresentante della volontà del popolo, che anzi quasi tutti gli esempi di antiche e moderne cospirazioni individuali ci dimostrano, che personale odio e desiderio di privata vendetta pongono il pugnale in mano del cospiratore, non il desiderio di rendersi utile alla patria, che non può non detestare colui che turba l'ordine e la tranquillità del governo. N. d. T.

[48.] Ciò sarà, quando uno cospira contro un usurpatore a favore del legittimo antico governo, che per secoli aveva formata la felicità d'un popolo, ma non quando la cospirazione tende a rovesciare il legittimo regnante per sostituirvi l'anarchia o un tiranno. N. d. T.

[49.] Le difficoltà infinite che incontra il cospiratore, l'evidente pericolo di morte, ed anche d'infamia pubblica per le arti del tradimento che è forzato usare, devono ritrarre chiunque da così enorme attentato; ed il nostro autore, ponendo in vista al lettore tutti questi pericoli, le difficoltà e la mala riuscita che le congiure sortono quasi sempre, tende ad incutere un salutare terrore in chiunque osasse soltanto pensare a fare novità contro uno stabile legittimo governo. N. d. T.

[50.] Diario Ferrarese, t. XXIV, p. 250, 251. — Diario Sanese di Allegretto Allegretti, t. XXIII, p. 776. — Gio. Battista Pigna, che nel 1572 dedicò la sua storia dei principi d'Este ad Alfonso II, la chiude col 21 luglio del 1476, epoca della nascita del figlio d'Ercole, che fu poi Alfonso I. Termina cinque settimane prima della morte di Niccolò, ch'egli stesso indubitatamente risguarda come una macchia alla memoria d'Ercole. Il Pigna è un adulatore de' suoi principi, ed uno scrittore credulo; tutta la prima parte della sua storia non è meno favolosa che la genealogia innestata, quasi nella stessa epoca, dall'Ariosto e dal Tasso ne' loro poemi. Ma gli ultimi quattro libri, che comprendono gli anni 1472 al 1476, sono di grandissimo ajuto alla storia d'Italia: sono elegantemente scritti; gli avvenimenti delle altre parti dell'Europa, ed in particolare quelli che si riferiscono alla casa d'Este in Germania sono introdotti con arte; e quando la gloria della casa d'Este non è compromessa, i fatti vengono giudicati con abbastanza di buona critica e d'imparzialità.

[51.] Ant. Galli Comm. Rer. Gen. ab anno 1476 ad an. 1478, Rer. Ital., t. XXII, p. 263.

[52.] Ant. Galli de Rebus Gen. Comment., p. 265. — Uberti Folietae Gen. Hist., l. XI, p. 625.

[53.] Pietro Bizarro S. P. Q. Genuens. Hist., l. XIV, p. 329. — Agostini Giustiniani Storia di Genova, l. V, f. 228, EE.

[54.] Ant. Galli de Reb. Genuens., p. 267. — Uberti Folietae Genuens. Hist., l. XI, p. 631. — P. Bizarri Hist. Genuens., l. XIV, p. 332. — Agost. Giustinani, l. V, f. 229.

[55.] Ant. Galli de reb. Genuens. Comment., p. 268. — Uberti Folietae Gen. Histor., l. XI, p. 632.

[56.] Ant. Galli de reb. Gen., p. 268. — Bern. Corio Ist. Milan., p. VI, p. 982.