[37.] And. Navagero, p. 1144.
[38.] M. A. Sabellici Dec. III, l. X, p. 222. — And. Navagero, p. 1146. Ma egli differisce quest'assedio al 1477.
[39.] M. A. Sabellico. Dec. III, l. X, f. 222.
[40.] Ubertus Folieta Gen. Hist., l. XI, p. 626.
[41.] Sansovino Origine ed Imperio de' Turchi, l. II, f. 167. Un altro tentativo dei Genovesi di Caffa per accrescere la guarnigione aveva avuto men fortunato fine. Galeazzo, uno de' magistrati di quella colonia, era andato in Polonia nel 1463, ed aveva ottenuto dal re Casimiro la licenza di levarvi cinquecento cavalieri; ma nel condurli verso Caffa, nell'attraversare le province russe dipendenti dalla Lituania, questi soldati mal disciplinati bruciarono il borgo di Bracslaw. Michele Czartoryski, signore della provincia, gli inseguì per vendicarsene, ed avendoli raggiunti sulle rive del Bug, gli uccise tutti, ad eccezione di Galeazzo e de' cittadini di Caffa che lo avevano accompagnato. Dlugossi Hist. Polon., l. XIII, p. 318.
[42.] Giuseppe Barbaro, quello stesso che fu mandato per la Scizia ad Hussun Cassan, descrive questa guerra alquanto confusamente. Pure la sua lunga dimora in Caffa, ed alla Tana, ove aveva vissuto come mercante quasi della sua infanzia, la conoscenza che aveva della lingua tartara, e le sue relazioni in paese, fanno sì che la di lui relazione sia uno de' più curiosi monumenti del secolo. Fu raccolta da Jacopo Gender d'Heroltzberg e stampata in calce alla Storia di Persia di P. Bizarro. Francfort, in fol. 1601: rispetto alla presa di Caraffa ved. p. 453.
[43.] Laudivius vezanensis, Lunensis Eques Hierosol. Cardinali Papiensi epist. 661, p. 873. — Ubertus Folieta, l. XI, p. 627-628. — P. Bizarro S. P. Q. Gen. Hist., l. XIV, p. 327. — Agostino Giustiniani Ann. di Genova, l. V, f. 226. — Turco Græciæ Hist. Polit., l. I, p. 25. — Raynald. Ann. 1475, p. 262. Il kan, ossia imperatore de' Tartari, era allora Nurduwlad, il quale era, nel 1466, succeduto a suo padre Ecziger Gierai. (Dlugoss. Hist. Polon., l. XIII, p. 403). Regnava ancora nel 1478 (ivi, p. 566); ma la sua autorità non era abbastanza riconosciuta. Gli abitanti di Caffa avevano persuaso, nel 1469, suo fratello Mengili Gierai a ribellarsi contro di lui (ivi, p. 438). L'altro di lui fratello, Aydar, aveva, in disprezzo de' suoi ordini, invasa la Russia e la Podolia con un'armata tartara nel 1474 (ivi, p. 514), ed i borghigiani di Caffa eransi avvezzati a riguardarsi quali arbitri dei principi tartari loro vicini. La conquista della Bessarabia, fatta da Maometto II nel 1474, avrebbe dovuto aprir loro gli occhi sul pericolo. L'occupazione di Caffa sparse in tutto il Settentrione la più grande costernazione, perciocchè questa città era il solo punto di comunicazione tra gli Europei ed i Persiani, egualmente nemici de' Turchi, e che sentivano il bisogno di concertare le loro operazioni. Dlugoss Hist. Polon. l. XIII, p. 533. Mengili Gierai, il quale fu trovato da Achmet Giedik in Caffa, ove erasi rifugiato sotto la protezione dei Genovesi, e che allora ebbe da Maometto II un'armata con cui vinse suo fratello, fu il primo kan dei Tartari che ricevesse l'investitura dai Turchi, e che facesse recitare nelle pubbliche preghiere il nome del sultano. Demetrius Kantemir. Hist. Ottom., l. III, c. 1, § 28, p. 111.
[44.] Ann. Eccl. 1475, § 28, p. 262.
[45.] Tutti eseguirono ciò che avevano progettato, niuno ne raccolse il frutto; quale più utile lezione di questa per convincere gl'incauti che pensassero di tentare novità contro uno stato qualunque! N. d. T.
[46.] L'autore, che altrove conosce per legittime le tre specie di governo ammesse da Aristotele, ed in particolare il governo monarchico che si mantiene con buone e sagge leggi fatte pel bene de' suoi popoli, è cosa manifesta, che qui non parla che de' governi rigorosamente chiamati tirannici; e sarebbe assurdo il credere che chiamasse vergognosa la servitù, o per meglio dire sudditanza verso il pacato governo di una monarchia legittima, e la di cui successione è regolata da leggi riconosciute universalmente; il che certamente non accadeva ne' principati che precedettero il XIV secolo in Italia, tranne quello della santa sede, del Monferrato, ec. N. d. T.