[306.] Jacobi Volaterrani Diar. Rom., p. 199. Questo Giornale termina colla vita di Sisto IV. L'autore, ch'era scrivano apostolico, ci somministra frequentemente curiose particolarità intorno alle cerimonie religiose, alla corte, ed ancora ai sermoni dei cardinali, dei quali ci dà quasi sempre una breve analisi. Era affezionato a Sisto IV, e gli si mostra generalmente parziale; pure non fu abbastanza destro per palliare i vizj del suo padrone. Questo Giornale è stampato nel t. XXIII Rer. Ital., p. 87-200.
[307.] Diar. Rom. Jacobi Volaterrani, p. 200. — Diario del Notajo di Nantiporto, p. 1088. — Diario di Stefano Infessura, p. 1182. — Rayn. Ann. Eccl. 1484, § 18-21, p. 335. — Ann. Bonon. Fr. Hieron. de Bursellis, t. XXIII, p. 904. — Machiavelli Istor. Fior., l. VIII, p. 427. — Scipione Ammirato, l. XXV, p. 162. — Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1234.
Questo papa che quasi costantemente tenne l'Italia in guerra amava egli stesso i sanguinosi spettacoli: onde negli ultimi mesi della sua vita ebbe due volte avviso che alcuni soldati della sua guardia a piedi erano convenuti di battersi a steccato chiuso per qualche contesa accaduta tra di loro, e che perciò avevano scelto un luogo rimoto fuori di Roma. Fece loro sapere che voleva essere testimonio del loro duello, onde si battessero presso la scala del suo palazzo nella piazza di san Pietro, e che non cominciassero avanti ch'egli ne dasse loro il segno dalla finestra. Si affacciò infatti alla finestra all'ora destinata, e quando vide che i combattenti erano apparecchiati, stese la destra, diede loro la benedizione, fece il segno della santa croce e gl'invitò a cominciare. Nel primo e più lungo di questi duelli uno de' combattenti fu ucciso in sul luogo dopo aver date e ricevute molte ferite; nel secondo i combattenti furono ambidue feriti così gravemente che non poterono continuare fino alla morte di uno di loro, e si dovette portarli fuori dello steccato. Il papa, dice il giornalista romano, prese molto gusto in questo spettacolo, e mostrò desiderio di vederne degli altri. Stefano Infessura Diar. Rom., t. III, p. II, Rer. Ital., p. 1184.
[308.] La più notabile diversità tra gli elettori degl'imperatori, dei re di Polonia, ec. ed il collegio de' cardinali, si è che i primi erano potenti anche dopo l'elezione, e potevano colle armi chiamare l'eletto all'osservanza delle giurate promesse, mentre i cardinali, dopo consacrato il papa, perdevano ogni mezzo di opposizione e di resistenza. N. d. T.
[309.] Rayn. Ann. Eccl. 1353, § 29, t. XVI, p. 1484, § 28, t. XIX, p. 337.
[310.] Card. Papiens., epist. 182. — Raynald, Ann. Eccl. 1464, § 59-60, p. 167.
[311.] Ann. Eccles. 1484, § 28-39, p. 337.
[312.] Intorno alle vere cause della così detta Riforma leggasi l'eccellente Storia delle Variazioni delle chiese protestanti di Bossuet. N. del T.
[313.] Diario di Stefano Infessura, p. 1190.
[314.] Diar. di Roma del Notajo di Nantiporto, p. 1091.