Il Montpensiero, vergognandosi di avere fatta mancare una spedizione così ben diretta per la sua liberazione, vergognandosi di essere stato ingannato dalla fermezza ostentata da Ferdinando nell'istante in cui questo re era minacciato da così urgente pericolo, inoltre consigliato dal principe di Salerno, il più accanito nemico della casa d'Arragona, non si mostrò gran fatto sottile osservatore della capitolazione che aveva sottoscritta. Prima che terminasse il mese approfittò della lontananza della flotta napolitana per imbarcarsi di notte con due mila cinquecento uomini, chiusi con lui nelle fortezze, e trasportarli a Salerno. Egli non lasciò alla custodia de' castelli che tre cento uomini, che ricusarono di consegnarli nel prefinito termine, e si difesero finchè loro affatto non mancarono i viveri, sebbene Ferdinando minacciasse più volte di far appiccare gli ostaggi che aveva in suo potere. All'ultimo Castel Nuovo gli fu consegnato in sul finire dell'anno, e castel dell'Uovo in principio del susseguente[409].
Tutte le perdite che i Francesi avevano fatte nel regno di Napoli erano per loro tanto più amare, quanto più conoscevansi lontani dalla loro patria, ed affatto abbandonati dal loro sovrano. Mentre essi combattevano, e successivamente perdevano la capitale e le migliori città del regno, sapevano che Carlo VIII andava sempre più allontanandosi, e che finalmente, giunto ne' suoi stati, aveva abbandonato ogni pensiero di governo per ingolfarsi ne' piaceri de' quali erasi mostrato così avido. Se deboli erano essi medesimi, non erano fin allora stati attaccati che da un nemico egualmente debole; ma essi volgevano con inquietudine lo sguardo su tutta l'Italia, e vedevano i loro nemici acquistarsi una irresistibile preponderanza, mentre che nuovi errori facevano perdere al loro re anche gli ultimi suoi partigiani. La repubblica di Firenze era la sola alleata che restasse alla Francia. Per mezzo degli stati di lei soltanto Carlo VIII poteva mantenere ancora qualche comunicazione con Montpensiero; e co' di lei sussidj poteva tuttavia far rimettere qualche danaro all'armata: pure invece di restituire ai Fiorentini le fortezze che aveva da loro avute contro promessa di restituirle, aveva lasciata parte delle sue truppe al servigio de' loro nemici. Un corpo di soldati Guasconi era rimasto al soldo dei Pisani; era stato adoperato tutta la state a danno de' Fiorentini nel ricuperare le fortezze del territorio pisano, ed aveva in Toscana introdotte tali abitudini di ferocia, di cui le antiche guerre d'Italia non avevano esempio. I soldati italiani avevano imparato dai Francesi ad inghiottire prima di venire a battaglia tutto l'oro che avevano, per sottrarlo ai nemici quando fossero fatti prigionieri; in appresso i Guasconi insegnarono agl'Italiani a sventrare i prigionieri per cercare nelle loro viscere l'oro nascosto al vincitore. Tali atrocità si rinnovarono da ogni banda, finchè furono spenti quasi tutti i Guasconi dopo la conquista fatta dai Fiorentini de' castelli di Ponsacco, Lario, Peccioli, Tojano e Palaja[410].
Guid'Ubaldo, duca d'Urbino, e Rannuccio di Marciano avevano preso servigio nella repubblica fiorentina, ed ottenuti molti vantaggi sui Pisani nell'ultima parte della campagna. Non pertanto la signoria, più che dalla forza, sperava dalle negoziazioni il riacquisto di Pisa. I suoi ambasciatori avevano seguito il re in Asti, ed approfittando della sua dimenticanza delle cose dei Pisani quando si trovò da loro lontano, avevano ottenute con nuovi sagrificj di danaro quante promesse sapevano desiderare. Pagarono i trenta mila ducati che tuttavia gli dovevano in forza del primo trattato, dopo avere ricevute in pegno alcuni giojelli della corona, che non dovevano restituire che quando venissero loro consegnate le fortezze. Promisero inoltre di prestare settanta mila ducati ai generali francesi nel regno di Napoli, e di ricevere in pagamento una obbligazione di quattro ricevitori generali della Francia[411].
Niccolò Alamanni, che aveva sottoscritto questo trattato per la sua repubblica, tornò a Firenze il 7 di settembre, portando a tutti i comandanti delle fortezze l'ordine di consegnarle immediatamente ai Fiorentini, ed a tutti i soldati del re l'ordine di abbandonare il servigio de' Pisani. Il comandante di Livorno si prestò a questi ordini il 15 di settembre, e lo stesso fecero i fratelli Vitelli, che passarono da Pisa al campo fiorentino con tutta la loro cavalleria[412]. Ma d'Entragues, governatore della cittadella di Pisa, protestò d'avere ricevuti segreti ordini dal suo padrone non ancora rivocati. Il Lignì, che gli aveva procurata quella carica, erasi renduto risponsabile della sua disubbidienza. I governatori di Pietra Santa, di Montrone, di Sarzana e di Sarzanello non volevano ricevere ordini che da d'Entragues, il quale, innamorato essendo della figlia di Luca del Lante, gentiluomo pisano, abbracciò gl'interessi della città in cui comandava con uno zelo non inferiore a quello de' suoi antichi cittadini[413].
Per altro d'Entragues non dissimulava ai Pisani, che per proteggerli non avrebbe sempre formalmente potuto disubbidire agli ordini del suo sovrano. Perciò li consigliava a cercare altrove soccorsi, che Silvestro Poggio, loro ambasciatore, effettivamente ottenne da Lodovico Sforza e dai Veneziani[414]. Egli aveva loro permesso di chiudere la fortezza con una circonvallazione, in modo che i Fiorentini non potessero giugnere fino a lui, nel supposto che fosse costretto a promettere d'aprire le porte. Ma questo nuovo trinceramento, che realmente venne dai Pisani innalzato dalla porta del sobborgo fino all'Arno, fu perduto per effetto del loro inconsiderato impeto. Essendosi l'armata fiorentina avvicinata alle mura, essi l'attaccarono in aperta campagna malgrado la debolezza delle loro forze; furono respinti e caldamente inseguiti fino a mezzo il sobborgo; e fu preso il nuovo bastione, e lo sarebbe stata per poco anche la città, se d'Entragues non avesse in quel frangente dirette dalla fortezza alcune cannonate sui combattenti, e con ciò sforzate le due parti a separarsi[415].
Nel susseguente giorno Fracassa Sanseverino giunse da Genova con alcuni soldati milanesi in ajuto de' Pisani; un commissario veneziano loro recò pure una somma di danaro per levare soldati; e finalmente il d'Entragues acconsentì a far con loro un trattato, col quale si obbligava a consegnar loro la fortezza dopo cento giorni, se il re entro tale termine non rientrava in Italia. Fino a tale epoca dovevano i Pisani pagargli ogni mese due mila fiorini per il soldo della guarnigione, e quattordici mila nell'atto che loro cederebbe la fortezza. Si consegnarono ostaggi dalle due parti per guarenzia del contratto[416]. Poco dopo si ebbe in Toscana notizia del trattato di Vercelli; e perchè nello stesso tempo Piero de' Medici era giunto a Siena, e teneva pratiche in Cortona per sorprendere quella piazza, mentre che gli Orsini si andavano avvicinando al territorio fiorentino in minaccioso aspetto, la repubblica fiorentina fece il 10 di ottobre evacuare il sobborgo di Pisa dalla sua armata, onde prendendo i quartieri d'inverno, divisa in tre diversi corpi[417], venisse a coprire tutti i suoi confini.
Il termine fissato da d'Entragues doveva scadere il primo di gennajo del 1496. Infatti in cotal giorno adunò l'assemblea del popolo; e nell'atto di consegnarle la fortezza, domandò che giurassero fedeltà al re di Francia. Voleva che questa formalità scusasse la sua disubbidienza, ed i Pisani non vi si rifiutarono. Ma riusciva loro difficilissimo il trovare il danaro necessario per pagarlo; perchè oltre i promessi quattordici mila scudi, bisognava darne altri venti mila per l'artiglieria e per le munizioni che d'Entragues loro cedeva. Le gabelle in tempo di guerra fruttavano pochissimo, ed ogni cittadino aveva di già fatti per la patria sagrificj superiori alle sue sostanze. Tutte le signore pisane portarono alla signoria tutti i loro giojelli; una nave portoghese, che la burrasca aveva fatto incagliare alle foci del Serchio, fa venduta a profitto del pubblico tesoro; e finalmente i Genovesi ed i Lucchesi gli prestarono pure qualche somma. D'Entragues fu pagato, e la ceduta fortezza fu spianata in poco tempo coll'ostinato lavoro di tutta la popolazione[418].