Intanto Massimiliano, che credevasi chiamato a far rivivere tutti i diritti della casa di Sassonia o di Hohenstauffen sopra l'Italia, vi spedì due ambasciatori, il marchese Ermes Sforza ed il proposto di Brixen, per rivendicare le prerogative de' suoi predecessori. Costoro entrarono solennemente in Firenze il 21 di febbrajo del 1502. Esposero alla signoria che il loro padrone, apparecchiandosi a venire a prendere la corona imperiale a Roma, per andare in appresso ad attaccare i Turchi, domandava alla loro repubblica, quale parte dell'impero, ed in conformità delle antiche sue obbligazioni il pagamento di cento mila fiorini per le spese della spedizione, metà subito, e l'altra metà nel passaggio del monarca, che a questo prezzo dichiaravasi disposto a porre in obblio la predilezione che i Fiorentini avevano sempre mostrato per la casa di Francia[141].

I Fiorentini non avevano altrimenti vaghezza di trattare con Massimiliano, particolarmente a così onerose condizioni; ma la sola apparenza di questa negoziazione riuscì loro vantaggiosa. Lodovico XII, dopo la sgraziata spedizione del signore di Belmonte, non aveva loro perdonati i torti suoi proprj, gli aveva privati della sua protezione, ed abbandonati alle malvage pratiche del duca Valentino. Ebbe finalmente paura che i Fiorentini stancheggiati cercassero in Massimiliano un altro protettore, ed il 16 di aprile acconsentì a sottoscrivere con loro un trattato, col quale, mercè un annuale sussidio di quaranta mila fiorini, assicurava per tre anni i loro attuali possedimenti, e lasciava che colle forze loro tentassero di ricuperare ciò che avevano precedentemente perduto[142].

Il solo nome della protezione di Francia era per la repubblica una potente salvaguardia, che la guarentiva dagli aperti attacchi di Cesare Borgia, il quale, circondando di già i di lei confini, ed avendo in sul piede di guerra un formidabile corpo d'uomini d'armi, minacciava ad ogni istante la stessa di lei esistenza. Il Borgia, padrone della Romagna, arbitro supremo di tutto lo stato della Chiesa, aveva di fresco afforzata la sua casa con una potente alleanza. Il 4 di settembre del 1501 aveva fatta sposare sua sorella Lucrezia ad Alfonso, figliuolo primogenito del duca di Ferrara; ed il 5 di gennajo del 1502 Lucrezia era partita da Roma per recarsi alla corte degli Estensi[143].

Il duca di Ferrara aveva veduto Cesare Borgia attaccare successivamente tutti i vicarj pontifici; l'aveva veduto ajutato dalla Francia, accarezzato dai Veneziani, non trovare chi si opponesse a' suoi disegni. Onde non sapeva qual sorte si riservasse a lui medesimo, e si pose premurosamente al coperto degli attacchi di così potente ad un tempo e perfido vicino con un parentado, che a dir vero la casa d'Este doveva trovare alquanto vergognoso. Lucrezia Borgia, sebbene ancora giovane assai, aveva di già avuto tre mariti. Suo padre prima di giugnere al pontificato l'aveva data ad un gentiluomo napolitano mentre ella non era ancora nubile. Ma poichè fu fatto papa, pronunciò il suo divorzio per maritarla a Giovanni Sforza, signore di Pesaro. Tra poco parve ai Borgia che il parentado di così piccolo principe non fosse corrispondente al grado loro, ed il papa nel 1497 pronunciò un secondo divorzio per maritare sua figlia nel susseguente anno ad Alfonso d'Arragona, duca di Biseglia, principe di Salerno, e figliuolo naturale di Alfonso II re di Napoli[144]. Mentre ciò si trattava, il regno di Napoli fu conquistato dai Francesi; il principe di Biseglia, che non aveva che diciassette anni nel momento del matrimonio, invece di essere il nipote di un gran re, più non fu che quello di un proscritto. I Borgia non avevano mai avuta l'ambizione di mantenersi fedeli a coloro che la fortuna abbandonava. Il 15 di luglio del 1501 il terzo sposo di Lucrezia venne assassinato sulla scala della basilica di san Pietro. Si vietò qualunque processura contro gli uccisori; e perchè non moriva abbastanza sollecitamente per le riportate ferite, il 18 di agosto fu strozzato nel suo letto[145]. I disordini della privata vita di Lucrezia superavano ancora lo scandalo de' suoi matrimoni e dei suoi divorzj: perciocchè il pubblico l'accusava di essere stata l'amante di suo padre e de' suoi fratelli: era stata veduta presiedere ai banchetti delle cortigiane ed alle scandalose feste con cui Alessandro infamava il Vaticano: invece di tornei Lucrezia instituiva lotte di libertinaggio; giudicava co' suoi occhi il valore de' combattenti, e distribuiva premj ai vincitori[146][147].

Lucrezia portò al suo sposo cento mila ducati di dote, la cessione di alcuni feudi ecclesiastici in Romagna, e la protezione del papa per la casa d'Este, che valeva più di tutt'altra cosa. L'alleanza poi del duca di Ferrara copriva il nuovo ducato di Romagna dalla banda de' confini più esposti, e lasciava a Cesare Borgia la facoltà di volgere tutte le sue forze e tutta la sua attenzione verso la Toscana e verso l'Ombria. In fatti partì da Roma il 13 giugno del 1502 per avvicinarsi a quelle province[148].

Il giorno 1.º di maggio del precedente anno il papa aveva pronunciato in concistoro una sentenza contro Giulio Cesare da Varano, signore di Camerino, colla quale, per castigo dell'assassinio di suo fratello Rodolfo, e dell'asilo che aveva accordato ai banditi ed ai ribelli dello stato della Chiesa, il Varano era spogliato del suo feudo, ed il piccolo principato di Camerino riunito alla camera apostolica[149]. Il duca Valentino, poichè fu arrivato ai confini del territorio perugino, diede voce che stava per dare esecuzione a tale sentenza. Mandò il duca di Gravina Orsini ed Oliverotto di Fermo, suoi luogotenenti, a guastare la Marca di Camerino; e nello stesso tempo domandò a Guid'Ubaldo di Montefeltro, duca d'Urbino, di prestargli tutti gli uomini d'armi e tutta l'artiglieria che aveva; e perchè Guid'Ubaldo non aveva veruna contesa col pontefice e niun motivo di diffidenza, si affrettò di ubbidire, onde non compromettersi con un così formidabile vicino. Ma quando il Borgia ebbe in sua mano tutti i mezzi di difesa del duca, condusse improvvisamente le sue truppe nel suo ducato, ed occupò lo stesso giorno Cagli, una delle quattro città di quello stato. Guid'Ubaldo spaventato fuggì senza far resistenza, si ritirò a Ravenna in abito di contadino e di là passò a Mantova; suo nipote, Francesco Maria della Rovere, prefetto di Roma e signore di Sinigaglia, fuggì nello stesso tempo, e Cesare Borgia non incontrò verun ostacolo a ridurre in suo potere tutto il ducato d'Urbino, tranne le fortezze di san Leo e di Majolo[150].

Questa è una delle occasioni assai rare in cui viene dagli storici accennata la repubblica di san Marino. Due villaggi presso la sommità del monte Titano formano tutt'intero quel piccolo stato, che si era fin allora conservato libero, ma sotto la protezione del duca d'Urbino. Gli abitanti, spaventati dalla ruina del loro protettore, offrirono ai Veneziani di darsi a loro, se volevano difenderli contro Cesare Borgia; ma i Veneziani non ardirono di accettarli. Dall'altra banda il Borgia loro domandò soltanto di ricevere un podestà dalle sue mani; i cittadini di san Marino vi acconsentirono, ed approfittarono delle prime rivoluzioni della Romagna per riporsi in libertà[151].

Mentre il Valentino conquistava il ducato d'Urbino, e teneva aperti gli occhi sulle rivoluzioni che scoppiavano in Toscana, il suo luogotenente, Vitellozzo Vitelli, signore di Città di Castello aveva intavolata una cospirazione con alcuni cittadini d'Arezzo per farsi dare in mano la città. Guglielmo de' Pazzi, ch'era colà commissario della repubblica fiorentina, la scuoprì, e fece arrestare due de' più colpevoli; ma il partito de' ribelli, ch'era più numeroso ch'egli non credeva, fece che prendesse le armi tutta la città per liberarli, ed avendo imprigionato il commissario stesso con tutti i suoi ufficiali, gli Aretini proclamarono nello stesso giorno, il 4 giugno del 1502, il ristabilimento dell'antica loro repubblica, e cinsero d'assedio la rocca[152].