Il Castello dell'Ovo, posto sopra uno scoglio isolato, ai piedi del promontorio di Sant'Elmo, ed in mezzo alle acque, fu preso ventun giorni dopo Castel Nuovo, e cogli stessi mezzi. L'esplosione rovesciò parte della rupe sulla Cappella, dove in quell'istante il comandante della fortezza aveva adunato un consiglio di guerra: quasi tutti coloro che vi assistevano furono schiacciati sotto i rottami della montagna. Ed in tal modo tutto il regno si trovò in potere degli Spagnuoli, ad eccezione di Gaeta, dove tutti si erano uniti gli avanzi dell'armata francese; di Santa Severina, in cui il principe di Rossano era assediato, e di Venosa, dove Lodovico d'Ars con una lunga e valorosa resistenza si coprì di gloria[219].

CAPITOLO CII.

Guerra dei Veneziani coi Turchi. Morte di Alessandro VI. Elezione di Pio III e di Giulio II. Disastri del Valentino; sconfitta dei Francesi al Garigliano. Tregua tra la Francia e la Spagna.

1499 = 1504.

Le due più importanti rivoluzioni che potesse provare l'Italia, l'espulsione della dinastia degli Sforza e quella della linea bastarda di Arragona, la conquista del Milanese fatta dai Francesi e quella del regno di Napoli fatta dagli Spagnuoli, si erano condotte a fine senza che il più saggio e più potente stato d'Italia, senza che la repubblica di Venezia potesse aver parte nell'una o nell'altra. Vero è che Venezia trovavasi impegnata in un'alleanza nominale con Lodovico XII contro la casa Sforza, ma senza per altro associarsi attivamente nella guerra. Non era intervenuta al trattato di divisione del regno di Napoli a Granata; non aveva difesa la casa d'Arragona, nè contribuito a balzarla dal trono; e non aveva preso parte nella guerra, che quasi subito dopo era scoppiata fra gli spogliatori. Fin dalla prima ritirata dei Francesi, dopo la spedizione di Carlo VIII, la repubblica possedeva molte fortezze nella Puglia, sulle coste dell'Adriatico; ma dalle mura di Trani, di Monopoli, di Brindisi e di Otranto, i comandanti veneziani guardavano le battaglie de' Francesi cogli Spagnuoli senza prendervi parte, osservando una rigorosa neutralità. Certo non avevano veduto senza una viva inquietudine gli oltramontani acquistare le due più ricche e più popolate regioni dell'Italia; ma le pretese di Massimiliano sopra quelle province, e le continue sue minacce, gli avevano costretti ad acconsentire alla ruina di Lodovico Sforza, ed anche a concorrervi, sperando che i Francesi, loro nuovi vicini, li difenderebbero, in caso di bisogno, contro i Tedeschi. La pericolosa guerra, che di quest'epoca dovettero sostenere coll'impero ottomano, fu cagione che non prendessero parte negli affari di Napoli, e che lasciassero in quel regno balzar dal trono un monarca italiano per sostituirvi un vicerè spagnuolo: tanto è vero che l'Italia non soggiacque agli attacchi degli oltramontani che per essersi questi tutti riuniti contro di lei sola; e che i Turchi, sebbene nemici degli Spagnuoli, e che i Tedeschi, sebbene nemici dei Francesi, contribuirono alle conquiste de' loro avversarj, perchè con incessanti attacchi esaurirono quella nazione italiana, che sola avrebbe dovuto far testa a tutti.

La guerra dei Turchi con Venezia aveva cominciato nello stesso tempo che quella di Lodovico XII colla casa Sforza. Ella occupò dunque la repubblica in tutto quello spazio di tempo la di cui storia è compresa nei tre ultimi capitoli, e per tutto questo tempo impedì al più potente degli stati italiani di potere opporsi all'ambizione de' Francesi, a quella degli Spagnuoli, ed a quella di papa Alessandro VI e di suo figliuolo. Bajazette secondo, il nono sultano ottomano, non era nè tanto inquieto, nè tanto crudele quanto suo padre Maometto II, o quanto suo figlio Selim. Il suo gusto per gli studj, per la filosofia e pel riposo lo fece perfino tenere, in confronto degl'illustri guerrieri della sua stirpe, per un principe neghittoso. Pure Bajazette II aveva sostenuto una gloriosa guerra contro Cait-Bey, soldano dei Mamelucchi d'Egitto, e contro i Croati ed i Valacchi. Egli aveva, siccome il suo predecessore, allontanati i confini dell'impero ottomano, ed il terrore che aveva inspirato questa costante successione di conquiste, non si era per anco dissipato sotto il suo regno. La repubblica di Venezia, che confinava colla Turchia per una lunga estensione di paesi, e che sola custodiva contro di lei l'Italia e tutto l'Occidente, non entrava senza spavento in una guerra col gran signore; e quando aveva un così potente nemico da combattere, metteva da canto ogni altra rivalità; implorava i soccorsi, e cercava di conciliarsi l'affetto di tutti i principi cristiani. Invece di pensare ancora a tenere la bilancia in bilico tra di loro, il suo primo oggetto era per lo contrario quello di tutti riunirli per la comune difesa.

Varj motivi vengono da varj storici assegnati alla guerra che scoppiò in sul finire del quindicesimo secolo tra Bajazette II e la repubblica di Venezia. Forse tutti contribuirono ad accenderla o come cagione o come pretesto. Bajazette, in seno alla pace, cercava d'indebolire i suoi vicini, incoraggiando l'assassinio ai confini. La Dalmazia veneziana era sempre infestata da bande armate di ladri che uscivano dall'Albania: nè solo assalivano i mercanti ed i viaggiatori, ma saccheggiavano le borgate, bruciavano i villaggi, conducevano gli abitanti in ischiavitù, e gli sforzavano a riscattarsi con ricche taglie; e da tutti i porti dell'impero turco uscivano nello stesso tempo pirati, che saccheggiavano le coste ed interrompevano il commercio. Quando i mercanti veneziani portavano le loro lagnanze a Bajazette, il sultano, invece di prendere le difese di que' malfattori, dichiarava che li vedrebbe volentieri castigati, e ch'egli confortava i suoi vicini a trattarli con estrema severità. Frattanto le province, contro le quali era intenzionato di portare in appresso le armi, venivano da prima così ruinate; la popolazione fuggiva, ed all'ultimo riusciva impossibile il difenderle[220].

Nello stesso tempo il sultano era sempre apparecchiato a porgere orecchio ai traditori che offrivano di dargli in mano qualche fortezza de' suoi vicini posta presso le frontiere. Una trama di tale natura fu formata a Corfù, e Bajazette allestì un potente armamento per occupare quell'isola così importante; ma fortunatamente il capitano della flotta veneziana, che tornava di Candia, sia che segretamente avesse avuto contezza dei traditori, o che il solo accidente lo abbia favorito, fece imbarcare, passando a Corfù, tutti coloro che avevano trattato cogli Ottomani, e rifece la guarnigione dell'isola. Bajazette non volle lasciar sospettare che fosse stato prevenuto; condusse nella Bulgheria e nella Valacchia l'armata che aveva adunata; nello stesso tempo spedì i suoi luogotenenti a saccheggiare i monti della Chimera, i di cui abitanti si mantenevano indipendenti, e conquistò il piccolo stato di Giorgio Czernowitsch, in vicinanza di Cattaro. Ma sospettando che i suoi disegni sopra Corfù fossero stati scoperti dal balivo di Venezia, dichiarò di non voler più soffrire spie presso di sè, e scacciò il balivo da Costantinopoli con tutti gli altri ambasciatori o residenti de' principi cristiani[221].

Verso lo stesso tempo Niccolò Pesaro, ammiraglio della flotta veneziana, incontrò una galera turca che ricusò d'ammainare le vele secondo la cerimonia di pratica. Il Pesaro la colò a fondo. Il senato, inquieto per questo atto di severità e pel rinvio del suo balivo, mandò a Costantinopoli Andrea Zancani per regolare tutte queste differenze colla Porta, e per ottenere dal sultano un nuovo trattato. Pareva che le negoziazioni non incontrassero difficoltà. Bajazette non mostrossi adirato e sottoscrisse il trattato che gli fu presentato dall'ambasciatore. Ma questo trattato era scritto in latino, ed il sultano riservavasi di protestare contro tutto ciò che potev'essere espresso nella lingua degl'infedeli, ch'egli non intendeva. Lodovico Sforza, che ancora aveva la signoria di Milano, e che sperava di salvarsi con una potente diversione, gli aveva di quei tempi spediti accorti negoziatori che lo esortavano ad attaccare la repubblica di Venezia[222]. Bajazette II promise di farlo, e tenne la cosa segretissima. E cominciò a fare grandiosi apparecchj, senza che si sapesse contro quale provincia dell'Asia o dell'Europa erano destinati. Credevano molti che volesse attaccare l'isola di Rodi, posseduta dai cavalieri di san Giovanni di Gerusalemme. Quando i suoi apparecchj furono terminati, l'irruzione di due mila cavalli turchi nel territorio di Zara fu il principio delle ostilità; e nello stesso tempo tutti i mercanti veneziani, stabiliti in Costantinopoli, furono posti in catene e confiscate le loro proprietà. Trovavasi tra costoro Andrea Gritti, che doveva uscire di prigione per terminare questa guerra e per salire dopo alcun tempo sul trono ducale[223].