Le risoluzioni prese dai due re nella loro conferenza di Savona, e che seppersi in seguito avere avuto per principale oggetto gli affari di Venezia e quelli di Pisa, rimasero alcun tempo ancora avviluppate in profondo segreto; mentre che l'ingresso di Lodovico XII in Italia con una potente armata, che la sommissione di Genova, che il suo soggiorno in Milano ed il suo abboccamento in Savona con Ferdinando, sorprendevano tutti i popoli, e spaventavano tutte le corti. Lo scioglimento dell'armata francese, ed il ritorno di Lodovico in Francia, non calmarono questi timori che dopo di aver loro lasciato il tempo di produrre importanti effetti. Tanti stati si trovavano in allora in una precaria situazione; tanti malcontenti e segrete gelosie dividevano i governi, che verun di loro non vedeva senza un estremo terrore un monarca straniero comandare in Italia un'armata, che sola bastare poteva a regolare i destini di tutto il paese.

In particolare Giulio II, sebbene avesse più volte eccitato Lodovico XII ad unirsi a lui contro i Veneziani, presentemente accoglieva contro di lui i più ingiuriosi sospetti. La subita collera e la diffidenza succedevansi nell'animo di questo papa con una strana rapidità; ed il suo carattere bollente ed impetuoso manifestava maggior debolezza che verace magnanimità. Annibale Bentivoglio aveva cercato di rientrare in Bologna con seicento fanti assoldati nel Milanese; il papa non si accontentò di prendere motivo da questo tentativo per fare spianare dal popolo ammutinato il palazzo del Bentivoglio a Bologna, monumento della più bella architettura[405], ma domandò ancora che tutti i Bentivogli gli fossero consegnati, o per lo meno scacciati dallo stato di Milano. Per costringere il re ad assoggettarsi a così indegna condizione, ricusò il cappello di cardinale al vescovo d'Albi, fratello di Chaumont, cui lo aveva promesso, e nello stesso tempo addirizzò un breve all'imperatore, nel quale gli annunziava che il re di Francia non aveva avuto altro scopo, entrando in Italia con una così potente armata, che quello d'innalzare alla santa sede il suo favorito, il cardinale Giorgio d'Amboise, dopo di avere invasi gli stati della Chiesa; che quest'ambizione di Lodovico XII e del suo favorito più non si potevano dissimulare al mondo; che quegli aveva di già cercato di dominare il conclave col terrore delle sue armi, nelle due precedenti elezioni, e che l'altro suo segreto pensiero di farsi all'ultimo conferire la corona dell'impero dal papa ch'egli avrebbe creato, e che gli sarebbe interamente ligio, più non poteva richiamarsi in dubbio[406].

Massimiliano, che di quest'epoca aveva fatto un viaggio in Fiandra per domandare agli stati di quelle province l'amministrazione e la tutela dell'eredità di suo nipote, e che non aveva potuto ottenerla, tornò a Costanza, dove aveva adunata una dieta dell'impero. Espose in quell'assemblea con molto calore ed eloquenza le lagnanze del papa, ed i disegni de' Francesi: Massimiliano era coraggiosissimo, aveva eleganti maniere, ed un'affettazione cavalleresca, che seduceva la sua corte, e che presso di quella lo faceva passare per un grand'uomo, sebbene la sua prodigalità e la sua instabilità avessero da molto tempo fatto conoscere il poco conto che poteva farsi di lui. Egli parlò ai Tedeschi della loro gloria militare, di cui i Francesi tentavano di rapir loro il premio, usurpando la corona imperiale; dei pericoli che avevano sprezzati; de' sagrificj che avevano di buon animo sostenuti, per salvare l'onore della nazione; della lunga discordia del corpo germanico, sola cagione della sua debolezza; e per ultimo di quella potenza con cui potrebbe dettare leggi alla Francia e riconquistare l'Italia, quando volesse soltanto spiegarla. Veruna dieta dell'impero era stata da lungo tempo così numerosa, veruna aveva manifestato un così vivo entusiasmo, veruna erasi mostrata così disposta ad adottare le più vigorose determinazioni. Massimiliano aveva domandato che fosse posto sotto i suoi ordini un esercito, non al solo oggetto di prendere la corona imperiale in Italia, ma ancora di ricuperare il Milanese, la di cui investitura a favore del re di Francia, condizionata al matrimonio di Claudia di Francia con Carlo, era stata annullata dopo la rottura di detto matrimonio. La dieta dell'impero accolse avidamente questa proposizione, e parve determinata a mettere sotto il comando del suo capo assai maggiori forze di quelle che mai non avesse avute veruno de' suoi predecessori[407].

Intanto i principi tedeschi non tardarono ad avere notizia che Lodovico XII aveva licenziato il suo esercito dopo la conquista di Genova, di modo che non poteva avere più vasti progetti di quelli che aveva annunciati. Altronde i segreti agenti del re di Francia si erano separatamente diretti a ciascheduno de' principi tedeschi e protestando che il loro padrone non covava ostili intenzioni nè contro la Chiesa nè contro l'impero, avevano risvegliata l'antica loro diffidenza verso l'imperatore: lo avevano essi rappresentato siccome colui che cercava sotto vani pretesti di disporre di tutte le loro forze per ridurli in ischiavitù, ed avevano avvalorate queste insinuazioni col danaro sparso tra i principi e tra i loro ministri. Volendo la dieta regolare i sussidj che aveva promessi, domandò che la spedizione d'Italia si facesse in di lei nome, che dalla dieta si nominassero i generali, e che le conquiste appartenessero a tutto il corpo germanico. Massimiliano rifiutò tali condizioni, e con ciò accrebbe la diffidenza de' Tedeschi. Dichiarò che preferiva di ricevere piccoli sussidj, e restare solo capo dell'intrapresa; in conseguenza la dieta gli accordò un'armata di otto mila cavalli e di ventidue mila fanti, pagati per sei mesi, a datare dalla metà di ottobre, ed inoltre un sussidio di 120,000 fiorini per l'artiglieria e per le spese straordinarie. Dopo di ciò si sciolse il 20 di agosto, senza avere meglio provveduto delle precedenti diete all'esecuzione di così magnifiche promesse[408].

Massimiliano, il quale credeva che tutta l'arte del regnare consistesse nel celare a tutti i proprj segreti, assegnò tre luoghi molto distanti per l'unione delle tre armate dell'impero. Una doveva raccogliersi in Trento per minacciare il Veronese, l'altra a Besanzone per minacciare la Borgogna, l'ultima nella Carniola per minacciare il Friuli[409]. Non permetteva che i ministri esteri si trattenessero presso di lui, tenendoli in certo qual modo relegati in qualche piccola città, a Trento, a Bolzano, a Morano, lontani dalla corte e dall'armata; e con ciò li poneva nell'impossibilità di penetrare i suoi disegni, o di valutare le sue forze[410].

Prima di scendere in Italia come nemico, Massimiliano negoziava colla repubblica di Venezia. Le aveva spediti tre ambasciatori, non pel solo oggetto di chiederle il passo a traverso ai suoi stati, ma ancora per proporle un'alleanza, i di cui risultamenti dovevano essere la divisione dello stato di Milano. Affinchè i Veneziani rinunciassero alla fedeltà loro verso Lodovico XII, che il monarca francese non meritava, aveva loro comunicato il trattato di Blois, il di cui oggetto era la divisione di tutti gli stati della repubblica, facendo loro sentire che Lodovico ne sollecitava ancora l'esecuzione. Dall'altra parte Lodovico aveva saputo che Massimiliano cercava l'alleanza degli Svizzeri, e che si era guadagnato fra loro un potente partito. Quest'alleanza avrebbe privato il re di Francia della sola buona fanteria che serviva nelle sue armate; onde procurava di riconciliarsi pienamente coi Veneziani, dissipando ogni loro sospetto, e loro facendo le più vantaggiose offerte per indurli a difendere d'accordo con lui l'Italia minacciata dall'imperatore; e perchè la repubblica ricusasse il passaggio ai Tedeschi, le prometteva la perpetua guarenzia de' di lei stati di terra ferma[411].

I Veneziani tutto sentivano il pericolo della loro situazione; non si fidavano nè delle promesse di Massimiliano, nè di quelle di Lodovico XII, e temevano ad ogn'istante di vedere questi due rivali contro di lei riuniti; ma se per impedire questa coalizione essi dichiaravansi per l'uno o per l'altro sovrano, non perciò temevano meno di vedersi un giorno abbandonati da colui che sarebbesi valso della loro alleanza, e di dovere poi sostenere soli tutto il peso di una guerra in cui non avrebbero che un interesse secondario. Dopo lunghe deliberazioni, finalmente determinarono di non abbandonare il partito della Francia, e l'alleanza, colla quale essi garantivano a Lodovico XII lo stato di Milano in compenso di una somigliante garanzia, che la Francia aveva promessa per le loro province di terra ferma. In conseguenza parteciparono a Massimiliano, che in forza de' loro trattati non potevano acconsentire al passaggio del suo esercito pel loro territorio; che, quand'anche l'imperatore attaccasse il Milanese sopra altri punti, si troverebbero in dovere di somministrare alla Francia un certo numero di truppe per sua difesa; che soddisfarebbero scrupolosamente agli obblighi loro, ma che non anderebbero più in là; poichè nel tempo stesso che volevano fare il debito loro verso il re di Francia, loro alleato, desideravano altresì di conservare la buona armonia e la buona vicinanza coll'impero e coll'imperatore. Finalmente dichiararono a Massimiliano, che, se voleva pacificamente entrare in Italia per ricevere a Roma la corona d'oro, verrebbe accolto in tutti i loro stati con tutte le onorificenze che avevano sempre rendute al capo dell'Impero[412].

Per quanto i Veneziani avessero cercato in questa risposta di non offendere Massimiliano, questi però si sentì tanto più vivamente ferito quanto si teneva più sicuro di loro. Quest'imperatore non fondava mai sui proprj mezzi il buon successo delle sue intraprese, e sempre sperava negli altrui soccorsi, che poi si maravigliava di non ricevere. Aveva cominciato a trattare coi Cantoni per levare dodici mila Svizzeri, e la dieta elvetica, non dando troppo orecchio alle rimostranze della Francia, non si era mostrata aliena dal somministrargli i soldati: ma il danaro promesso dalla dieta germanica di Costanza non bastava per fare così grosse leve, e Massimiliano l'aveva di già quasi tutto consumato in dispendiosi trasporti d'artiglieria. Egli aveva inoltre fatto fondamento sui sussidj degli stati d'Italia; ma aveva loro fatte così esorbitanti domande, che tutti si erano da lui alienati. Il vescovo di Brixen non aveva domandato ai Fiorentini meno di cinquecento mila ducati[413]: e questo fu il motivo che li consigliò, quando ancora durava il loro terrore, a far raggiugnere dal Macchiavelli, loro ambasciatore, in Inspruck Francesco Valori, per avere migliori condizioni. Ma non avendo l'imperatore voluto scendere ad alcuno ragionevole termine, cercarono dal canto loro dilazioni alla conclusione dell'affare, finchè fosse chiaro quale sarebbe il risultato di tante minacce e degli apparecchi annunciati con tanta enfasi a tutta l'Europa[414].

Massimiliano faceva pure domandare non meno esorbitanti somme a tutti gli altri stati d'Italia, siccome prestazioni dovute in occasione della sua coronazione: ma inoltre domandava ad Alfonso, duca di Ferrara e di Modena, la restituzione della dote di Anna Sforza, prima moglie di quel duca, di cui pretendeva essere erede l'imperatrice Beatrice Sforza. Di già Massimiliano credeva di poter disporre delle immense somme che ricercava, come se in fatto le avesse ricevute: pure di tutto questo danaro non ebbe che sei mila ducati, di cui i Sienesi si confessarono debitori verso la camera imperiale[415].

Intanto sopraggiunse il mese di ottobre, e le truppe ordinate dalla dieta germanica cominciavano ad adunarsi; ma non si vedevano comparire che pochi battaglioni; mentre che Massimiliano passava rapidamente dai confini della Borgogna a quelli dell'Italia, e che, facendo marciare i contingenti su tutte le direzioni, e non facendo parlare l'Europa che dei movimenti delle sue truppe, lasciava tutti incerti se attaccherebbe la Francia, lo stato di Milano, o i Veneziani[416].