Lodovico XII non trascurò di apparecchiarsi a respingere quest'attacco. Ottenne licenza dal re cattolico di assoldare 2500 fanti spagnuoli; mandò soccorsi al duca di Gueldria per tenere occupato l'imperatore in Germania; levò il castello d'Arona, posto sul lago maggiore, alla famiglia Borromei, di cui non fidavasi, e vi pose guarnigione; mandò Gian Giacopo Trivulzio ai Veneziani con quattrocento lance francesi e quattro mila fanti, e considerabilmente accrebbe il numero delle sue truppe nello stato di Milano. I Veneziani dal canto loro avevano richiamati al loro soldo il conte di Pitigliano e Bartolommeo d'Alviano: il primo aveva il comando di quattrocento uomini d'armi nelle parti di Verona e di Roveredo; il secondo di ottocento verso il Friuli. Per altro queste truppe non impedirono una rapida scorreria di Giovan Battista Giustiniani e di Fregosino, emigrati Genovesi, che con mille fanti tedeschi si erano lusingati di attraversare lo stato veneziano, poi quello di Parma, per entrare nella Liguria, ma che furono poi dai Francesi trattenuti alle falde delle montagne di Parma. Tornarono a dietro, ed i Veneziani acconsentirono che rientrassero negli stati dell'impero, a condizione di deporre le armi nell'entrare nel territorio della repubblica per riceverle poi all'opposto confine[417].
Questa breve spedizione non erasi tampoco risguardata come un cominciamento d'ostilità: i Veneziani, che non erano personalmente attaccati, invece di attribuirla a Massimiliano, non avevano voluto ravvisarvi che la conseguenza di qualche pratica di Giulio II. Sapevano che questo pontefice permetteva nello stesso tempo un adunamento di emigrati genovesi in Bologna; che accusava il Bentivoglio d'avere tentato di farlo avvelenare da un prete, e che aveva spedito il cardinale di santa Croce a Massimiliano per muoverlo contro i Francesi[418]: Ma Giovanni Bentivoglio, che teneva Giulio II in tanti sospetti, morì a Milano in febbrajo del 1508, in età di settant'anni. Aveva goduta quarant'anni nel suo principato una inalterabile prosperità, di cui andava più debitore alla fortuna che ai suoi talenti o alle sue virtù, e non seppe poi sostenere le traversie che vennero in appresso. Poco dopo la di lui morte, Annibale il primogenito, ed Enrico l'ultimo de' suoi figliuoli, sorpresero a Bologna la porta di san Momolo coll'ajuto dei Pepoli e di alcuni altri gentiluomini: ma bentosto furono scacciati dal popolo, che preferiva il dominio della Chiesa a quello de' suoi antichi signori; ed il re di Francia, irritato per questo intempestivo attacco dei Bentivogli, li fece uscire dalla Lombardia, ordinando al signore di Chaumont di difendere Bologna contro chiunque volesse turbare la Chiesa nel possesso di quella città. Il papa, soddisfatto della protezione offertagli da Lodovico XII, impose silenzio al suo odio contro la Francia, e non volle avere parte nella guerra che andava a scoppiare[419].
Massimiliano era giunto a Trento in principio dell'anno, per mettersi alla testa della spedizione da tanto tempo annunciata. Il giorno 3 di febbrajo recossi processionalmente alla Chiesa, preceduto dagli araldi d'armi dell'Impero e portando la spada sguainata in mano. Il suo cancelliere, Matteo Langen, vescovo di Gurck, salì sopra un'alta tribuna per annunziare al popolo, che Massimiliano entrava in Italia alla testa del suo esercito, e che recavasi a Roma a prendere la corona imperiale. Infatti l'imperatore eletto partì da Trento nella seguente notte con mille cinquecento cavalli e quattro mila fanti tirolesi, mentre che il marchese di Brandeburgo con cinquecento cavalli e due mila fanti avanzavasi per un'altra strada sopra Roveredo. Ma il marchese, non avendo potuto entrare in questa città, tornò subito a dietro; e Massimiliano, dopo aver guastato il territorio dei sette comuni, dove alcuni montanari quasi indipendenti vivevano sotto la protezione della repubblica di Venezia, il quarto giorno si allontanò bruscamente dai confini, e tornò a Bolzano, senza che si potesse spiegare la bizzarria di questo movimento retrogrado[420].
Dalla banda del Friuli quattrocento cavalli e cinque mila fanti austriaci entrarono nel territorio di Cadore, i di cui abitanti erano affezionatissimi ai Veneziani. Mentre che i Tedeschi assediavano in quel paese alcune rocche, Massimiliano andò a raggiugnerli con sei mila fanti: scorse circa quaranta miglia di paese al di là dei confini veneti, commettendovi grandissimi guasti; ma tutt'ad un tratto tornò con celerità ad Inspruck in sul finire di febbrajo per impegnarvi tutti i suoi giojelli; giacchè il danaro, che avea creduto bastante per tutta la campagna, era di già consunto. Quando giunse in quella città, seppe che gli Svizzeri, non ricevendo da lui danaro, avevano dato licenza al re di Francia di levare soldati nel loro paese, e che infatti cinque mila Svizzeri al soldo di Lodovico XII e tre mila al soldo della repubblica veneziana erano di già entrati in Italia. Massimiliano irritato volò ad Ulma per addirizzarsi alla lega delle città imperiali della Svevia, e persuaderla ad attaccare gli Svizzeri; nello stesso tempo esortava gli elettori a continuargli per altri sei mesi il servigio delle truppe dell'impero, perciocchè i sei primi mesi che gli erano stati accordati erano quasi terminati[421].
Intanto i Tedeschi, ch'egli aveva lasciati a Trento, erano rientrati nella valle del Cadore in numero di circa nove mila, ed avevano colà prese diverse fortezze; ma in appresso si lasciarono chiudere dall'Alviano, il quale, prevenendoli colla consueta sua rapidità, occupò i passaggi per i quali pensavano di ritirarsi, e fece custodire tutti i sentieri delle montagne da contadini affezionati ai Veneziani.
I Tedeschi, formando un battaglione quadrato, nel di cui centro posero le loro donne ed equipaggi, tentarono di aprirsi un passaggio il 2 di marzo: accanita fu la battaglia e d'infelice riuscita; essendo più di mille di loro rimasti sul campo, e gli altri tutti fatti prigionieri. Dopo questa vittoria l'Alviano attaccò la fortezza di Pieve di Cadore e la riconquistò. Carlo Malatesta, uno de' signori di Rimini spogliati dal papa, fu ucciso in questa battaglia[422].
Essendosi in tal guisa dissipata l'armata austriaca, ed allontanatosi l'imperatore per cercare nuovi soccorsi, Bartolommeo d'Alviano entrò negli stati di Massimiliano con intenzione di spogliarlo di tuttociò che possedeva sul golfo di Venezia. Infatti in pochi giorni prese Gorizia, che fortificò per servire di difesa all'Italia contro i Turchi; Trieste, cui impose una grossa contribuzione, onde punirla dei contrabbandi co' quali si era arricchita; Pordenone, che poi la repubblica diede in feudo allo stesso generale per ricompensarlo de' suoi servigj; ed all'ultimo Fiume ai confini della Schiavonia[423].
I Tedeschi, che non davano unione alle loro operazioni, tentarono nello stesso tempo di avanzarsi dalla banda di Trento e del lago di Garda, ed ottennero qualche vantaggio a Calliano. Ma due mila Grigioni, che si trovavano nella loro armata, essendosi ritirati, perchè mal pagati, anche gli altri dovettero allontanarsi. Le due armate, veneziana ed austriaca, separate dalla muraglia che taglia la valle dell'Adige tra Pietra e Calliano, si limitarono per qualche tempo ad osservarsi, non facendo che qualche leggiera scaramuccia; in appresso la veneziana ritirossi a Roveredo, e l'altra a Trento, ove si disperse. Massimiliano non aveva mai potuto avere nello stesso tempo nella sua armata più di quattro mila uomini di truppe dell'impero: quando giugneva un contingente per cominciare il suo servigio, l'altro aveva di già terminati i suoi sei mesi e si ritirava. La dieta convocata in Ulma era stata prorogata; e Massimiliano, invece di tornare alla sua armata, erasi recato a Colonia. Per alcune settimane non si seppe nemmeno dove fosse; ed a ragione indispettito per tanti disastri, egli sarebbesi volentieri sottratto agli sguardi di tutto il mondo. Se i Francesi, che si erano uniti a Roveredo all'armata veneziana, avessero voluto attaccare Trento, potevano facilmente spingere molto avanti le loro conquiste; ma il Trivulzio dichiarò che aveva ricevuto ordine dal re di difendere i passaggi dell'Italia, e non di attaccare la Germania[424].