Finalmente il prete Luca Renaldi, comunemente chiamato il prete Luca, che aveva la confidenza di Massimiliano, recossi a Venezia per fare alcune proposizioni di pace. Offriva ai Veneziani una tregua di tre mesi, che venne altamente da questi rifiutata, quando seppero che l'imperatore non voleva comprendervi la Francia. Troppo ruinati erano gli affari di Massimiliano, perchè egli potesse star fermo in tale pretesa; acconsentì ad una tregua di tre anni per l'Italia. Ma Lodovico XII vi si rifiutò perchè voleva farvi comprendere il duca di Gueldria. Il senato di Venezia non aveva veruna alleanza con questo duca, e risguardava la sua contesa come cosa affatto estranea alla politica d'Italia, e ad una guerra trattata soltanto ai confini della penisola. Dopo di avere fatto calde istanze agli ambasciatori di Francia di accettare la tregua tal quale veniva offerta, alfine l'accettò egli stesso semplicemente, e senza nemmeno aspettare la risposta di Lodovico XII, cui era stato spedito un corriere. Questa tregua si pubblicò il 7 di giugno ne' due campi: doveva essere comune a tutti gli alleati, che dall'una o dall'altra parte sarebbero nominati entro tre mesi, e non comprendere che l'Italia. Massimiliano nominò subito il papa, i re di Spagna, d'Inghilterra e d'Ungheria, e tutti gli stati dell'impero; i Veneziani nominarono i re di Francia e di Spagna, e tutti gli stati italiani loro alleati. Tutte le conquiste fatte nella presente guerra dovevano essere conservate da chi le aveva fatte; e l'una e l'altra potenza riservavasi il diritto d'innalzare entro la linea dei suoi confini tutte le fortificazioni che troverebbe convenienti[425].

Una guerra che pareva minacciasse tutta l'Italia di una nuova invasione degli oltremontani, era così terminata in pochi mesi; ma per altro lasciava dietro di sè molti semi di malcontento. Massimiliano sentivasi profondamente umiliato d'avere annunciate così grandi cose, di averne eseguite di così piccole, e di avere in due mesi perduti tutti i porti di mare ch'egli possedeva sul golfo Adriatico, porti così preziosi pel commercio de' suoi stati. I Veneziani avevano fatto esperimento della gelosia de' Francesi, ed erano irritati per l'abbandono del Trivulzio, che non aveva voluto ajutarli a proseguire le loro conquiste. Finalmente Lodovico XII affettava di essere vivamente offeso perchè i Veneziani avessero sottoscritta la tregua contro il parer suo, e senza pure aspettare l'ultima sua risposta.

Per altro niuno aveva meno ragione di Lodovico XII di lagnarsi in questa occasione. Non solo i Veneziani avevano usato dei loro diritti, consultando piuttosto i proprj che i di lui interessi, e ricusando di continuare una guerra senza scopo, per fare una diversione a favore del duca di Gueldria con cui non avevano che fare; essi conoscevano abbastanza la perfida condotta del re di Francia per non credersi obbligati ad avere troppi riguardi alle sue raccomandazioni.

Lodovico XII era legato coi Veneziani da molti trattati, quando avea conchiuso con Massimiliano il trattato di Blois, in forza del quale egli e l'imperatore stipulavano la divisione degli stati di quella repubblica; e non aveva verun motivo di lagnarsi della medesima. Di nuovo le si era legato colle più strette relazioni, nello stesso tempo in cui nel precedente anno aveva avuto con Ferdinando l'abboccamento di Savona, ed aveva cercato d'interessare nella stessa divisione questo secondo potentato. In mezzo alle più amichevoli negoziazioni, in seno alle più intime alleanze Lodovico XII non cessava di aguzzare la spada con cui ferì la repubblica nell'istante della lega di Cambrai. Verun altro motivo non potrebbe darsi a questa perfida condotta, se non che i governi assoluti risguardano sempre le repubbliche come fuori del diritto delle genti, e cercano ogni occasione di distruggerle.

Infatti nello stesso tempo la condotta di Lodovico XII verso la seconda, in potenza, delle repubbliche d'Italia, non era quasi meno falsa nè meno ingiusta. Malgrado la sua alleanza coi Fiorentini, malgrado lo zelo che questo stato aveva sempre mostrato per il partito francese, egli protraeva la conquista di Pisa, che i Fiorentini erano in sul punto di effettuare; contrariava tutte le loro operazioni militari, ed all'ultimo metteva sfacciatamente a prezzo il suo assenso alla riduzione di una città, ch'egli medesimo risguardava come ribellata, e che più volte erasi obbligato a far rientrare nell'ubbidienza.

Dopo la conferenza del precedente anno col re Ferdinando, Lodovico XII aveva cominciato a riguardare come oggetto di speculazione finanziera la sommissione di Pisa. I Pisani, indeboliti da così lunga guerra, più non potevano ricevere soccorsi da Genova dopo la scossa provata da quella città, e pochissimi e nascostamente ne ricevevano da Lucca e da Siena. Sentivano avvicinarsi la loro ultima ora; i contadini rifugiati in città, e che in allora formavano più della metà della sua popolazione, cominciavano a sospirare l'istante di tornare ai loro campi, e la loro ostinazione più non era quella di prima. Pisa sarebbe probabilmente caduta fino dal 1507 in potere dei Fiorentini, se i due potenti monarchi, che in allora dettavano alternativamente le leggi all'Italia, non avessero voluto farsi pagare un avvenimento che non doveva dipendere da loro. Il re d'Arragona dichiarò agli ambasciatori fiorentini, che gli furono mandati per complimentarlo, che Lodovico XII aveva in lui rimessi gli affari di Pisa, e ch'egli prenderebbe quella città sotto la sua protezione, e non ne permetterebbe la conquista, se prima la repubblica non prometteva ai due re un onesto compenso pel loro assenso. Lodovico XII confermò questo discorso; ed all'ultimo i due re convennero di domandare ognuno cinquanta mila ducati. Promettevano a tale prezzo di mandare in Pisa una guarnigione, che i Pisani avrebbero ricevuta senza diffidenza, che dopo otto mesi avrebbe aperta la città ai Fiorentini. Questa proposizione non fu accettata, ma impedì ai Fiorentini di fare in quell'anno guastare il territorio di Pisa[426].

Dopo la partenza dei due re, i Fiorentini ricominciarono le loro spedizioni nel piano di Pisa: anzi fu questa la prima impresa della milizia ch'essi avevano ordinata in battaglioni dietro proposta del Macchiavelli, secondo i principj da lui esposti nel suo Trattato dell'Arte della guerra. La legge ch'egli medesimo aveva redatta intorno all'Ordinanza Fiorentina fu approvata nel gran consiglio il 6 dicembre del 1506. Un corpo di dieci mila contadini venne scelto in tutto il territorio della repubblica, vestito per la prima volta dell'assisa fiorentina, con abito bianco, con calzoni per metà bianchi e rossi, ed armato come le truppe svizzere e tedesche, e come quelle esercitato tutti i giorni di festa. Questa milizia, che fu detta l'Ordinanza costò alla repubblica molto meno che non costavano le truppe straniere, e si mostrò molto più disciplinata ed ubbidiente ai suoi ufficiali[427].

Tostocchè Lodovico XII si trovò liberato dall'inquietudine che gli aveva cagionato l'attacco di Massimiliano, spedì ai Fiorentini Michele Rizio per rimproverar loro le negoziazioni avute coll'imperatore. Essi avevano mostrato, diceva egli, soverchia premura di pagare un tributo alla camera imperiale, quando il loro danaro doveva essere adoperato contro il re di Francia o suoi alleati. A tale oggetto essi avevano spedito fino in Germania i loro deputati, e nello stesso tempo con un imprudente attacco contro di Pisa avevano arrischiato di accendere la guerra nel centro dell'Italia, e di fare in tal guisa una pericolosa diversione alle armi del re[428].

I Fiorentini sentirono ciò che voleva dire un tale messaggio, e tali lagnanze che non avevano verun fondamento. Pisa trovavasi ridotta alle ultime estremità; il partito de' campagnuoli, che desiderava la pace, si faceva ogni giorno più numeroso; i nobili ed i cittadini, che avevano difesa l'indipendenza della loro patria con una irremovibile costanza, in gran parte distrutti dal ferro nemico, ruinati, invecchiati, scoraggiati, più non opponevano la medesima resistenza. Avvicinavasi l'istante in cui Pisa doveva volontariamente arrendersi ai Fiorentini; ma Lodovico voleva approfittare della miseria di quella città per vender loro la sua sommissione; e perciò cercava contro di loro una lagnanza priva di fondamento, per mettere in seguito a più alto prezzo la sua condiscendenza. La signoria rispose, che nel suo trattato col re di Francia aveva espressamente riservati i diritti dell'impero; che lo stesso Lodovico XII aveva così ben riconosciuti questi diritti, che non si era in verun modo obbligato a proteggere i Fiorentini contro Massimiliano; che dunque era stato necessario di cercar di regolare la legittima prestazione dovuta dalla repubblica all'imperatore quando riceveva la corona imperiale; che per altro i loro ambasciatori avevano schivato di nulla conchiudere con Massimiliano; che non gli avevano dato danaro, e che soprattutto non avrebbero mai sottoscritta con lui una convenzione, che potesse riuscire pregiudicievole alla Francia; che rispetto alla loro spedizione contro di Pisa, doveva tanto meno inquietare i loro vicini, in quanto che erasi fatta senza artiglieria, e che si era ristretta al guasto delle messi; che nel loro trattato colla Francia, nel 1502, si erano espressamente riservati il diritto di continuare la guerra contro di Pisa, e che altronde non sapevano comprendere per qual cagione volesse il re più particolarmente interessarsi per quella città dopo che aveva somministrati soccorsi ai Genovesi contro di lui, e staccarsi dai Fiorentini che gli erano sempre stati fedeli[429].