La gioja manifestata dai Romani per la morte di Adriano VI non deve inappellabilmente fissare la nostra opinione intorno al carattere ed alla politica d'un pontefice, contro il quale avevano le più gagliarde prevenzioni nazionali. Adriano non visse che un anno fra di loro, e sopra un così breve regno difficile cosa sarebbe il portare giudizio intorno alle sue opinioni ed a' suoi progetti. Da lungo tempo non erasi veduto sulla cattedra di san Pietro un papa di più buona fede; ma questa lealtà non era, per vero dire, troppo utile alla Chiesa, o allo stato da lui governati; questa lo rendeva più intollerante de' suoi predecessori intorno a tuttociò che spettava alla fede; lo dava quasi del tutto in balìa agl'intrighi de' suoi consiglieri negli affari di stato, che egli confessava di non conoscere. Pure i torti che gli venivano più severamente rinfacciati, dipendevano dalle circostanze e dallo stato di spossamento in cui Leon X aveva lasciate, morendo, le finanze della Chiesa.

Più istrutto che il suo predecessore intorno all'importanza delle nuove opinioni che si diffondevano in Germania, il 25 di novembre del 1522 aveva addirizzato alla dieta dell'impero, adunata a Norimberga, un breve, con cui severamente condannava le opinioni di Lutero, e richiamava contro quest'eretico e contro i suoi seguaci l'applicazione delle più rigorose pene. Ma in pari tempo candidamente confessava la corruzione della corte romana, e prometteva d'occuparsi intorno alla riforma de' di lei numerosi abusi, chiedendo intorno a questa necessaria riforma i consiglj della dieta. Fu questa domanda, che persuase i principi secolari della Germania a pubblicare quella lista, famosa nella storia della riforma, dei cento gravami contro la corte di Roma, lista che appoggiava le principali accuse de' luterani, e che mostrava quanto tutti gli spiriti erano nelle parti settentrionali disposti ad abbracciare le nuove opinioni[69].

Il religioso zelo d'Adriano gli aveva fatto adottare tutti i pregiudizj e tutti gli odj degli Spagnuoli contro i Giudei ed i Mori convertiti, numerosa classe d'uomini, che chiamavansi Marrani, e che si sospettavano sempre segretamente affezionati al culto che avevano dovuto abbandonare per forza; questi erano venuti in grosso numero a Roma con tutte le loro ricchezze, per sottrarsi all'inquisizione di Spagna. Adriano VI, quando morì, stava contro di loro apparecchiando i più severi editti; egli voleva altresì assoggettare a nuove e più rigorose pene i bestemmiatori ed i simoniaci; gli pareva che questa parte della legislazione appartenesse più strettamente a' suoi favoriti studj della teologia; per altri rispetti non aveva volontà sua propria intorno ai pubblici affari, e conosceva di non intenderli bene[70].

Per altro Adriano non aveva confidenza nel collegio de' cardinali; sembravagli che per la scandalosa loro condotta i membri del sacro collegio dovessero essere il primo oggetto della riforma che meditava; ma perchè sentivasi costretto d'abbandonarsi a coloro che conosceva più di lui illuminati, sceglieva un ristretto numero di confidenti e di ministri, ai quali affidava un'eccessiva autorità. Poco dopo diffidava di loro, e gli spogliava d'ogni potere; in tal guisa offendeva i cardinali ed i principali signori di Roma; rendeva la propria autorità vacillante; e non si guadagnava nemmeno il cuore di coloro, cui momentaneamente accordava il suo troppo precario favore.

Il primo d'ottobre del 1523, entrarono in conclave trentasei cardinali per iscegliere un successore ad Adriano VI. Appena chiuso il conclave si videro collocarsi quasi tutti i cardinali sotto la direzione di due capi, che, gelosi l'uno dell'altro, si davano a vicenda l'esclusione, e tennero cinquanta giorni diviso il sacro collegio. Da un canto Pompeo Colonna, potente presso Carlo V in ragione dell'irremovibile attaccamento della sua famiglia alla causa imperiale, veniva riconosciuto come capo dai vecchi cardinali creati ai tempi di Giulio II, o prima; dall'altro canto Giulio de' Medici disponeva di sedici suffragj tra i cardinali ch'erano stati creati sotto suo cugino Leon X. Rispetto a Wolsey, cardinale di York, che, dirigendo la politica dell'Inghilterra, aveva quasi sempre mirato a guadagnarsi i suffragj per una prossima elezione, e che aveva prima ottenuta la promessa di tutto il favore di Francesco I, poi di Carlo V, era al presente dimenticato dai due monarchi, e scartato da tutti i partiti. Altronde, dopo il malcontento cagionato dall'elezione d'Adriano VI, più non si sarebbe pensato a dare la tiara ad un oltremontano[71].

La decisa opposizione del Colonna e della sua fazione, avendo impedita l'elezione del cardinale de' Medici, il quale per altro fin dal principio aveva avuti ventun voti, molti altri cardinali si misero successivamente in rango per essere nominati, come Fieschi, Farnese, Monti, Grassi, Soderini e Carvajale; essi reciprocamente cercavano d'acquistar voti senza per altro esporsi al rimprovero di simonia, e l'espediente, che loro sembrava più convenientemente tranquillizzare le loro coscienze, era quello delle scommesse. Così i partigiani del Medici offrivano a tutti i cardinali del contrario partito di scommettere dodici mila ducati contro cento che il Medici non sarebbe papa; i partigiani del Soderini ne offrivano ancor essi dieci mila; e quest'ultimi avevano favorevole tutto il partito francese[72].

Questa lotta tra le due fazioni si andava prolungando con sì poca apparenza di conciliazione, che si cominciava a temere, che le due parti non si appigliassero a qualche pretesto per uscire dal conclave, formare due assemblee, ed eleggere due papi ad un tratto. Perciò i due capi rendevansi egualmente odiosi al popolo. Accusavansi il moderno Giulio ed il moderno Pompeo di volere colle loro discordie ruinare Roma un'altra volta. Un orribile fetore, che si era sparso nel conclave, ne rendeva insoffribile il soggiorno: i cardinali cadevano infermi, e soprattutto i più vecchi non potevano lungamente sostenere una così penosa reclusione. Il cardinale di Clermont propose Franciotto Orsini, ed il Medici finse di volergli dare i suffragj di tutta la sua fazione, che, uniti a quelli della Francia, avrebbero decisa l'elezione. Temette allora il Colonna di vedere il supremo pontificato passare in una casa ereditaria nemica della sua; sentì la necessità di cedere, e, recandosi presso il cardinale de' Medici, gli offrì di farlo papa, purchè Giulio desse garanzie della sua riconoscenza[73].

Le proposizioni del Colonna furono tutte accettate; domandava che il Medici si riconciliasse col cardinale Soderini, e gli restituisse tutti i suoi beni; che perdonasse egualmente a tutti coloro che avevano operato contro di lui; che cedesse al Colonna l'ufficio di vicecancelliere della Chiesa col magnifico palazzo che occupava, fabbricato da Raffaele Riario. A tali condizioni Giulio fu la stessa notte adorato da quasi tutti i cardinali, ed all'indomani, il 18 di novembre, anniversario del giorno in cui due anni prima era entrato vittorioso in Milano, fu proclamato sotto il nome di Clemente VII. Era questo nome destinato a convalidare la promessa che aveva data di perdonare a Pompeo Colonna, al Soderini ed a tutti i suoi nemici. A fronte dell'apparente unanimità de' voti, questa elezione dispiacque in modo ai vecchi cardinali, che ai sostenuti patimenti del conclave aggiugnendosi questo rammarico, in pochi giorni morirono Soderini, Grassi, Fieschi e Carvajale[74].

Pochi pontefici erano giunti al trono pontificio con una più alta riputazione di Clemente VII: egli si era guadagnato l'amore de' Fiorentini, che governava da più anni con una quasi assoluta autorità, ed aggiugneva in tal modo alle forze della Chiesa quelle di questa repubblica ancora ricca e temuta malgrado il suo decadimento. Sapevasi ch'era stato il ministro principale di Leon X in tempo del suo pontificato, ed a lui s'ascrivevano tutte le più gloriose cose fatte da suo cugino, senza temere di trovare in lui i medesimi difetti. Non veniva accusato nè di amore disordinato per i piaceri, nè di prodigalità, nè di vana pompa, ed erano conosciute la sua applicazione ed attitudine al lavoro; perciò la sua elezione fu celebrata con trasporti di giubbilo, e dai letterati, che da lui speravano i medesimi beneficj ond'erano stati colmati da Leon X, e dal popolo[75].