I ducati di Parma e di Piacenza furono nel XVII secolo governati da quattro principi della casa Farnese, de' quali niuno seppe meritarsi l'amore de' suoi popoli, o il rispetto della posterità. Rannuccio I, che nel 1592 era succeduto a suo padre Alessandro, non aveva ereditata alcuna delle grandi qualità di questo eroe. Gli è vero che aveva sotto i di lui ordini dato prove di valore nelle guerre di Fiandra; ma il suo carattere era cupo, severo, avaro, diffidente: non voleva regnare che per mezzo del terrore, e questo terrore declinò bentosto in un accanito odio. Egli accusò la nobiltà d'avere contro di lui tramata una congiura, ed il 19 maggio del 1612, dopo un segreto processo, fece decapitare molti nobili, appiccare un maggior numero di plebei, e confiscare tutti i loro beni. Niuno in Italia si persuase della delinquenza de' giustiziati. Il duca di Toscana, cui Rannuccio aveva mandata copia del processo, manifestò apertamente la sua incredulità, rimandandogli un processo egualmente in così buona forma contro l'ambasciatore di Parma, come colpevole d'un omicidio in Livorno, mentre era a tutti noto che l'ambasciatore mai non era stato in quella città. Il duca di Mantova, che risguardava suo padre come accusato di avere avuto parte nella congiura, fu in procinto di dichiarare la guerra a quello di Parma per lavare quest'ingiusto sospetto[284]. Rannuccio I aveva da principio chiamato a succedergli suo figlio naturale Ottavio; ma in seguito avendo avuto figliuoli legittimi, si aombrò del bastardo, e lo chiuse in un'orrida prigione, ove lo lasciò miseramente perire. Rannuccio morì in sul cominciare di marzo del 1622; e perchè il suo figliuolo primogenito era sordo e muto, gli successe Odoardo Farnese II[285].

Odoardo Farnese era, più che eloquente, satirico, mordace, e presontuoso oltre misura. Voleva tutto fare da sè, e voleva dai suoi ministri ubbidienza e non consiglj. Sopra tutto credevasi nato per la guerra, e destinato a far rivivere i maravigliosi talenti di suo avo Alessandro. Pure l'eccessiva sua corpulenza, che in appresso trasmise ai suoi figliuoli, e che riuscì fatale a casa Farnese, doveva dargli poca attitudine ad ogni faticoso esercizio. Nel 1635 fece alleanza coi Francesi contro gli Spagnuoli, e questa prima guerra di Odoardo, terminata nel 1637, diede poco risalto ai talenti ch'egli supponeva di avere, ed espose i suoi stati a gravissimi danni. La sua seconda guerra coi Barberini, dal 1641 al 1644, che si era tirata in su le braccia a cagione della sua irregolarità nel pagare le usure de' grandiosi suoi debiti, fece ancora più apertamente conoscere la sua imprudenza e la sua poca abilità. Morì il 12 di settembre del 1646, liberando i suoi sudditi dalla fatica che cagiona l'attività quando non è sostenuta dai talenti, e dal pericolo in cui gli strascinava continuamente un principe mediocre che voleva parere uomo grande[286].

Il di lui erede, Rannuccio II, non aveva la ferocia di Rannuccio I, nè la presunzione di Odoardo; ma non perciò i Parmigiani furono più felici; perchè dall'indolenza e dalla debolezza del loro padrone si trovarono abbandonati alla prepotenza d'indegni favoriti. Uno di costoro, il marchese Godefroi, primo ministro di Rannuccio II, e ch'era stato suo precettore di lingua francese, nel 1649 lo trasse in una guerra colla corte di Roma, che fece perdere alla casa Farnese gli stati di Castro e di Ronciglione. Godefroi aveva fatto assassinare il vescovo di Castro; ed Innocenzo X, facendo cadere la vendetta di tale attentato sopra gl'innocenti, fece atterrare Castro, non lasciando sussistere tra le ruine di quella città che una colonna con un'iscrizione[287]. In appresso Rannuccio II fece decapitare il suo ministro e confiscarne le sostanze; ma senz'essere perciò in istato di governare da sè medesimo, e senza che i suoi sudditi raccogliessero verun beneficio da questo cambiamento, perchè nuove sanguisughe avevano preso il posto delle antiche. Rannuccio II morì soltanto l'undici dicembre del 1694, quando poteva di già prevedere la vicina estinzione della sua casa. Suo figlio primogenito Odoardo era morto prima di lui, il 5 settembre del 1693, soffocato da soverchia pinguedine, lasciando una figlia, Elisabetta, che fu poi regina di Spagna. Gli altri due figliuoli di Rannuccio II, Francesco ed Antonio, regnarono uno dopo l'altro, ma l'eccessiva loro corpulenza dava motivo di credere che non avrebbero prole[288].

Fra le famiglie sovrane dell'Italia la casa d'Este fu quella che nel diciassettesimo secolo produsse maggior numero di principi amati dai loro popoli; ma i suoi dominj, ridotti ai piccoli stati di Modena e di Reggio, più non le davano quell'importanza che aveva avuto nel precedente secolo. Cesare, che per la sua debolezza aveva perduto il ducato di Ferrara, morì soltanto l'11 dicembre del 1628. Suo figlio primogenito, Alfonso III, non regnò che circa sei mesi. Quest'uomo, temuto pel suo violento e sanguinario carattere, fu così scosso dalla morte di sua moglie, che abbandonò la sovranità il 24 di luglio del 1629, e ritirossi in un convento del Tirolo, ove si fece cappuccino[289].

Francesco I, che successe a suo padre Alfonso, si acquistò la riputazione di essere uno de' migliori capitani d'Italia, e de' migliori amministratori. In principio del suo regno aveva sposati gl'interessi della monarchia spagnuola, e per essa nel 1635 fece la guerra al duca di Parma, Odoardo Farnese, suo cognato. Per compensarlo di tali servigj nel 1636 l'imperatore gli concesse il piccolo principato di Correggio, che venne incorporato a' suoi stati[290].

Del 1647 Francesco I passò al partito della Francia, e fece sposare a suo figlio Laura Martinozzi, nipote del cardinale Mazarino, che gli recò in dote grandissime ricchezze; ed egli fu nominato allora generalissimo delle armi francesi in Italia. Fu più volte vittorioso degli Spagnuoli; ma senza che ciò compensasse a' suoi sudditi i guasti cui trovaronsi esposti. Questo principe morì il 14 di ottobre del 1658 in conseguenza d'una malattia contratta nell'assedio di Mortara[291].

Alfonso IV, che successe a Francesco suo padre, e che morì il 16 luglio del 1662, non fece verun atto degno di ricordanza, tranne il particolare trattato di pace fatto cogli Spagnuoli l'11 marzo del 1659. Il figlio di lui, Francesco II, che fu per una metà del suo regno sotto la reggenza di sua madre, e per l'altra volontariamente subordinato all'autorità di don Cesare, suo fratello naturale, morì il dì 6 settembre del 1694, senza lasciare memoria alcuna del suo debole governo; e Rinaldo, in allora cardinale e secondo figlio di Francesco I, successe a suo nipote. Le disgrazie che gli si apparecchiavano nella guerra della successione della Spagna non ebbero cominciamento che col susseguente secolo[292].

La casa di Gonzaga, sovrana nel diciassettesimo secolo dei due ducati di Mantova e del Monferrato, accese pel proprio interesse molte guerre che guastarono l'Italia, senza che un solo dei suoi capi siasi meritato nelle sue calamità la stima o la compassione. Vincenzo I, Francesco IV, Ferdinando e Vincenzo II, che occuparono successivamente il trono fino alla morte dell'ultimo, accaduta il 26 dicembre del 1627, furono uomini affatto perduti ne' piaceri e nella dissolutezza, che diedero ai loro sudditi l'esempio d'ogni genere di scandali, e gli oppressero colle più onerose imposte, ora per soddisfare al loro gusto di prodigalità ed al loro fasto, ora per collocare con ruinose doti sul trono imperiale principesse della casa Gonzaga. Vincenzo II morì senza figliuoli, ed il ramo de' Gonzaga, duchi di Nevers, stabilito in Francia, ed in allora rappresentato da Carlo, nipote del duca Federico II, ch'era morto nel 1540, venne chiamato alla successione di Mantova. Quella del Monferrato era un feudo femminino, e doveva passare a Maria, figlia di Francesco IV e di una principessa di Savoja. Ma la stessa notte in cui morì Vincenzo II, Carlo duca di Rethel, figlio di Carlo duca di Nevers, ch'era venuto a Mantova per raccogliere l'eredità di suo cugino, di cui prevedeva il vicino fine, sposò Maria, erede del Monferrato; di modo che l'intera eredità dell'ultimo duca passò nel ramo di Nevers[293].

Questa successione di un principe francese nel centro dell'Italia offese in pari tempo il duca di Savoja Carlo Emmanuele, che non era stato interpellato intorno al matrimonio di sua nipote, e l'imperatore Ferdinando II, da cui non aveva il nuovo duca aspettata l'investitura. Il ducato di Mantova fu invaso da quelle stesse armate imperiali accostumate al saccheggio ed alla ferocia nella lunga guerra contro i protestanti che allora desolava la Germania, e che in appresso fu poi intitolata la guerra de' trent'anni. Mantova fu sorpresa il 18 di luglio del 1630 dal conte di Collalto, Altringer e Gallas, e saccheggiata con orribile crudeltà[294]. Le calamità del Monferrato, sebbene meno appariscenti, furono più lunghe e più dolorose. Fino alla pace dei Pirenei nel 1659, il Monferrato fu costantemente il teatro delle battaglie delle grandi potenze, ed a vicenda saccheggiato dai Francesi, dagli Spagnuoli, dai Savojardi e dai Tedeschi, diviso da ogni trattato fra i diversi principi, e quasi abbandonato dai suoi duchi che sentivano l'impossibilità di difenderlo[295].