La repubblica di Venezia rialzossi in questo secolo con nuovo vigore dallo spossamento cui pareva dovesse soggiacere nel precedente secolo; e sola osò mostrarsi premurosa della difesa dell'italiana indipendenza. Abbiamo di già osservato con quanta costanza rispinse gli attacchi di Paolo V, e conservò i diritti della sua sovranità malgrado gl'interdetti e le scomuniche di Roma. In principio del secolo, nel 1601 e 1615, difese collo stesso vigore la sua sovranità sull'Adriatico contro le piraterie degli Uscocchi di Signa, sebbene questi popoli schiavoni, protetti dall'arciduca Ferdinando di Stiria, potessero strascinarla in una guerra con tutta la potente casa d'Austria[303].
I Veneziani, tratti dalle ostilità loro col papa e colla casa d'Austria, si avvicinarono al partito protestante, poichè di quest'epoca l'Europa era piuttosto divisa dalla religione che dalla politica. Infatti nel 1617 contrassero alleanza cogli Olandesi, mentre che il duca di Savoja loro alleato si assicurò de' soccorsi del maresciallo di Lesdiguieres, capo de' protestanti del mezzodì della Francia. Queste due potenze furono le prime in Italia che osarono cercare appoggio tra gli eretici. Perciò, quando scoppiò la guerra dei trent'anni, i protestanti di Germania si affidarono ai soccorsi di queste due potenze. Il conte di Thurn, Bethlem Gabor, il conte di Mansfeld e Ragotzi ricevettero più volte dal senato danaro e munizioni, senza che questi venisse giammai ad aperte ostilità colla casa d'Austria[304].
I duchi d'Ossuna e di Toledo, orgogliosi vicerè spagnuoli che allora governavano il regno di Napoli ed il ducato di Milano con una quasi assoluta indipendenza, risguardarono la repubblica di Venezia come una nemica che si doveva distruggere. Impiegarono alternativamente contro di lei la forza aperta ed i tradimenti, e d'accordo col marchese di Bedmar, ambasciatore di Spagna a Venezia, ordirono nel 1618 una congiura, che pareva piuttosto diretta all'intera ruina della città, che alla sovversione del suo governo: i principali colpevoli furono puniti, ma il senato, temendo il risentimento della corte di Spagna, non osò rendere pubbliche queste processure, o apertamente accusare i veri instigatori de' congiurati[305].
Conoscendo tuttociò che temere dovevano dall'ambizione e dalla nimicizia della casa d'Austria, i Veneziani si aombrarono vedendo nel 1619 gli Spagnuoli tentare di assicurarsi una comunicazione colla Germania per via delle fortezze che fabbricavano nella Valtellina, sotto colore di proteggere i cattolici di quella provincia contro i Grigioni protestanti, loro sovrani. I Veneziani si collegarono coi Grigioni; sollecitarono l'intervento della Francia, e persuasero il cardinale di Richelieu a secondarli. La pace che fissò la sorte della Valtellina si conchiuse il 6 marzo del 1626; ma per la lentezza e per gli artificj degli Spagnuoli, i Grigioni non riebbero il possedimento della sovranità di quella provincia che nel 1637, guarentendo il mantenimento della cattolica religione[306].
Nella seconda metà del XVII secolo i Veneziani dovettero portare le loro forze in altro luogo; e l'improvviso attentato de' Turchi contro l'isola di Candia, ch'ebbe luogo il 23 giugno del 1645, li ravvicinò di nuovo alla casa d'Austria, colla quale ebbero allora comuni interessi[307]. La guerra che di quei tempi ebbe cominciamento tra i Veneziani ed il sultano Ibrahim fu la più lunga e la più ruinosa che la repubblica avesse mai sostenuta contro l'impero Ottomano: durò venticinque anni, e fu illustrata da gloriose vittorie navali. Due fra l'altre ne furono riportate ai Dardanelli, una il 21 giugno del 1655 da Francesco Morosini, l'altra il 26 di giugno del 1656 da Lorenzo Marcelli. Ma a dispetto de' miracolosi sforzi di valore, e malgrado i loro vantaggi, che sarebbero stati decisivi con un nemico meno potente, i Veneziani non poterono fare in modo che il gran Visir non assediasse la stessa città di Candia il 22 di maggio del 1667. Quest'assedio fu sostenuto con indicibile valore dai Cristiani, che furono soccorsi da quasi tutti i principi dell'Occidente. Prodigiosa fu la mortalità da ambedue le parti; la peste saccheggiò il campo musulmano; ogni opera avanzata, ogni rivellino, ogni bastione fu difeso finchè trovossi ridotto in un mucchio di ruine. Il duca di Beaufort vi perdette la vita; il duca di Navailles abbandonò la difesa della città, e s'imbarcò con tutti i Francesi malgrado le caldissime istanze di Francesco Morosini, che credeva di potersi ancora difendere. All'ultimo Candia fu costretta a capitolare il 6 di settembre del 1669. La repubblica rinunciò al dominio dell'isola di Creta, e conservò gli altri suoi possedimenti in Levante[308].
Ma i Veneziani mal sapevano accomodarsi alla perdita di Candia; tenevano aperti gli occhi, onde approfittare della prima opportunità per rifarsi sull'impero Ottomano; e credettero di averla trovata in tempo della guerra che la Porta dichiarò all'Austria nel 1682. Il 5 marzo del 1684, colla mediazione di papa Innocenzo XI, i Veneziani si allearono coll'imperatore Leopoldo e con Giovanni Sobieschi, re di Polonia. Diedero il comando delle loro truppe a Francesco Morosini, che si era acquistata tanta gloria nella guerra di Candia, e con un singolare tratto di confidenza, di cui la loro repubblica aveva dati rarissimi esempj, gli lasciarono il comando degli eserciti anche dopo averlo nominato doge. I loro sforzi furono coronati da luminosi successi; e questa seconda guerra, che durò quindici anni, riparò ai disastri della precedente. Nel 1684 i Veneziani conquistarono Santa Maura, nel 1686 e 1687 occuparono tutta la Morea, ed a queste conquiste aggiunsero nel 1694 quella dell'isola di Scio, che perdettero nel susseguente anno. Al generale Svezzese conte di Konigsmark, che aveva preso servigio sotto le bandiere della repubblica, si dovette il principale merito di queste vittorie. Ma perchè Venezia si esauriva colla lunghezza di questa guerra, dessa accettò con piacere la tregua di Carlowitz del 26 di gennajo del 1699, che le lasciava il possedimento della Morea, dell'isola d'Egina, di Santa Maura, e di molte altre fortezze conquistate in Dalmazia[309].
CAPITOLO CXXV.
Ultime rivoluzioni degli antichi stati dell'Italia dopo l'apertura della guerra per la successione di Spagna fino all'epoca della rivoluzione francese.