1701 = 1789.

Da oltre un secolo e mezzo l'Italia aveva piegato il collo sotto il giogo straniero; la libertà era stata distrutta nelle repubbliche, l'indipendenza de' principi negli stati assoluti, ovunque la guaranzia sociale de' cittadini. Sotto il peso di questa calamità qualunque orgoglio nazionale dovette spegnersi nel petto degl'Italiani, cessare dovette qualunque virtù pubblica, e gl'Italiani vedendo di più non poter aspirare alla gloria, si abbandonarono alla mollezza ed al vizio. Più non sursero ingegni che si preservassero dai difetti della debolezza, cioè dalla dissimulazione e dalla doppiezza; le lettere si corruppero colla pubblica morale, e l'ingegno non tardò a soggiacere alla sorte delle virtù. Il gusto de' così detti seicentisti non fu meno depravato della politica de' loro coetanei. I Marini e gli Achillini nella poesia, il Bernino nelle arti, ebbero una riputazione analoga a quella dei Concini, dei Mazarini, delle Catarina e Maria dei Medici nel governo e nell'intrigo; e la terra ridotta in servitù più non produsse che frutta viziate.

L'Italia fu ruinata dalla guerra nella prima metà del diciottesimo secolo, presso a poco come nella prima metà del sedicesimo. Erano i medesimi popoli, Francesi, Spagnuoli e Tedeschi, che se ne contrastavano il possedimento; ma la loro maniera di combattere era di già diventata meno crudele, e lasciava ai popoli più lunghi intervalli di riposo. Essi volevano disporre delle province italiane, secondo che loro meglio conveniva, o a seconda de' pretesi diritti di famiglia, senza avere verun riguardo agl'interessi de' popoli, ai loro diritti, ai loro desiderj: ma il risultamento de' loro sforzi fu precisamente il contrario di quello che avevano avuto le guerre del sedicesimo secolo. Queste avevano ridotti i più nobili principati d'Italia in province di estere monarchie; le guerre del secolo diciottesimo loro restituirono sovrani nazionali. Desse crearono ai più esposti confini una nuova potenza capace di difendere l'Italia; e fissarono un giusto equilibrio tra i suoi vicini.

La pace d'Aquisgrana del 18 ottobre 1748 avrebbe ristabilita l'indipendenza dell'Italia, se potesse sussistere indipendenza senza libertà e senza spirito nazionale. Sagge e giuste erano le basi di questa pace per quanto si poteva sperarlo da un congresso in cui i popoli non avevano rappresentanza; perciò l'Italia ci presenta in questo secolo una grande esperienza politica, i di cui risultati sono degni di osservazione. L'Europa, dopo di avere in certo qual modo distrutta una grande nazione, sente il male che ha fatto a sè medesima, privandola dell'esistenza. Le quattro guerre di un mezzo secolo terminarono con altrettanti trattati, che rialzarono sempre più l'indipendenza italiana. Non avvi cosa che gli stranieri non facciano per gl'Italiani, fuorchè quella di rendere loro la vita. Alle guerre succedono quarant'anni di pace, e sono questi quarant'anni di mollezza, di debolezza, di dipendenza; di modo che con questo esperimento i diplomatici dovrebbero convincersi, che non si ristabilisce l'equilibrio d'Europa, quando non si oppongono che forze morte a forze vive; e che non si guarentisce l'indipendenza di una nazione, quando non si chiama quella medesima nazione a difendere il proprio interesse e che non le si dà nè onore, nè energia per mantenersi.

Con quattro successive guerre si cambiò l'equilibrio d'Italia sul principio del diciottesimo secolo, ed i quattro trattati che le terminarono, stabilirono nuove dinastie, che poco più poco meno presero il luogo delle antiche.

La guerra della successione di Spagna dal 1701 al 1718 si era cominciata da quasi tutte le potenze d'Europa contro la casa di Borbone per contrastare a questa l'eredità di Carlo II, ultimo monarca del ramo austriaco di Spagna. Lodovico XIV aveva preteso di raccoglierla tutt'intera pel secondo de' suoi nipoti, cui aveva di già posto in possesso dei quattro grandi stati che Carlo V aveva lasciati in Italia ai suoi discendenti, Milano, Napoli, la Sicilia e la Sardegna. Ma le forze dell'Europa unite contro di lui, dopo avere lungamente guastate le province, ch'egli pretendeva difendere, una dopo l'altra gliele ritolsero. La defezione del duca di Savoja, che nel 1703 passò al partito de' suoi nemici, contribuì più di tutto a fargli perdere l'Italia. Il 13 marzo del 1707 i Francesi furono forzati ad evacuare la Lombardia; il 7 di luglio dello stesso anno perdettero il regno di Napoli; e la Sardegna fu tolta alla casa di Borbone alla metà d'agosto del 1708. Di tutta l'eredità della casa d'Austria in Italia Filippo V più non aveva che la sola Sicilia, la quale poi cedette col trattato di pace; di modo che i trattati d'Utrecht dell'11 aprile del 1713 e di Rastad del 6 marzo 1714, che terminarono la guerra della successione di Spagna, disposero di tutti i paesi che Carlo Quinto aveva riuniti alla monarchia Spagnuola, e coi quali aveva renduto dipendente da quella monarchia il resto dell'Italia[310].

Il Milanese, il regno di Napoli e la Sardegna furono ceduti alla casa d'Austria tedesca, che inoltre acquistò in Italia il Mantovano, confiscato a pregiudizio dell'ultimo Gonzaga. Queste province passavano da monarca straniero a monarca straniero, e l'indipendenza italiana invece di guadagnare a questi cambiamenti, forse perdeva, perchè il nuovo monarca era più vicino. Ma da un altro canto il sovrano più militare dell'Italia acquistò province che davano maggiore consistenza a' suoi stati, e lo mettevano più a portata di farsi rispettare in avvenire. Il Monferrato venne aggiunto al Piemonte con alcuni piccoli distretti staccati dalla Francia, e nello stesso tempo il regno di Sicilia fu accordato a Vittorio Amedeo II, di modo che l'Italia contò nuovamente in quest'epoca un re tra i suoi principi[311].

Il cardinale Alberoni, che dispoticamente governava la Spagna a nome di Filippo V, sempre schiavo di un favorito, non poteva darsi pace che pel trattato d'Utrecht la Spagna avesse perduto quel dominio d'Italia che aveva conservato quasi due secoli. Colle forze rendute alla Spagna da quattro anni di pace e da un'amministrazione alquanto meno oppressiva, volle tentare di ricuperare in Italia la perduta influenza. Facendo adottare al gabinetto borbonico di Madrid la politica del gabinetto austriaco, cui era succeduto, principiò con un tradimento. In mezzo alla pace, un'armata spagnuola sbarcata in Sardegna il 22 d'agosto del 1717 occupò quell'isola cacciandone gli Austriaci. Lo stesso fece nella Sicilia a danno de' Piemontesi nel susseguente anno, dopo avere egualmente ingannata la corte di Torino. Questa guerra ricevette il suo nome dalla quadruplice alleanza formata per frenare la Spagna. La Francia in allora governata dal reggente duca d'Orleans, geloso del re di Spagna, e l'Inghilterra e l'Olanda si unirono all'imperatore per difendere l'Italia contro l'ambizione del cardinale Alberoni. Questa guerra fece spargere poco sangue, e cagionò pochi guasti. La vicina estinzione delle case Medici e Farnese, alle quali più non rimaneva speranza di successione, dava alle potenze mediatrici il modo di prendere compensi nel continente dell'Italia, essendo loro piaciuto di risguardare come vacanti, per l'estinzione delle sovrane famiglie, gli stati di Parma e di Toscana. La corte di Spagna fu soddisfatta nel suo desiderio d'aggrandimento, quando il 17 febbrajo del 1720 accedendo essa alla quadruplice alleanza, le fu promessa invece delle isole di Sicilia e di Sardegna, ch'essa aveva conquistate, la successione de' Medici e dei Farnesi per don Carlo, figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese, cui quest'ambiziosa madre cercava di formare uno stabilimento indipendente da suo fratello primogenito. Fu egualmente soddisfatta l'ambizione di casa d'Austria, perchè riprese a Vittorio Amedeo la Sicilia, popolata di 1,300,000 abitanti, e gli diede invece la Sardegna che non ne contava che 423,000. I piccoli principi ed i popoli furono i soli sagrificati. Pure travedevasi tuttavia un pensiere dell'indipendenza italiana nella formazione di una nuova sovranità pel principe di Spagna che veniva a stabilirsi in Italia, invece di aggiugnere gli stati che gli si davano all'una o all'altra delle grandi monarchie che s'arrogavono il diritto di disporre della sorte de' popoli indipendenti[312].

La terza guerra che variò l'equilibrio d'Italia in questo secolo fu egualmente breve ed accompagnata da pochi guasti. Per rispetto alla sua origine non sarebbesi dovuto credere che potesse esserne il teatro l'Italia, essendosi questa eccitata nel 1733 per la contrastata elezione di un re di Polonia. Ad ogni modo perchè i re di Francia di Spagna e di Sardegna entrarono nella stessa lega contro l'Austria, questa sperimentò i pericoli annessi ai lontani possedimenti presso un popolo di costumi e di lingua diverso, che invece di sagrificarsi per difendere il suo padrone, fa di già molto quando non si prevale dell'occasione per ribellarsi e scuotere il giogo. La casa d'Austria fu spogliata di tutti i suoi stati in Italia; i Francesi uniti ai Piemontesi conquistarono il Milanese; gli Spagnuoli i regni di Napoli e di Sicilia; di modo che l'Austria dovette accomodarsi alle svantaggiose condizioni che le vennero imposte dai preliminarj sottoscritti a Vienna il 3 ottobre del 1735, e riconfermati col trattato di Vienna del 18 novembre del 1738[313].

Questa terza pace restituì alle due Sicilie l'indipendenza che avevano perduta da più secoli. Il regno di Napoli era passato sotto il dominio di un'estera potenza fino dal 1501, e quello della Sicilia fino dal 1409. Più di sei milioni di sudditi italiani furono di nuovo assoggettati ad un sovrano nato da un'italiana, educato alcun tempo in Italia, e destinato a fissarvi la sua residenza e quella de' suoi figliuoli. Questi due regni parevano riunire tuttociò che danno la forza e la ricchezza, grossa popolazione, delizioso clima, prodotti di ogni genere, facile navigazione e confini di facile difesa. La stessa pace dilatò i confini del re Sardo; furono staccati dal Milanese Novara e Tortona coi loro territorj per essere uniti al Piemonte. Dall'altro canto il rimanente dello stato milanese e del ducato di Mantova furono restituiti alla casa d'Austria; ed in compenso di quanto questa aveva perduto, il trattato di Vienna le accordò pure il ducato di Parma, che doveva essere di nuovo unito a quello di Milano, ed il gran ducato di Toscana che doveva formare un principato indipendente per Francesco duca di Lorena, sposo di Maria Teresa e futuro imperatore[314].