La potenza dell'uomo risiede nelle forze morali, e non nelle fisiche. Dallo spirito e non dal corpo vengono i mezzi di resistenza e di conquista; perciocchè trovansi nello spirito la volontà, il coraggio, l'ubbidienza, la pazienza, la rassegnazione al sagrificio. Lo stesso despotismo non può far a meno di certe forze morali; ma egli le teme e non le impiega che con economia; mentre per lo contrario la libertà le adopera tutte. Per mantenere il primo, conviene che l'uomo sia meno uomo che si possa: per consolidare la seconda, conviene trovare nell'uomo tutto quanto può dare l'umana natura. Il despota crederà lungo tempo di avere accresciute le forze della nazione concentrandole tutte in sè, perchè avendo così soppresse tutte le resistenze può impiegare tutto il rimanente vigore nell'esecuzione delle sole sue volontà; ma quando verrà chiamato a misurarsi con un popolo, le di cui forze morali tutte siansi sviluppate, conoscerà bentosto la propria impotenza. L'Italia, in sul declinare del diciottesimo secolo, aveva ancora soldati, ricchezze, una numerosa popolazione, una fiorente agricoltura, commercio e manifatture che presentavano tuttavia grandi mezzi, uomini versati nelle scienze, altri naturalmente atti ad acquistarle in breve tempo; ma le mancavano il sentimento e la vita, e quando scoppiò la rivoluzione francese, non fuvvi alcuno in Europa che non vedesse che l'Italia non aveva nè la volontà, nè la forza di difendere la sua indipendenza, e che una nazione che più non aveva patria, non poteva resistere nè per garantire sè stessa, nè per la sicurezza de' suoi vicini.

CAPITOLO CXXVI.

Intorno alla libertà degl'Italiani nei tempi delle loro repubbliche.

Basta paragonare l'Italia quale era nel quindicesimo secolo, all'Italia quale diventò del diciottesimo, per accertarsi che gl'Italiani avevano in quello spazio di tempo perduto il più prezioso dei beni sociali. Non era altrimenti una teoria vana e fatta soltanto per lusingare l'immaginazione quella libertà per la quale essi combatterono con tanta costanza, che non si videro tolta senza immenso rincrescimento e cordoglio, e che tentarono più volte di ricuperare a rischio anche di esporre la loro patria alle più violenti convulsioni. Palpabili erano gli effetti di questa libertà, ed hanno coperta la terra di tali monumenti che conservansi ancora nella presente età; aveva questa svolti nell'intera massa della nazione l'ingegno, il gusto, l'industria e tutti i godimenti di una somma prosperità; il popolo che la conservò lungamente, era composto d'individui ad un tempo più felici e più illuminati; desso erasi egualmente avvicinato ai due fini che si propongono i più saggi filosofi e l'uomo volgare; cioè, aveva fatto molto cammino verso la perfezione e la felicità.

Fra tutti gli oggetti che trattengono i nostri sguardi nell'Italia, non ve n'ha un solo il quale non contribuisca a provare ed i sorprendenti progressi fatti dagl'Italiani in tutte le arti della civilizzazione prima del quindicesimo secolo, ed il loro decadimento dopo quest'epoca. Veruna nazione eresse più magnifici templi nelle città, ne' villaggi e perfino ne' deserti. Si giugne dall'estremità dell'Europa per ammirarli; ma quando si confrontano col povero gregge che ora si aduna sotto la loro volta per esercitarvi un culto, ognuno è forzato di chiedersi dove si troverebbero adesso le necessarie ricchezze per fabbricarli?

Di dieci in dieci miglia trovansi nelle pianure della Lombardia, o ne' colli della Toscana e della Romagna, e perfino nelle adesso deserte campagne del patrimonio di san Pietro, delle città pomposamente fabbricate, nelle quali molti palagi mezzo rovinati ci dicono che da secoli più non furono ristaurati: tutto ciò che è durevole conserva il carattere dell'opulenza e dell'antica eleganza, e tutto ciò che è passaggiero è perito senza venire più rifatto. Rimangono i portici, le colonne, gli architravi; ma i legni marciscono, rotti sono i cristalli, e levati i piombi dai tetti. Da Novara fino a Terracina, ci dimandiamo tristamente, in ogni città, dove sia la popolazione che poteva avere bisogno di tante case, dove il commercio che poteva riempire tanti magazzini, dove le ricche famiglie che potevano alloggiare in tanti palazzi, dove finalmente il lusso dei vivi che deve prendere il luogo di quello degli estinti, de' quali rimangono ovunque i monumenti.

Molta parte delle terre viene anche adesso coltivata nella più industre come nella più dispendiosa maniera; senza mai esaurire il terreno, l'agricoltura vuole ogni anno nuovi frutti, e gli ottiene più abbondanti che in qualunque altra contrada. Un giudizioso avvicendamento di ricolte apparecchia e purga i campi prima di coglierne i succhi nutritivi per le piante cereali, e sempre li va migliorando senza mai lasciarli riposare. Ma questo avvicendamento di raccolti fu inventato e sostituito all'antico sistema dai contadini italiani che in allora erano una razza di uomini intelligente ed osservatrice, mentre che in tutto il rimanente dell'Europa i contadini di quell'epoca erano abbrutiti dalla schiavitù ed incapaci di scoprire i vizj delle antiche consuetudini, e di correggerle.

L'intera Lombardia è tagliata da canali che, suddividendosi all'infinito, tutta la ricuoprono a guisa di una rete; essi distribuiscono sui campi le acque apportatrici della fertilità, e sono disposti a riceverle di nuovo, dando loro un pronto scolo, quando quest'acque cessano di essere salutari. Una ragguardevole parte della Toscana è divisa in regolari terrapieni, che trattengono la terra sul fianco delle colline sempre battute da burrascose piogge, dando così il modo di coprire di castagneti, di viti, di ulivi, di ficaje, ripidi declivi che, lasciati quali naturalmente sono, non presenterebbero che nudi sassi. Ma in quel tempo in cui gl'Italiani destinavano a rendere fertili le loro campagne un capitale, che poteva bastare per l'acquisto di una superficie assai più vasta, le altre nazioni ad altro ancora non pensavano che a spogliare la terra di tutto ciò che poteva produrre; ed i Francesi cercavano perfino di rendere ignominioso l'impiego del capitale destinato alla coltura delle terre, coll'assoggettarlo all'umiliante imposta della taglia.

Finalmente, sia che si osservi tutta intera l'Italia, o si esamini la natura del suolo, o le opere dell'uomo, o l'uomo medesimo, sempre si crede essere nel paese degli estinti, vedendo nello stesso tempo la debolezza dell'attuale generazione, e la possanza di quelle che la precedettero. Non sono certo gli uomini che si vedono, che avrebbero potuto fare le cose che ci stanno sotto gli occhi; furono fatte nell'epoca di una vita che sentiamo essere terminata; perciocchè nell'istante in cui questa nazione perdette ciò ch'ella chiamava la sua libertà, perdette nel medesimo tempo tutta la sua creatrice potenza.