Il più potente mezzo d'incoraggiare i progressi dello spirito, è senza dubbio quello di far gustare i piaceri ch'essi procurano. Niuno di coloro che potevano associare alle domestiche loro occupazioni, ai loro meccanici lavori, le alte meditazioni che richiede l'esercizio della sovranità, si privava di questo piacere: perciò quanto la posterità di questi medesimi uomini è notabile per la sua non curanza intorno a tutto ciò che trovasi fuori della ristrettissima periferia de' suoi interessi del giorno, altrettanto i repubblicani fiorentini erano animati da una insaziabile avidità d'imparare. Non eravi veruna cognizione, per quanto lontana fosse dal domestico loro stato, che non potesse trovare la sua applicazione nella pratica del governo. Giammai l'oscurità della loro condizione rendeva impossibile che la loro patria facesse uso delle loro cognizioni; e se in allora facevasi manifesta la loro ignoranza, essi venivano messi in ridicolo, o svergognati dai loro concittadini.

Mentre che il punto d'onore ed il timore del biasimo gli spingevano costantemente verso la scienza, verso la virtù, e verso il morale sviluppo di tutte le loro facoltà; l'insieme della loro esistenza era pubblico: e soltanto coll'acquistare la stima de' loro concittadini, potevano altresì sperare di ottenerne i suffragj. Qualunque volta si procedeva ad uno scrutinio generale e si rinnovavano tutte le borse della signoria, non era un solo cittadino nello stato la di cui pubblica o privata condotta, le di cui virtù ed i politici talenti, le di cui maniere, la di cui capacità non diventassero oggetto dell'osservazione di tutti. Una certa quale censura era in allora esercitata dalla pubblica opinione sul complesso della vita d'ogni membro dello stato; e non eravi alcun uomo, nel quale il timore del biasimo o la speranza degli onori, non risvegliassero que' virtuosi sentimenti, che senza questo stimolo sarebbero facilmente rimasti assopiti nel fondo del suo cuore.

Tale era il sistema dell'antica libertà, ed in particolare della libertà italiana; sistema tanto diverso da quello adottato ai nostri giorni, che appena coloro che tengono dietro al primo possono intendere l'altro. Noi siamo oggi arrivati ad una dottrina più filosofica intorno all'essenza del governo, a principj più applicabili ad ogni specie di costituzione. Ma sebbene il sistema degli antichi fosse affatto diverso dal nostro, sebbene non desse le molte guarenzie che noi a tutta ragione risguardiamo come essenziali alla sicurezza de' cittadini, conteneva però il germe di più grandi cose, e doveva produrre degli uomini che i nostri governi meglio costituiti forse non produrranno giammai. La libertà degli antichi, siccome la loro filosofia, aveva per iscopo la virtù; la libertà de' moderni, siccome la loro filosofia, non si propone che la felicità.

La migliore lezione che possa ricavarsi dal confronto di questi sistemi, sarebbe d'imparare a combinarli assieme. Invece di escludersi a vicenda, essi sono fatti per darsi vicendevolmente la mano. Una delle specie di libertà pare sempre essere la più breve via e la più sicura per giugnere all'altra. Oramai il legislatore più non deve perdere di vista la sicurezza de' cittadini, e le guarenzie che i moderni hanno ridotte in sistema; ma deve altresì ricordarsi che d'uopo è cercare il maggiore sviluppo morale. La sua opera non è compiuta, quando è giunto a rendere il popolo solamente tranquillo: e quando ancora questo popolo è contento, e felice, può rimanere ciò nulla meno qualche cosa da farsi al legislatore, perchè il suo assunto lo obbliga a terminare la morale educazione dei cittadini. Moltiplicando i loro diritti, chiamandoli a parte della sovranità, accrescendo il loro interessamento per la cosa pubblica, loro insegnerà a conoscere i proprj doveri, ed instillerà loro in pari tempo il desiderio e la facoltà di adempierli.

CAPITOLO CXXVII.

Quali sono le cause che mutarono il carattere degl'Italiani dopo essere state ridotte in servitù le loro repubbliche.

Nel leggere la storia degl'Italiani del quindicesimo e sedicesimo secolo, trovando ad ogni tratto nomi di famiglie, di città, di villaggi tuttavia esistenti, trovando che il linguaggio non è mutato, che la natura è ancora la medesima, rapportiamo sempre, involontariamente e per così dire senz'avvedercene, ciò che conosciamo de' moderni Italiani a quelli di cui studiamo le azioni; suppliamo per mezzo del confronto a ciò che manca nel quadro istorico, e ci persuadiamo di esserci formata un'idea tanto più esatta de' tempi passati, quanto meglio conosciamo i tempi attuali. Pure questo stesso confronto risveglia una certa quale incredulità che costantemente accompagna il lettore; la di lui diffidenza sta sempre in guardia contro tutte le narrazioni di cose grandi ed eroiche, ed il severo giudizio che diedero le altre nazioni intorno ai moderni Italiani, viene dal pregiudizio esteso fino a coloro, ai quali deve l'Europa il rinnovamento della civilizzazione.

E per ispirare confidenza nelle antiche virtù, e per ottenere indulgenza a favore dei deboli moderni, è conveniente e giusto di mostrare per quali potenti cagioni si mutò il carattere degl'Italiani; in qual modo dalla prima infanzia fino all'estrema vecchiaja si fanno loro bevere corrompitori veleni; con quanta cura venne distrutta la loro energia, la loro vivacità condannata all'ozio, umiliata la loro fierezza, e corrotta la loro sincerità. Una profonda compassione per una nazione così riccamente dotata dalla natura, così crudelmente depravata dagli uomini, dev'essere il risultato di quest'esame. Rimontando all'esterna cagione che innestò in essa tutti questi difetti, si rimane facilmente convinto, che non sono inerenti alla di lei natura; e si è più disposto a saperle buon grado di tutte le qualità che tuttavia le rimangono, e di tutte le virtù che potè sottrarre alla perniciosa influenza sotto la quale viene educata. Fra quanti vizj noi osserveremo nelle istituzioni della moderna Italia, non avvene un solo che non faccia in certo modo l'apologia degl'Italiani.

Il sole dell'Italia non è meno caldo, nè la terra meno fertile, che per lo innanzi; le svariate viste degli Appennini sono egualmente ridenti, i suoi fianchi egualmente sparsi di abbondanti acque, egualmente coperti da una rigogliosa e magnifica vegetazione. Tutti gli animali, indivisibili compagni dell'uomo, conservano la pristina loro bellezza, e le loro abitudini; l'uomo stesso, nascendo in questa terra tanto favorita dal cielo, riceve ancora la stessa vivace e pronta immaginazione, la stessa suscettibilità di passionate impressioni, la stessa attitudine di spirito per colpir tutto, per imparar tutto nello stesso tempo. Pure il solo uomo è mutato, perchè l'organizzazione sociale lo riceve dalle mani della natura e lo modifica, la sua potenza lo investe nello stesso tempo da ogni lato, e le quattro istituzioni che hanno un'influenza più universalmente estesa, la religione, l'educazione, la legislazione ed il punto d'onore, si combinano per agire contemporaneamente sopra tutti gli abitanti.