Frattanto l'intera nazione si era abituata ad avere prima d'ogni altra cosa riguardo alla conservazione delle famiglie, e più non v'ebbe alcun padre che nel suo testamento non sagrificasse tutte le sue figlie ai maschi, tutti i minori al primogenito, e la propria vedova alla sua prole. Tutte le domestiche relazioni si mutarono con questa cattiva distribuzione delle proprietà. Fu distrutto il filiale rispetto verso la madre, quando questa si trovò per la propria sussistenza dipendente dal suo figlio: fu esiliata l'amicizia tra i fratelli, perchè questa vuole l'eguaglianza, e non può mantenersi tra un assoluto padrone e prezzolati adulatori.

Non solo i figli minori ebbero una parte minore d'assai di quella dei primogeniti, ma il padre di famiglia si fece un particolar dovere d'impedire ogni divisione della sua proprietà; assicurando soltanto a' suoi più giovani figli la mensa in casa, o come chiamasi dagl'Italiani il piatto, ed in conseguenza condannandoli all'ozio ed alla viltà. Non può attivarsi verun ramo d'industria senza un piccolo capitale; convien fare una qualche spesa per apprendere qualsivoglia professione; non si possono professare le lettere senz'avere impiegato un capitale in una sempre dispendiosa educazione: non si può essere agricoltore senza terreni, mercante senza fondi, fabbricatore senza avere gli strumenti necessarj e le materie prime. La maggior parte de' cadetti, esclusi in Italia a motivo della povertà loro da tutti gl'impieghi, sono forzati a vivere sempre dipendenti e sempre oziosi. E siccome le famiglie vi sono numerose, appunto perchè il padre non è chiamato a provvedere alla sorte de' suoi figli; che un solo fra sei fratelli prende moglie, e lascia tanti figliuoli quanti ebbe fratelli; i quattro quinti della nazione sono dannati a non avere veruna proprietà, verun interesse nella vita, veruna speranza, e a non contribuire con verun lavoro alla prosperità dei loro compatriotti. Una così numerosa classe di oziosi deve necessariamente moltiplicare i vizj.

Le nazionali abitudini di giustizia furono ancora pervertite dalla costante pratica del ricorso alla grazia nelle cause civili. Sagrificando la legge una giustizia reale ad un'apparenza di diritto, aveva di già renduto difficilissimo l'acquisto della prescrizione; questa in molte cause non può allegarsi che dopo un periodo centenario; e quand'ancora si è acquistato questo diritto, è spesso in Italia annullata dal principe con lettere di grazia. È pure necessario in Italia un numero di sentenze maggiore, che in ogni altro paese, per dare ad una decisione la forza di cosa giudicata. Ma, anche dopo l'acquisto di questa definitiva presunzione, il principe accorda nuove lettere di grazia, perchè sia assoggettata a nuovo giudizio quella cosa che più non dovrebbe essere argomento di lite.

Per tutte queste cagioni la totalità de' diritti si andò rendendo incerta; interminabili processure passarono ereditarie nelle famiglie di generazione in generazione. A misura che trascorre il tempo tra l'occasione di una processura e la sua decisione, le prove si rendono sempre più difficili, le presunzioni si vanno maggiormente equilibrando, ed ognuno, sostenendo il proprio interesse, si crede meno esposto alla taccia di mala fede. Dall'altro canto la lunghezza delle processure le moltiplica maravigliosamente. In una città ove nascano dieci liti all'anno, se ognuna venisse terminata entro sei mesi, come a Ginevra, non ve ne sarebbero giammai più di cinque pendenti; ma se, una compensando l'altra, non sono ultimate che in dieci anni, come accade nella parte meglio governata d'Italia, ve ne saranno cento tutte agitate nello stesso tempo: se appena sono terminate in trent'anni, come nella maggior parte delle italiane province, ve ne saranno trecento, e forse in maggior numero che non sono gli abitanti che contiene la città. Infatti, in Italia, sono poche le famiglie che non abbiano una o più liti; ed il carattere di raggiratore o di uomo litigioso si è renduto troppo generale perchè venga imputato a difetto.

Perciò può dirsi che nella moderna Italia la religione, invece di spalleggiare la morale, ne corruppe i principj; che l'educazione, lungi dallo sviluppare la facoltà della mente, le ha rendute più ottuse; che la legislazione, in cambio di attaccare i cittadini alla patria e di riunirli fra loro con fraterni nodi, li rese timidi e diffidenti, dando loro l'egoismo per prudenza, la viltà per difesa. Rimane inoltre una quarta causa, la quale stende la sua influenza su tutte le umane società, e che con una forza minore delle tre precedenti, talvolta tiene in bilico, talvolta seconda la loro azione, e fa, sebbene imperfettamente, riparo al male prodotto dalle viziose istituzioni: gli è questo il punto d'onore, la di cui potenza, superiore alla volontà d'ogni individuo, ne altera le primitive istituzioni, ne appoggia o ne contrasta la morale, e gli segna una condotta uniforme, invece di abbandonarlo all'istantaneo impero delle sue passioni.

La legislazione del punto d'onore racchiude in sè medesima un non so che di liberale; non è altrimenti stabilita da una superiore autorità, ma dal concorso d'opinioni e di volontà indipendenti: onde allorchè gagliardamente si mantiene in un governo monarchico, lo modifica, e non gli permette di declinare in un perfetto despotismo. Dall'altro canto questa legislazione non è mai fondata sopra i veri principj della morale, ed il numero delle naturali inclinazioni che vengono da lei corrotte, vince il numero di quelle che conserva o che rende più forti.

L'impero del punto d'onore rendesi appena sensibile nelle repubbliche, perciocchè la pubblica opinione vi esercita una tale potenza che va sempre modificando i più accreditati pregiudizj, e vi giudica le persone non dietro astratte ed inflessibili regole, ma dietro il complesso delle loro azioni. In una repubblica non si distingue l'uomo virtuoso dall'uomo d'onore; nè questi due caratteri erano pure distinti negli stati dell'antichità. Le prime nozioni del punto d'onore furono portate negli stati meridionali dalle conquiste de' popoli teutonici, ma si mescolarono cogli altri elementi della pubblica opinione, e non formarono un eminente carattere nella storia delle repubbliche italiane. L'introduzione in Europa di alcune opinioni particolari degli Arabi, diede agli Spagnuoli, che furono i primi che da loro le ricevettero, un punto d'onore di diversa natura; il quale punto d'onore venne inseguito adottato in tutti i paesi sui quali la monarchia spagnuola venne stendendo la sua influenza.

La legislazione dell'onore arabo e castigliano fu dunque importata in Italia, nel sedicesimo secolo, da quelle medesime armi spagnuole, che distrussero quelle repubbliche intorno alle quali ci siamo così lungamente intrattenuti. Ella vi si mantenne in pieno vigore, finchè Carlo V ed i tre Filippi, di lui successori, conservarono un assoluto dominio sopra le più belle province d'Italia; s'indebolì negli ultimi anni del diciassettesimo secolo, e cessò affatto nel diciottesimo: può dirsi che riuscì egualmente contraria ai progressi dei lumi e della ragione colla sua durata e colla sua caduta.

Il punto d'onore che gli Spagnuoli avevano ricevuto dagli Arabi, sembra riferirsi a tre primarj fondamenti. Il primo consiste in una esagerata delicatezza rispetto alla castità delle donne: allorchè questa virtù rendesi leggermente in taluna di loro sospetta, non soccumbe essa sola al disonore, ma la stessa infamia copre egualmente il padre, il fratello, il marito. Il secondo è una delicatezza non meno esagerata rispetto al valore degli uomini, che, posto egualmente in luogo di tutte le altre virtù, viene a compromettere tutta la famiglia in un solo individuo. Il terzo è una specie di religione di vendetta, che non ammette verun'altra riparazione per l'offeso che la morte dell'offensore.

L'introduzione di queste opinioni in Italia variò la condizione delle donne, le quali perdettero l'onesta libertà di cui avevano goduto ne' tempi delle repubbliche; ed i padri loro ed i mariti, invece di confidare nella loro virtù e prudenza, più non credettero di trovare sicurezza che tra inaccessibili mura; essi più non dovevano temere per conto della loro sola debolezza; ma un accidente che le esponesse agli occhi della gente, una parola mal ponderata, un'imprudente conghiettura, bastavano a compromettere l'onore della casa, e con ciò la vita e le sostanze di tutti gl'individui che la componevano. Più non teneva aperti gli occhi sopra di loro la gelosia dell'affetto, ma la gelosia assai più sospettosa della vecchiaja, che le guardava in quel modo che l'avaro tien cura del suo tesoro. Quanto più si andavano accrescendo l'esteriori precauzioni, che si moltiplicavano le vecchie custodi che mai non le perdevano di vista, le inferrate che chiudevano le loro case, i veli che le nascondevano a tutti gli sguardi, tanto più veniva trascurata l'educazione morale, che avrebbe loro dati migliori e più virtuosi mezzi di difesa. La sospettosa vigilanza de' loro custodi aveva liberate le loro coscienze da ogni responsabilità. Quanto più grandi erano gli sforzi che si andavano facendo per rendere loro impossibile ogni estranea relazione, tanto più esse volgevano tutti i loro pensieri, tutta l'accortezza del loro spirito verso la galanteria; e per tutto il tempo che furono soggette alla più severa vigilanza, la loro condotta non fu forse più pura che quando diventò di moda lo stesso sregolamento.