Frattanto allorchè, in sul declinare del XVII secolo, si andò rilasciando il punto d'onore spagnuolo, non si sostituì alla virtù femminile verun'altra salvaguardia; non venendo le donne meglio ammaestrate ne' loro doveri, esse non trovarono un più solido appoggio ne' loro proprj sentimenti, e lo stesso buon gusto della società loro non prescrisse veruna legge intorno alla decenza de' loro discorsi e del loro contegno. Le giovanette, educate nei conventi, vi ricevevano tali ammaestramenti, che per la severità loro non erano praticabili. Loro si rappresentavano le sale della danza e dello spettacolo, come luoghi ne' quali il demonio esercita le più formidabili seduzioni; la curiosità di osservare un uomo dal balcone veniva loro rappresentata poco meno criminosa che l'attentato di aprirgli lo stesso balcone per riceverlo di notte nel proprio appartamento. Il desiderio di piacere e gli eccessi dell'amore furono loro posti innanzi sullo stesso livello. Lo sposo che riceve una fanciulla quand'esce di convento, è forzato a disfare l'opera della sua educazione; d'insegnarle che tutte quelle cose che le furono dette doversi fuggire non sono peccati; che tutto ciò che resta vietato alle religiose non lo è alle secolari. Allora crollano tutti i principj di lei; la seduzione del mondo comincia; le corrotte maniere della società le inspirano nuove idee; l'esempio la seduce; lo sposo cui venne accompagnata non fu da lei scelto, ed il più delle volte non veduto prima di sposarlo. Se in appresso la pace domestica, la fedeltà conjugale, la dolce confidenza, sono sbandite dalle famiglie, non debbonsi condannare, ma compassionare le donne italiane; bisogna cercare più in alto la sorgente del disordine, e convenire che l'educazione, le leggi, i costumi, e non la natura le hanno fatte quello che sono.

Abbiamo osservato che nella più fiorente epoca delle repubbliche italiane, il valore, lungi dall'essere apprezzato come meritava a petto alle altre virtù, non otteneva neppure dalla pubblica opinione la debita stima. I soldati altro in allora non erano che mercenarj adoperati nell'eseguire gli ordini di altri uomini, che in una più sublime carriera avevano conseguita una più alta riputazione. Il magistrato, che brillava ne' consiglj colla sua eloquenza, colla prudenza, colle risoluzioni, non si curava di pareggiare il valore militare del soldato che prendeva al suo soldo; dava all'opportunità prove di civile coraggio, spesso meno frequente e più difficile; ma protestava senz'arrossire, che non si credeva capace di combattere. La repubblica fiorentina ebbe a soffrire più d'ogni altra per avere fatto così poco conto del valore; conobbe per reiterate disgrazie, che niuna virtù non dev'essere rifiutata da verun governo, e fu spesso tradita dai generali e dai soldati da lei chiamati da altri paesi, perchè essa aveva trascurato di formarne tra i proprj cittadini.

Ma le spaventose guerre del principio del sedicesimo secolo richiamarono gl'Italiani alle armi, e dopo tale epoca professarono questo nuovo mestiere con tanto maggiore impegno, in quanto che si trovarono esclusi da tutti gli altri. In tutto il sedicesimo secolo si assoldarono in folla sotto le bandiere spagnuole, mentre altri reggimenti italiani erano levati per servizio della Francia, e militavano gloriosamente nelle guerre civili di quel regno. In tutta la seconda metà del sedicesimo secolo la fanteria italiana si risguardò come perfettamente uguale alla spagnuola, e l'una e l'altra occupavano il primo luogo tra le truppe delle più guerriere nazioni d'Europa. Ambedue erano state formate dagli stessi ufficiali, e andavano soggette agli stessi pregiudizj. Il punto d'onore militare italiano non fu diverso da quello degli Spagnuoli. Le due nazioni sentirono nello stesso modo le stesse offese, le stesse provocazioni, i medesimi sospetti.

Ma la milizia spagnuola conservò l'intera sua riputazione in tutto il diciassettesimo secolo, malgrado il decadimento della monarchia; la milizia italiana perdette assai più presto tutto il suo credito. I soldati non si arrolavano che di contro genio in eserciti sempre mal pagati, sempre malcondotti, e che malgrado il loro valore andavano esposti a continue sconfitte. Nelle province suddite d'Italia, che i vicerè spagnuoli governavano con diffidenza, tutto invitava la nobiltà al riposo ed alla mollezza, che soli non eccitano gelosi sospetti. Gl'Italiani avevano mostrato che potevano essere valorosi, ma non lo furono lungamente in così svantaggiose circostanze; e quando deposero le armi, la pubblica opinione più non li chiamò a difendere nuovamente la riputazione del loro valore. Allora si vide, e ciò si vede anche presentemente, uomini distintissimi per natali, pel grado che occupano, e per tutte le circostanze che fanno supporre una liberale educazione, confessare apertamente la loro pusillanimità. Parlano senza vergognarsi della paura avuta; confessano che le loro mogli sono più coraggiose di loro; nè il pronunciare queste parole costa qualche cosa al loro amor proprio; nè cotesta confessione non eccita le fischiate, nè procaccia loro l'universale disprezzo. Pure se il coraggio è una virtù naturale all'uomo, la paura è altresì una delle passioni della sua natura. Conviene che sia compressa, domata dalla volontà, dall'educazione, dalla vergogna. Quando gli si dà intera licenza, essa si rende signora dell'animo, lo guasta, ed invilisce tutta intera la nazione. Si sarebbe potuto temere che tale non fosse per essere la condizione della nazione italiana, e forse ogni altra perdendo il suo punto d'onore avrebbe ancora con lui perduta ogni energia, ma un'inaspettata esperienza ha recentemente dimostrato che quegl'Italiani che avevano così compiutamente dimenticato il coraggio, lo ricuperavano più facilmente che ogn'altra nazione, tosto che veniva in loro risvegliato il punto d'onore, e facevasi loro travedere una vera gloria.

La sanzione di questa legislazione del punto d'onore, che gli Spagnuoli portarono in Italia, nel sedicesimo secolo, fu la necessità imposta ad ogni uomo d'onore di vendicarsi dell'offesa. Senza alcun dubbio il bisogno della vendetta è fino ad un certo punto un sentimento connaturale all'uomo; è composto da un desiderio di giustizia, e da un movimento di collera; ed in questi limiti si trova egualmente presso tutti i popoli, tanto antichi che moderni. Ma il sistema di vendetta che gli Spagnuoli ricevettero dagli Arabi e dai Mori, e che in appresso comunicarono a tutta l'Europa, è tutt'altra cosa che questo naturale sentimento, ed è basato sopra un'idea di dovere. Il Moro non si vendica perchè la di lui collera sia ancora viva, ma perchè la sola vendetta può allontanare dal suo capo il peso dell'infamia che l'opprime. Si vendica perchè a creder suo non avvi che un'anima vile che possa perdonare gli affronti, e conserva il suo rancore, perchè, se lo sentisse spegnersi, crederebbe di avere col rancore perduta una virtù.

Questo codice di vendetta fu presentato alle nazioni settentrionali in quel tempo in cui i duelli giudiziarj erano stati di fresco soppressi. Prese in certo qual modo il loro luogo, ed il duello lavò le offese dell'onore con una sufficiente apparenza di ragione; perciocchè la più mortale offesa essendo quella di porre in dubbio il coraggio di un uomo, il valore con cui presentavasi a singolare certame, era il mezzo più ovvio di dissipare questa dubbiezza. Così videsi presso i Francesi, gl'Inglesi, i Tedeschi, la primitiva idea della vendetta disgiungersi affatto dall'azione medesima che n'era rappresentata come una conseguenza. Un uomo d'onore si batte non già per vendicarsi, ma per tenersi in possesso di quell'onore ch'era sua proprietà, e che sentivasi in diritto di difendere.

Non fu già in tale maniera, che nel sedicesimo secolo fu presentata dagli Spagnuoli agl'Italiani la processura degli affari d'onore; nè così la concepirono i medesimi Italiani, a motivo delle precedenti loro relazioni coi Mori. Gli uni e gli altri credettero di ravvisare un'anima grande nella costanza di questi risentimenti. Pareva loro che l'offeso avesse mostrata maggiore energia, quanto più lungamente aveva conservato il suo rancore, manifestatolo con un'esplosione meno preveduta, e cagionato più acerbo dolore al suo offensore. Non chiedevasi già a colui che si vendicava una prova di coraggio per ristabilire il suo onore, ma bensì una prova d'un implacabile odio. E perciò agli occhi loro l'assassinio lavava l'onore quanto il duello, il veleno quanto il ferro; e la perfidia sembrava loro essere il maggiore trionfo della vendetta, perchè l'offeso si era mostrato più compiutamente padrone di sè medesimo.

Fino dai secoli di mezzo alcune province d'Italia eransi fatte distinguere per l'atrocità de' loro odj, e delle loro ereditarie vendette. Allegavansi principalmente Pistoja in Toscana, la Romagna, tutto lo stato della Chiesa, e più ancora le isole di Sicilia, di Sardegna e di Corsica, ove la mescolanza co' Mori, ed in appresso cogli Spagnuoli aveva data maggiore consistenza a questa barbara legislazione. Pure non fu che nel sedicesimo e nel diciassettesimo secolo che si rese dominante in tutta l'Italia la terribile dottrina che ingiugneva ad ogni uomo d'onore il dovere, non di difendersi, ma di vendicarsi. E allora solamente si videro moltiplicati que' sicarj che appigionavano i loro pugnali, e ridotta a perfezione la formidabile scienza de' veleni. Allora personaggi sommamente riputati nella diplomazia, nella Chiesa, nelle lettere, osarono darsi vanto pubblicamente d'avere compiuta la loro vendetta; allora finalmente più non risguardandosi il duello come una sufficiente soddisfazione, due nemici non acconsentirono a battersi che dopo avere l'offensore chiesto perdono all'offeso; senza la quale preliminare riparazione, il veleno o il pugnale potevano essi soli lavare l'onore oltraggiato.

Grazie al cielo questa infernale dottrina è presentemente affatto dimenticata. Più non si troverebbe in tutta l'Italia un solo assassino salariato, e se vengono ancora commessi orribili delitti, la pubblica opinione almeno più non gli ordina come un dovere. Forse ancora la sanzione del duello è troppo trascurata, e si mostra meno severità che non conviene verso coloro che, non mostrando verun risentimento per le più gravi offese, danno luogo a supporre non già che abbiano perdonato, ma che non abbiano osato domandare soddisfazione[383].

Frattanto il lungo regno di un pregiudizio così contrario ad ogni morale ed al vero onore ebbe la più funesta influenza sulle nazionali opinioni. L'assassinio, a dir vero, non è più un dovere, ma non è neppure un disonore; è un'idea colla quale ognuno trovasi continuamente famigliarizzato. L'Italiano lo risguarda come una funesta conseguenza d'un impetuoso movimento di collera, di gelosia, di vendetta; egli non sente nel suo cuore l'irremovibile certezza che non sarà giammai strascinato a dare un colpo di pugnale, perchè non fu mai avvezzato a risguardare quest'azione con quell'orrore inesprimibile che inspira il pensiere di un gravissimo delitto. Dessa è per lui ciò che il pensiero del duello è per gli uomini scrupolosi delle altre nazioni. Dessa è un gran peccato che la sua coscienza gli vieta di commettere; ma egli sente che per simili falli ogni uomo è peccatore; e quando vede de' sicarj esiliati dal loro paese, o condannati per commessi assassinj a' pubblici lavori, non prova a riguardo loro che la profonda compassione che suole eccitare una grande sventura, non il terrore che deve cagionare un grave delitto.