Rico non aveva più modo di lottare, ma aveva le mani, o, piuttosto, le braccia piene di sua sorella; mentre Buck era quasi finito e non poteva servire pel tiro della slitta. Alcuni minuti dopo uscirono dal banco, e scesero giù per il fiume. Buck li udì andarsene e alzò la testa a guardare.
Pike conduceva, Sol-leks era al timone, e tra loro erano Joe e Teek. Zoppicavano e barcollavano. Mercede era adagiata sul carico della slitta. Rico guidava, al timone, e Carlo veniva dietro zoppicando.
Mentre Buck li guardava, Thornton s’inginocchiava accanto al cane e con ruvide mani gentili, tastando, cercava di accertarsi se vi fosse qualche osso spezzato. Quando ebbe accertato che il solo male, erano le molte ammaccature e uno stato di terribile sfinimento per fame, la slitta era già a un quarto di miglio lontana. Il cane e l’uomo stettero a guardarla mentre strisciava sul ghiaccio.
Improvvisamente videro sprofondare l’estremità posteriore, come in un alto solco, e la stanga, con Rico che la teneva afferrata, agitarsi nell’aria, mentre giungeva ai loro orecchi uno strido di Mercede.
Videro Carlo voltarsi e fare un passo per correre indietro, ma in quel momento un’intera sezione del ghiaccio cedette, e cani e creature umane scomparvero. S’era spalancato come un baratro, sotto il ghiaccio, che aveva ceduto al peso della slitta.
Giovanni Thornton e Buck si guardarono.
— Povero diavolo! — fece Giovanni Thornton, e Buck gli leccò la mano.
CAPITOLO VI. PER L’AMORE DI UN UOMO.
Quando Giovanni Thornton ebbe un piede gelato, nel precedente dicembre, i soci l’accomodarono bene, e lasciatolo perchè guarisse, andarono lungo il fiume a preparare una zattera di tronchi segati, per Dawson. Egli zoppicava ancora un po’ quando salvò Buck, ma poichè la buona stagione continuava, guarì e cessò di zoppicare. E lì, accovacciato sulla sponda del fiume, durante i lunghi giorni di primavera, guardando l’acqua corrente, ascoltando pigramente i canti degli uccelli e il ronzìo della natura, Buck riguadagnò lentamente le sue forze.
Un riposo è veramente salutare, quando si è viaggiato per tremila miglia; infatti bisogna confessare che Buck diveniva pigro a mano a mano che le ferite gli si guarivano, e i muscoli gli si gonfiavano e la carne ricominciava a coprire le sue ossa. In verità, erano tutti placidamente in ozio, Giovanni Thornton, e Skeet e Nig, in attesa della zattera che li portasse sino a Dawson. Skeet, ch’era un piccolo setter irlandese, fece subito amicizia con Buck, il quale, in condizioni d’agonia, era incapace di risentire le prime offerte del cane. Quella bestiola aveva capacità mediche, che alcuni cani possiedono; e come una gatta fa con i micini, essa lavorava e puliva le ferite di Buck. Regolarmente, ogni mattina dopo ch’egli aveva finito il primo pasto, essa sbrigava quel compito prefissosi, tanto ch’egli finì per attendere le cure di essa, come attendeva quelle di Thornton. Nig, egualmente amichevole, benchè meno espansivo, era un immenso cane nero, mezzo segugio e mezzo cerviero, con occhi che ridevano, e illimitato buonumore.