E quei selvaggi fumarono il suo tabacco e erano contenti. Ma i giovanotti assunsero un atteggiamento di diffidenza. Serpeggiava tra loro come un’aria di sfida, che le allusioni chiare delle vecchie e i sogghigni delle ragazze rendevano palese.

Essi avevano conosciuto pochi bianchi. — o «Figli del lupo», com’essi dicevano — ma da costoro avevano appreso strane lezioni.

Scruff Mackenzie, quantunque mostrasse un’aria d’indifferenza, si rese ben conto di quello stato d’animo; e durante la notte seguente, tutto raccolto nelle sue pelliccie, riflettè seriamente ai casi suoi e meditò, pur fumando numerose pipe, il da fare. Tra quelle ragazze, una sola gli piaceva, ed era, nientemeno, la figlia del capo della tribù, la bella Zarinska, che per lineamenti, taglio della persona ed andatura, impersonava un tipo di bellezza bianca, in modo da sembrare una specie di anomalia fra le altre ragazze della tribù. Egli l’avrebbe condotta con sè, come moglie, e ne avrebbe mutato il nome in quello di Geltrude. Così deciso, egli si voltò su un fianco e s’addormentò subito, da vero figlio di razza conquistatrice.

Ottenere quell’intento, però, non era facile; occorreva molta abilità per riuscire. Scruff Mackenzie si comportò con molta accortezza e ostentando un’indifferenza che metteva in imbarazzo gli Sticks. Egli seppe, con molta cura, convincere gli uomini della sua abilità di cacciatore fanatico e di buon tiratore; così che da un estremo all’altro dell’accampamento si sparsero le lodi della sua bravura, quando uccise un moose[4] a cinquecento metri.

Visitava, di sera, la capanna del Capo Thiling-Tinneh, tutta adorna di pelli di moose e di cariboo; e parlava dandosi grandi arie, distribuendo generosamente tabacco, non trascurando di far partecipe dello stesso onore il Shaman; giacchè egli si rendeva conto del prestigio che questa specie di medico esercitava sul popolo ed era ansioso di farsene un alleato. Ma costui, ch’era sdegnoso ed altero, non si lasciò corrompere, e Scruff Mackenzie lo incluse, giustamente, nel numero di quelli che gli si sarebbero voltati contro.

Mackenzie, non intravvedendo la possibilità di rimanere solo con Zarinska, le rivolse degli sguardi incendiari che rivelavano chiaramente le sue intenzioni; mentre lei, che aveva intuito, si circondava, da civettuola qual’era, d’uno stuolo di donne, ogni qualvolta gli uomini uscivano, e Mackenzie, aveva l’occasione desiderata. Ma egli da parte sua, non aveva fretta, sapendo che lei non poteva fare a meno di pensare a lui, e che tenendola costantemente preoccupata di lui per alcuni giorni, avrebbe potuto attuare meglio i suoi disegni.

Finalmente, una sera, giudicando il momento propizio, egli uscì bruscamente dall’abitazione annerita del capo e si diresse alla capanna prossima. Zarinska era seduta, come soleva, tra donne d’ogni età, intenta a far moccasins e lavori di perle; così che, quando egli entrò, tutte incominciarono a ridere, unendo il nome di Zarinska con quello di lui. Egli le prese, senza riguardo, l’una dopo l’altra e le spinse fuori, sulla neve, donde partirono in fretta per andare a divulgare la notizia in tutto l’accampamento.

Rimasto solo, egli difese con calore la sua causa, usando l’idioma della giovane, che altrimenti, non l’avrebbe potuto comprendere, non conoscendo altra lingua, ed alla fine, dopo due ore, s’alzò per andarsene.

Dunque, Zarinska verrà nella capanna dell’uomo bianco? Bene! Ora, vado a parlarne a tuo padre, che forse non sarà dello stesso parere. Gli farò molti regali, ma bisogna che non pretenda troppo. E se dice di no? Bene! Zarinska verrà ugualmente nella capanna dell’Uomo Bianco».

Aveva già sollevato la portiera fatta di pelli di bestie per uscire, allorchè un’esclamazione soffocata lo richiamò presso la giovane. Questa gli si inginocchiò davanti sulla pelle d’orso che tappezzava la capanna, e, arrossendo, da vera figlia d’Eva, gli sciolse timidamente la pesante cintura. Sorpreso e insospettito, egli la guardava, tendendo l’orecchio al menomo rumore di fuori. Ma il movimento ch’ella fece poi allontanò ogni timore, ed egli sorrise dal piacere. Zarinska s’alzò, andò a prendere nel suo sacco da lavoro un fodero di cuoio di moose tutto lucente di perle dal ricamo fantastico e tolto il coltellaccio di caccia di Mackenzie, ne osservò rispettosamente la lama, quasi tentata di provarlo sul pollice, e l’infilò nell’astuccio. Poi rimise l’arma nel fodero, al posto solito, alla cintola, proprio sull’anca. Pareva uno spettacolo medioevale: quello della dama che arma il cavaliere.