Mackenzie rialzò la giovane, e sfiorò coi suoi mustacchi le labbra vermiglie di Zarinska, che conobbe per la prima volta, la carezza del Lupo. Fu come l’incontro dell’età della pietra con l’età del ferro. E fu come un fremito nell’aria, poco dopo, quando Scruff Mackenzie, portando sotto il braccio un enorme pacco, sollevò la portiera della tenda di Thiling-Tinneh. I ragazzi correvano, qua e là, portando legna secche nel luogo dove doveva avvenire il potlach; un mormorio di voci femminili s’udiva sempre più distinto, e i giovanotti, in gruppi, si consultavano, con aria cupa, mentre dalla tenda dello Shaman proveniva uno strano rumore, come di scongiuro.
Il capo era solo con la moglie, dagli occhi cisposi. Bastò uno sguardo a Mackenzie per capire che la notizia era già divulgata; di modo che affrontò senz’altro la questione, avendo cura di mettere bene in vista il fodero ricamato, regalo del fidanzamento.
— O Thiling-Tinneh, capo possente degli Sticks e della terra di Tanana, — esclamò. — Sei tu che regni sul salmone, sull’orso, sul moose e sul cariboo! L’uomo bianco si presenta a te, per un gran disegno ch’egli ha concepito, sono ormai trascorse molte lune, ed egli vive ancora da solitario, in una capanna vuota. Il suo cuore, raccolto nel silenzio, sospira pensando a una donna che gli segga accanto, sotto la sua tenda, e gli prepari, al ritorno della caccia, un buon pasto che lo ristori. Egli ha udito strane cose: il rumore di piccoli passi di bambino e il suono di voci giovanili che gli giungono di lontano agli orecchi. Una volta la sua notte di solitario è stata turbata da una apparizione: egli ha visto il Corvo, che ti è padre, il Gran Corvo, padre di tutti gli Sticks, e il Corvo ha parlato così all’uomo bianco: «Metti i tuoi moccasin, attacca i pattini e prepara la slitta; mettivi su delle provviste di viveri per numerosi giorni; e bei regali pel Capo Thiling-Tinneh. — Quindi volgi gli occhi dalla parte dove il sole è solito scomparire in piena primavera, e viaggia sino all’accampamento di caccia del grande capo. Tu gli offrirai magnifici regali, e Thiling-Tinneh, che mi è figlio, diverrà un padre per te. Sotto la sua tenda c’è una fanciulla alla quale ho dato vita per te: quella fanciulla sarà tua moglie».
«Così parlò il Gran Corvo, o capo! E perciò io pongo ai tuoi piedi numerosi doni e desidero condurre con me tua figlia.»
Con una mossa non priva di maestà, il vecchio s’avvolse nelle sue pelli, ma indugiò a rispondere, mentre un omuncolo ficcatosi nella tenda e detto rapidamente che il consiglio, radunato, desiderava il capo, spariva.
— O Uomo Bianco che abbiamo soprannominato l’Uccisore di Moose, tu sei noto anche col nome di Lupo e figlio di Lupo. Noi sappiamo che la tua razza è potente e siamo orgogliosi di averti come ospite, al nostro pollach, ma il salmone-re, non può far comunione col salmone inferiore, come non può il Corvo col Lupo.
— Come! — esclamò Mackenzie. — Ma se ho incontrato le figlie del Corvo negli accampamenti del Lupo! Per esempio, la moglie di Mortimer, la moglie di Tregidgo, la moglie di Barnabè, che è ritornata due inverni fa, e ho udito parlare di parecchie altre figlie del Corvo, che però non ho viste.
— Tu dici il vero, figliuolo, ma sono unioni infelici, come quella dell’acqua colla sabbia o del fiocco di neve col sole. Hai incontrato Mason e la sua compagna? No?... È venuto qui dieci corvi di gelo fa: è stato il primo, di tutti i Lupi. Con lui, c’era un uomo robusto, grande, diritto come un salcio; forte come l’orso grigio, dalla faccia senza peli, dal cuore come la luna piena d’estate; il suo...
— Oh! — interruppe Mackenzie, riconoscendo in quello l’uomo noto in tutto il Nord, — è Malemute Kid!
— È lui, un uomo fortissimo. Ne hai visto mai la moglie? Pareva sorella gemella di Zarinska.