S’udiva un pestìo di moccasins, di fuori, sulla neve. Mackenzie caricò la carabina e preparò due rivoltelle che aveva nella cintura.
— Accetta, o capo!
— Sarà il mio popolo a dir di no!
— Accetta, e queste ricchezze saranno tue. Penserò io a intendermela poi col tuo popolo.
— Giacchè il Lupo vuole così, io prendo i pegni... ma ti ho avvisato.
Mackenzie gli consegnò tutti i regali, avendo cura, però, di scaricare la carabina e aggiungendo, come segno di gradimento e conclusione del patto, un fazzoletto di seta screziata di varî colori.
A questo punto, ecco entrare il Shaman, accompagnato da una mezza dozzina di giovanotti. Subito, Mackenzie s’aprì arditamente un varco tra essi, spingendoli con le spalle, e uscì dalla tenda.
— Preparati per la partenza, — fece con un tono reciso a Zarinska, a mo’ di saluto, nel passare davanti alla tenda di lei. Poi andò in fretta ad attaccare i cani.
Pochi minuti dopo, giungeva, alla testa del tiro, in pieno consiglio. La donna gli stava allato. Egli si collocò nella parte più alta del rettangolo, accanto al capo, e mise Zarinska alla sua sinistra, un po’ indietro, al posto che le spettava, anche perchè appressandosi l’ora della lotta, era bene che avesse le spalle salve.
Da ogni lato, gli uomini, accosciati attorno al fuoco, cantavano ad alta voce un motivo popolare, ricordando un passato da lungo tempo dimenticato.