Thiling-Tinneh tentava invano di parlare, la voce sua si perdeva nel clamore. Allora, Mackenzie s’avanzò. L’Orso incominciò a lanciare una specie di urlo selvaggio continuo, ma Mackenzie si precipitò con tanto furore sul nemico, che questi indietreggiò e non fece uscire altro dalla sua gola che un suono soffocato. Degli scoppi di risa salutarono la sua sconfitta, e i compagni del vinto, acquetatisi, stettero volentieri ad ascoltare.

— Fratelli, — esclamò Mackenzie. — L’uomo bianco, che vi compiacete di chiamare il Lupo, è venuto fra voi con buone parole. Venne da amico, da fratello, con labbra che non hanno detto menzogne. Ma i vostri uomini hanno spiegato ciò che loro pesava sul cuore, e il tempo delle buone parole è passato. Prima di tutto, permettetemi di dirvi che il Shaman è un falso profeta: egli ha una brutta lingua; i messaggi ch’egli vi porta non provengono dal Portatore del Fuoco; i suoi orecchi non possono intendere la voce del Corvo; ed egli si è preso giuoco di voi raccontandovi le parole che ha immaginate. Egli non ha potere alcuno. Ricordatevi il passato. Quando dovevate uccidere i vostri cani e mangiarli, allorchè i vostri stomachi soffrivano perchè non si nutrivano d’altro che di petto d’animali e di cordicelle dei vostri moccasins; quando i vecchi e le donne d’età inoltrata s’addormentavano, per non svegliarsi più, e i neonati morivano sul seno inaridito delle loro madri, e tutto era tetro attorno a voi, e voi perivate in gran numero, come il salmone al momento del passaggio, e la carestia faceva strage. Ebbene! è forse venuto il Shaman a togliere ogni affanno ai vostri cacciatori? Ha egli dato della carne ai vostri stomachi affamati? Ve lo ripeto: il Shaman non ha alcun potere; perciò, gli sputo in faccia!

Sebbene sorpresa a quella specie di sacrilegio, la folla non fece udire alcuna protesta. Alcune donne si spaventarono, ma parecchi, fra gli uomini, parvero attendere un miracolo. Tutti gli occhi erano fissi sulle due figure centrali. Il prete-medico sentì tutta l’amarezza di quell’ora crudele, il potere gli sfuggiva, egli aprì la bocca per minacciare, ma indietreggiò subito davanti all’atteggiamento feroce, ai pugni stretti e agli occhi scintillanti di Mackenzie; il quale sogghignò e proseguì:

— Sono morto, forse? Il fulmine mi ha colpito? Son cadute le stelle dal cielo per distruggermi? Bah! l’ho finita col cane. Ora, vi parlerò del nuovo popolo, che è il più possente di tutti e regna su tutti i paesi. Prima di tutto, noi cacciamo soli, come faccio io; poi, cacciamo in compagnia, e, infine, ci spargiamo in massa sui paesi, come il cariboo in certe stagioni dell’anno. Quelli che noi conduciamo nelle nostre capanne vivono, gli altri, quelli che restano, muoiono. Zarinska è una giovane graziosa e robusta, nata per diventare la madre di Lupi. E ancor io morissi, ella sarà tale, giacchè i miei fratelli sono numerosissimi e seguiranno la traccia dei miei cani. Ascoltate la legge del Lupo: «Chiunque ucciderà un Lupo sarà punito con la morte di dieci dei suoi». Parecchi paesi hanno già pagato questo tributo, e sarà sempre così.

— Ora, io mi rivolgo alta Volpe e all’Orso. Tutti e due hanno, com’essi dicono, posto gli occhi sulla giovane. Ebbene? io l’ho comprata! Thiling-Tinneh s’appoggia in questo momento sulla carabina che gli ho data io, i miei regali sono tutti nella sua tenda. Tuttavia, io sarò giusto coi giovanetti. Alla Volpe, la cui lingua è disseccata dalle parole ch’egli ha pronunziate, io darò cinque grossi pacchi di tabacco, che serviranno a inumidirgli la bocca e a permettergli di pronunziare dei discorsi in consiglio. Quanto all’Orso, di cui sono orgoglioso, gli offro due coperte, venti coppe di farina, il doppio del tabacco offerto alla Volpe, e, se vuole seguirmi d’altra parte delle Montagne dell’Est, una carabina simile a quella di Thiling-Tinneh. Altrimenti?... ebbene! Vedremo!... il Lupo è stanco di parlare, e vi ripete per l’ultima volta la legge: «Chiunque farà perire un Lupo, sarà punito con la morte di dieci dei suoi».

Così detto, Mackenzie, riprese la posizione di prima, un po’ indietro; ma, in fondo al cuore, provava una grande ansia. La notte era molto oscura: Zarinska s’accostò a lui per parlargli, ed egli ascoltò con la maggiore attenzione tutto quanto ella disse circa la bravura combattiva dell’Orso col suo coltello.

La lotta fu decisa in breve: in un batter d’occhio, un gran numero di piedi calzati di moccasins ingrandì lo spazio della neve battuta presso il fuoco. Si parlava molto della sconfitta apparente dello Shaman; c’era chi diceva ch’egli teneva per sè la sua potenza senza manifestarla per un po’, e chi commentava le vicende del passato, dando ragione al Lupo.

L’Orso s’avanzò verso il mezzo del terreno segnato pel combattimento, tenendo in mano un lungo coltello da caccia di fabbricazione russa. La Volpe richiamò l’attenzione sulle rivoltelle di Mackenzie, che si sciolse la cintura e ne cinse Zarinska, alla quale affidò anche la carabina. Ella fece un cenno del capo per mostrare che non sapeva servirsene, giacchè una donna non aveva punto occasione di maneggiare cose così preziose.

— Dunque, se sono minacciato alle spalle, grida con tutte le tue forze: «Marito mio!» Non così, ma a questo modo: «Marito mio!...».

Egli rise, udendola ripetere le sue parole, le pizzicò la gola e rientrò nel cerchio. Non solo l’Orso era molto più grande di Mackenzie, ma aveva un coltello almeno di due pollici più lungo di quello dell’altro. Mackenzie, che aveva più d’una volta guardato bene in faccia degli uomini, comprese che stava per lottare contro un nemico formidabile. Pure, il luccichìo dell’acciaio sotto la luce, gli fece battere più forte il polso e risvegliò in lui l’istinto dominatore della razza.