[18]. A quel tempo, delle società formate da uomini di rapina possedevano tutti i mezzi di trasporto, e il pubblico doveva pagare forti tasse per servirsi di questi mezzi.

[19]. Queste contestazioni erano molto comuni in quei tempi caotici ed anarchici. Talvolta gli operai rifiutavano di lavorare; talvolta i capitalisti rifiutavano di lasciare lavorare gli operai. Nella violenza e nel disordine di questi dissidi, molta proprietà veniva distrutta e molte vite umane perivano.

[20]. Proletariato — da proletario, latino proletarius, nome dato nel censimento di Servio Tullio a quelli che avevano valore per lo Stato soltanto perchè facevano figlioli (proles); in altre parole, non avevano alcuna importanza nè per ricchezza, nè per condizione sociale, nè per eccezionale abilità.

[21]. Autore di numerosi scritti economici e filosofici. Inglese di nascita e candidato al governatorato della California, nelle elezioni del 1906, compreso nella lista del partito Socialista, di cui era uno del capi.

[22]. Non c’è nella storia, pagina più orribile del trattamento dei fanciulli e delle donne, in ischiavitù nelle officine inglesi, nella seconda metà del secolo XVIII dell’èra cristiana. E in quell’Inferno industriale nacquero parecchie dalle più insolenti fortune dell’epoca.

[23]. Everhard avrebbe potuto meglio illustrare la difesa della schiavitù fatta dalla Chiesa Meridionale prima della «Guerra della Ribellione». Diamo qui alcune notizia tolte da documenti del tempo.

Nell’A. D. 1835, l’Assemblea Generale della Chiesa Presbiteriana decise così: «la schiavitù è riconosciuta tanto nel Vecchio come nel Nuovo testamento e non è condannata dall’autorità di Dio». La «Charleston Baptist Association» affermò in una conferenza, nel 1835. A. D.: «Il diritto dei padroni di disporre del tempo dei loro schiavi fu chiaramente riconosciuto dal Creatore di tutte le cose, il quale è certamente libero di investire del diritto di proprietà su qualunque oggetto chiunque a Lui piaccia». Il reverendo E. D. Simon, Dottore in teologia e professore nel Collegio Metodistico di Randolph-Macon, in Virginia, scrisse: «Estratti dalle Sacre Scritture asseriscono inequivocabilmente il diritto di proprietà degli schiavi, con tutte le conseguenze derivanti da tale diritto. È chiaramente stabilito il diritto di acquistarne e di venderne. Nell’assieme, dunque, sia che si consulti la politica ebrea Istituita da Iddio stesso, o l’uniforme opinione e la pratica del genere umano in tutte le età, o i comandamenti del Nuovo Testamento e la legge morale, noi siamo costretti a concludere che la schiavitù non è immorale. Stabilito il fatto che i primi schiavi africani furono lealmente condotti in ischiavitù, il diritto di mantenere i loro figli in servitù segue come indispensabile conseguenza. Cosicchè noi vediamo che la schiavitù esistente in America è fondata sul diritto».

Non è punto da meravigliarsi che un simile linguaggio sia stato tenuto dalla Chiesa, una o due generazioni dopo, in rapporto alla difesa della proprietà capitalistica. Nel grande museo di Asgard, esiste un libro intitolato: «Saggi in Applicazione» scritti da Enrico Van Dyke. Il libro fu pubblicato nel 1905 dell’Era Cristiana, ed è un buon esempio di ciò che Everhard avrebbe chiamato mentalità borghese. Si noti la somiglianza tra l’elocuzione della «Charleston Baptist Association» citata sopra, e la seguente elocuzione di Van Dyke settant’anni dopo: «La Bibbia insegna che Dio possiede il mondo. Distribuisce a tutti gli uomini secondo gli piace, conformemente alle leggi generali».

[24]. Esistevano, a quel tempo, migliaia di poveri merciaiuoli ambulanti, che offrivano di porta in porta la loro mercanzia. Era un vero spreco di energia. I sistemi di distribuzione erano confusi e irrazionali, come tutto l’insieme del sistema sociale.

[25]. A quei tempi le ruberie erano incredibilmente comuni. Tutti rubavano la proprietà degli altri. I dirigenti della Società rubavano legalmente o facevano legalizzare le loro ruberie, mentre le classi più povere rubavano illegalmente.