«Tale guerra avrebbe dato all’Oligarchia (si parla di quella degli Stati Uniti) il possesso del mercato mondiale. Inoltre, avrebbe creato un esercito permanente in continua efficienza, e nello stesso tempo avrebbe sostituito nella mente del popolo l’idea di «America contro Germania» a quella di «Socialismo contro Oligarchia». In realtà, la guerra avrebbe fatto tutto questo se non ci fossero stati socialisti. Un’adunanza segreta dei capi dell’Ovest fu convocata nelle nostre quattro camerette di Pell Street. In essa fu esaminato prima l’atteggiamento che il partito doveva assumere. Non era la prima volta che veniva discussa la possibilità d’un conflitto armato; ma era la prima volta che ciò si faceva negli Stati Uniti. Dopo la nostra riunione segreta, ci ponemmo in contatto con l’organizzazione nazionale, e ben presto furono scambiati marconigrammi attraverso l’Atlantico, fra noi e l’Ufficio Internazionale del Lavoro. I socialisti tedeschi erano disposti ad agire con noi... Il 4 dicembre (1913), l’Ambasciatore americano fu richiamato dalla capitale tedesca. La stessa notte una flotta da guerra tedesca si lanciava su Honolulu affondando tre incrociatori e una torpediniera doganale e bombardando la città. Il giorno dopo, sia la Germania che gli Stati Uniti dichiararono la guerra, e in un’ora i socialisti dichiararono lo sciopero generale nei due paesi. Per la prima volta il Dio della Guerra tedesco si trovò di fronte gli uomini del suo impero, gli uomini che facevano funzionare il suo impero. La novità della situazione stava nel fatto che la rivolta era passiva: il popolo non lottava. Il popolo rimaneva inerte; e rimanendo inerte legava le mani al Dio della Guerra... Neppure una ruota si muoveva nel suo impero, nessun treno procedeva, nessun telegramma percorreva i fili, perchè ferrovieri e telegrafisti avevano cessato di lavorare, come il resto della popolazione».

La guerra mondiale preconizzata da Jack London pel dicembre del 1913 ebbe inizio, invece, otto mesi dopo, nell’agosto del 1914, ma l’azione delle organizzazioni operaie per impedire il conflitto, benchè tentata, non ebbe buon successo per colpa del proletariato tedesco[2].

Se Jack London avesse potuto prevedere la sconfitta del socialismo nella guerra, avrebbe certamente mutato corso allo svolgimento del suo racconto, pur lasciandone immutata la sostanza, ma non è da pensare — dato il carattere sociale e ideale di tutta la sua opera — che egli potesse seguire l’illusione di quelli che accettarono la guerra come una soluzione tragica, ma definitiva della crisi mondiale, o dei sognatori wilsoniani che credettero di aver combattuto e vinto la guerra contro la guerra, e di poter ottenere il disarmo mediante la Società delle Nazioni, o di coloro che vanno ripetendo che la guerra ha trasformato la società e iniziato un’êra nuova.

Non c’è menzogna maggiore e peggiore di questa, e, a volerle credere, più fatale ai destini umani.

La guerra non fu la soluzione di una crisi, ma tragico inevitabile risultato delle condizioni della Società di prima della guerra, per amoralità, immoralità, egoismo, ignoranza, avidità di ricchezza e di piacere, squilibrio economico, ingiustizia sociale, e un’infinità di altri mali nascosti dall’ipocrisia, svalutati dall’ottimismo, giustificati con sofismi. La crisi perdura tuttora, perchè gli uomini, anzichè ravvedersi degli errori passati che causarono la guerra, sembrano quasi compiacersene e gloriarsene, giudicando la grande strage come un fenomeno meraviglioso, e vanto non vergogna dell’Umanità.

La spaventosa esperienza collettiva, che dovrebbe essere considerata come un’esperienza di colpe comuni o, almeno, come una dura e crudele necessità imposta da colpe altrui, e tale da far ravvedere e rendere, comunque, pensosi delle cause che recarono tanti lutti e tante rovine, pare, infatti, che faccia perdere ai più coscienza del bene e del male, e li imbaldanzisca come se fossero tutti trionfatori e salvatori della Patria e dell’Umanità. Ed è di oggi il triste spettacolo dei pusillanimi, degli imboscati e intriganti di ieri, che, sorretti dagli arricchiti di guerra, dòminano la piazza e tentano di usurpare la gloria dei pochi veri benemeriti della Nazione, per creare, a proprio e totale beneficio, l’ingiusto privilegio del governo del proprio paese e dell’amministrazione della cosa pubblica.

Ma ritorniamo a Jack London, a proposito del quale questa digressione non può considerarsi oziosa. Vien fatto di pensare, infatti, che se le condizioni della Società prima del 1914 crearono la Grande Guerra, il perdurare e l’aggravarsi delle stesse condizioni non possa che preparare quella catastrofe anche maggiore, a breve scadenza, e cioè quella Grande Distruzione prevista e magistralmente descritta dal London. La Grande Distruzione sarà inevitabile e vicina se gli uomini di buona volontà non agiranno prontamente, con coraggio, e perseveranza.

Ma come agire, come evitare la nuova sventura?

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Anatole France scrisse che è necessario che coloro che hanno il dono prezioso e raro di prevedere, manifestino i pericoli che presentono. Anche Jack London «aveva il genio che vede quello che è nascosto alla folla degli uomini, e possedeva una scienza che gli permetteva d’anticipare i tempi. Egli previde l’assieme degli avvenimenti che si sono svolti nella nostra epoca». Ma, ahimè! chi gli diede ascolto? Le sue previsioni furono lette prima della guerra da centinaia di migliaia di uomini sparsi in tutto il mondo. Forse qualche pensatore solitario gli credette, ma i più lo considerarono pazzo o visionario, molti lo chiamarono pessimista, e i suoi compagni di fede l’accusarono di seminare lo spavento nelle file del proletariato.