Pertanto, l’ottimismo di prima della guerra non dovrebbe essere più possibile.
Chi non vede che la guerra ha reso più selvaggio l’urto degli interessi, accresciuto smisuratamente l’avidità del potere, della ricchezza e del piacere, fra contese sociali e politiche esasperate e il terrore delle continue minacce fra nazioni, e classi, segni tutti del rapido processo di decomposizione della società contemporanea? Mai nella storia dell’Umanità fu vista una maggiore miseria spirituale e morale, mai l’anima umana fu così offesa e degradata da tanti delitti!
Perciò il Tallone di ferro riappare oggi, dopo quasi vent’anni dacchè fu scritto, come specchio di dolorosa attualità, riflette fedelmente i mali che travagliano la vita e la coscienza degli individui e delle nazioni, mostra i pericoli del nostro disordine sociale. Però, mentre vediamo quello che in realtà fu ed è il tallone di ferro della plutocrazia, non possiamo non meditare sulle deformazioni del movimento operaio che, incapace, ieri, per insufficiente preparazione morale e spirituale, d’impedire la guerra, minaccia oggi la società col terribile tallone di ferro della demagogia e dell’ignoranza. Se volessimo generalizzare, dovremmo ricordare un infinito numero di talloni di ferro! Ma già il quadro è troppo fosco e pauroso nel suo assieme per attardarci nei particolari. Lasciamo anzi che la speranza rientri nei cuori, sia pure per un istante, con le immagini delle creature che raddolciscono e rendono caro questo libro di orrori: con l’immagine di Ernesto Everhard, il rivoluzionario «pieno di coraggio e di saggezza, pieno di forza e di dolcezza», che tanto somiglia allo scrittore che l’ha creato: con quella della moglie di Everhard, dall’anima grande e innamorata e dallo spirito forte; con quelle del vescovo Morehouse e del padre di Avis, indimenticabili, l’uno per l’ingenua anima evangelica, l’altro per l’amore della scienza, che lo rende immune dalle cattiverie degli uomini e superiore alle traversie della vita. Creature buone e sublimi come queste creature del London esistono pure nella vita reale e mantengono accesa, anche nelle epoche più buie, con la fiamma dell’amore, la lampada della civiltà.
È da sperare comunque che se la società contemporanea dovrà precipitare, con tutte le passate ideologie e gli antichi ordinamenti, nell’abisso approfondito dalla guerra, sia almeno rapida la rovina per una più rapida rinascita, e che non occorreranno i tre secoli di tallone di ferro preconizzati dal London perchè l’umanità rinnovata riprenda il cammino verso altitudini mai toccate. È certo intanto che il problema, da economico e politico qual era nel secolo scorso, è divenuto oggi essenzialmente morale; e sarà domani semplicemente religioso. Ormai sappiamo che non trionferanno nè le idee di Carlo Marx, nè quelle di Guglielmo James, nè del Sorel, nè del Bergson. Vi sarà probabilmente un ritorno alla morale cristiana, e si considererà nuovamente la vita come una prova di rinuncia e di dolore; ma dovranno alla fine cadere le barriere tra classe e classe, tra nazione e nazione, scomparire le diversità di lingua e di religione, perchè gli uomini possano riconoscersi membri di un’unica famiglia umana. Abbandonate le discordie, i vivi ascolteranno la voce dei morti, si caricheranno con lietezza la loro parte di lavoro per il progresso umano, e comprendendosi ed amandosi, prepareranno un mondo migliore per le future generazioni. Allora le antiche verità degli Evangeli avranno una nuova interpretazione e, soprattutto, una nuova pratica; sarà, in altre parole, il trionfo dell’amore, della Religione, dell’Umanità secondo una nuova disciplina morale, coscientemente accettata in regime di libertà Universale; e la devozione del forte per il debole, la venerazione del debole per il forte diventeranno norma di vita veramente civile. Jack London ha previsto e auspicato tutto ciò, con grandezza di cuore.
La certezza di una Umanità riconciliata, unita, concorde, solidale davanti al dolore ed al mistero illumina, appunto, e riscalda come un chiarore di sole, tutte le opere di Jack London; il quale ci appare come un Cavaliere della Verità, e poeta e profeta dell’amore universale.
Rapallo, gennaio del 1925.
GIAN DÀULI.
Questa traduzione è dedicata allo spirito formidabile di GIOVANNI ANSALDO.
G. D.