IL TALLONE DI FERRO

(THE IRON HEEL)

CAPITOLO I. LA MIA AQUILA.

La brezza d’estate agita i pini giganteschi, e le onde della Wild Water rumoreggiano ritmicamente sulle pietre muscose. Numerose farfalle danzano al sole e da ogni parte freme ed ondeggia il ronzio delle api. In mezzo ad una quiete così profonda, io me ne sto sola, pensierosa ed agitata.

È tale e tanta la mia serenità, che mi turba, e mi sembra irreale. Tutto è tranquillo intorno, ma è come la calma che precede la tempesta. Tendo l’orecchio e spio, con tutti i sensi, il minimo indizio del cataclisma imminente. Purchè non sia prematuro, o purchè non scoppi troppo presto[3].

La mia inquietudine è giustificata. Penso, penso continuamente, e non posso fare a meno di pensare. Ho vissuto così a lungo nella mischia, che la calma mi opprime, e la mia immaginazione prevede, istintivamente, quel turbine di rovina e di morte che si scatenerà ancora, fra poco. Mi pare di sentire le grida delle vittime, mi pare di vedere, come pel passato, tanta tenera e preziosa carne contusa e mutilata, tante anime strappate violentemente dai loro nobili corpi e lanciate verso Dio[4]. Poveri esseri noi siamo: costretti alla carneficina e alla distruzione per ottenere il nostro intento, per far regnare sulla terra una pace e una felicità durature!

E poi sono proprio sola! Quando non penso a ciò che deve essere, penso a ciò che è stato, a ciò che non è più. Penso alla mia aquila che batteva l’aria colle sue instancabili ali, e prese il volo verso il suo sole, verso l’ideale radioso della libertà umana.

Non potrei starmene inerte ad aspettare il grande avvenimento, che è opera sua, un’opera della quale egli non può più vedere il compimento. È lavoro delle sue mani, creazione della sua mente. Egli le ha dedicato gli anni migliori, l’ha nutrita della sua vita[5].

Perciò voglio consacrare questo periodo di attesa e di ansia al ricordo di mio marito. Io sola, al mondo, potrò far luce su quella personalità così nobile, che non sarà mai abbastanza nota.

Era un’anima immensa! Quando il mio amore si purifica di ogni egoismo, rimpiango sopratutto che egli sia scomparso e che non veda l’aurora vicina. Non possiamo fallire! Egli ha costruito troppo solidamente e con troppa sicurezza. Dal petto dell’umanità atterrata, strapperemo il maledetto Tallone di Ferro! Al segnale della riscossa insorgeranno, ovunque, le legioni dei lavoratori, così che mai, nella storia, si sarà veduto alcunchè di simile. La solidarietà delle masse lavoratrici è assicurata; per la prima volta scoppierà una rivoluzione internazionale, in tutto il mondo[6].